Viterbo – Un viaggio tra i luoghi distrutti dalla guerra, attraverso la viva voce del popolo e i racconti dei tanti viaggiatori che la hanno narrata.
Una passeggiata-racconto tra le vie della città per ricordare le storie e la storia della “Viterbo bombardata e Viterbo liberata”.
L’iniziativa, che si terrà domenica 14 giugno alle ore 18, è stata presentata questa mattina, presso la sala del consiglio di palazzo dei Priori, da Antonello Ricci e Pietro Benedetti della Banda del racconto, dal sindaco Leonardo Michelini e dall’assessore alla cultura Antonio Delli Iaconi.
La passeggiata prenderà il via da piazza san Sisto.
“Lì – ha ricordato Ricci – durante i bombardamenti del 1944, perse la vita l’arciprete della chiesa, sepolto vivo dalle macerie del monumento. Intorno a lui, tra i calcinacci e i rocchi delle colonne medievali, si radunò una folla di fedeli costernati e inermi che non poté far altro che udire le richieste di aiuto e le preghiere dell’uomo”.
L’intinerario si snoderà attraverso via Garibaldi, piazza Fontana Grande e via Cavour, per poi concludersi presso la sala Regia del comune dove il sindaco Michelini terrà un’orazione civile.
“Dobbiamo ricordare, affinché non si dimentichi mai – ha detto Michelini – la storia della nostra città: dalla guerra ai bombardamenti, alla ricostruzione”.
Nel giugno del 1944 Viterbo appariva come una città disperata, ridotta a un desolato cumulo di macerie. Ingenti furono i danni al suo patrimonio artistico, storico e culturale. Tanti i monumenti ridotti in polvere. Più di mille morti sotto le macerie che, all’inizio degli anni Sessanta, valsero alla comunità locale una medaglia d’argento al valore civile.
Domenica la Banda del racconto farà rivivere le emozioni e gli strazi di questa profonda ferita collettiva.
Le performance di Pietro Benedetti, i racconti di Antonello Ricci e le musiche di Luciano Orologi porteranno i presenti indietro nel tempo, agli anni in cui Viterbo era un estenuante saliscendi di macerie affiché, come ha sottolineato Benedetti, “Diventino tutti testimoni di questo indelebile trauma”.
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