Viterbo – Viterbo bombardata, Viterbo liberata. Viterbo medaglia d’argento al valore civile.
Mille morti sotto le macerie tra il 17 gennaio e il mese di giugno del ‘44. A metà strada col nord d’Italia delle brigate partigiane del Comitato di liberazione nazionale. A ricordare e narrare, la Banda del racconto.
Per la regia di Pietro Benedetti, intermezzi narrativi d’Antonello Ricci e musiche di Luciano Orologi (video – fotogallery – slide).
Assieme a loro – domenica, 14 giugno 2015 – il comune di Viterbo che ha sostenuto e partecipato attivamente alla costruzione della passeggiata/racconto.
“Io con lei non parlo – dirà Giancarlo Pajetta del Pci a un esponente del Movimento Sociale nel corso di una Tribuna politica – i conti con voi li abbiamo chiusi il 25 aprile”. La resa dei conti. Quella degli alleati con il nazismo e degli italiani col fascismo.
Appuntamento alle 6 del pomeriggio a Porta Romana. Il tempo è clemente, nonostante le piogge degli ultimi giorni concentrate quasi tutte proprio all’ora del tramonto. Tutti ai piedi della chiesa di San Sisto. Cinquanta, ottanta e infine più di cento persone che mano mano si sono aggiunte, calamitate lungo il tragitto da San Sisto al Comune. C’erano tutti.
La voce popolare, il ricordo di quei mesi riconsegnato ai viterbesi. Il sindaco Leonardo Michelini, gli assessori Tonino Delli Iaconi e Sonia Perà. Il consigliere Paolo Moricoli, lo scrittore Valerio De Nardo e la storica Rosanna De Marchi che leggerà poi qualche brano del suo libro alla fine del percorso: “17 gennaio 1944”.
Tre tappe, fino al Cortile di Palazzo Priori passando per Fontana Grande, lungo quella traiettoria che va da piazza del comune a via Garibaldi rasa al suolo dalle bombe. E c’era pure Agostino Gamberoli che qualche anno fa si vide contestare una multa per eccesso di velocità sulla Tuscanese perché con la sua Lada Niva aveva toccato l’incredibile velocità di 1063 km orari.
Un difetto dell’autovelox della polizia municipale. Con sé una foto di San Sisto prima dei bombardamenti e il ricordo di chi vide veramente “Satana cadere come la folgore”. Tra bombe e macerie.
Infine, Renato Petroselli, figlio di Stelvio che alla Roma Nord s’accorse prima di qualsiasi altro di quanto stava accadendo e fece scendere tutti dal treno salvando almeno 400 persone da morte sicura.
Le testimonianze raccolte da Ricci e Benedetti. Nello Marignoli, Mario Praz, Emilio Lavagnino, Stelvio Petroselli, Lina Danna, Omero Paccosi, Gabriele Selvaggini, Alfio Pannega e Guido Piovene. Il 43% delle abitazioni rase al suolo, 100mila metri quadri di case e palazzi spazzati via, uomini e donne sepolti vivi, il patrimonio architettonico sradicato come se niente fosse.
Viterbo distrutta. Secoli di storia cancellati, in parte recuperati, in parte sepolti vita natural durante al sacrario a ridosso di Valle Faul.
“Sò venuti dal mare, ce sò buttati addosso… ’n disastro!”… Ferite ovunque che, a più di settant’anni di distanza, continuano a far tremare i grandi archi della navata centrale di San Sisto aperta per l’occasione da Don Pino. I viterbesi seduti ai banchi dei fedeli, a cavallo della splendida scalinata. In cima, Ricci, Benedetti e Orologi. Alle loro spalle la pala quattrocentesca del fiorentino Neri di Bicci raffigurante una Madonna con Bambino e Santi. La narrazione di una comunità che interagisce con le sue opere d’arte in una città – scrive Praz – “tremendamente colpita, le case crivellate lungo la strada, le carcasse contorte di camionette e carri armati che si perdono nell’immenso sfondo della campagna brulla, dalle linee severe e solenni”.
Un percorso ch’è stato innanzitutto un’orazione civile, la memoria chiamata a selezionare e restituire bisogni e valori, il riscatto che evoca i suoi morti tracciando quel filo sottile che nella figura del garibaldino Pietro Rossi, ricordato da Ricci e Benedetti, intreccia Risorgimento e Resistenza all’oppressione.
In una catena ininterrotta. Anche a Viterbo, che – ha concluso il sindaco Michelini – “ha saputo e voluto ripartire dalla ricostruzione dei luoghi della cultura. Una narrazione su cui vogliamo investire. Un patto con la città e i suoi cittadini. Il patrimonio di cui siamo custodi, non padroni”.
Daniele Camilli
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY