Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Tragedia nella tragedia accaduta su di un barcone stracolmo di 320 disperati migranti, partiti dall’Egitto e sbarcati in Sicilia: una bambina siriana diabetica di 10 anni in viaggio coi genitori muore di chetoacidosi nelle braccia della madre dopo che gli scafisti avevano gettato in mare il suo zainetto contenente l’insulina.
Il padre, un uomo di 48 anni laureato in Economia, ha raccontato tutto al sostituto commissario di Siracusa dichiarando di aver assistito insieme alla moglie, impotenti, alla morte della figlia essendo poi costretti a gettarne il cadavere in mare.
Gli scafisti egiziani, per recuperare un poco di spazio sul barcone, avevano tolto lo zaino alla piccola rifiutandosi di restituirglielo nonostante l’insistenza e le spiegazioni del padre.
Niente di più scioccante e tremendamente doloroso che vedersi morire una figlia fra le braccia con la consapevolezza della sua estrema sofferenza senza poter intervenire in nessun modo per salvarle la vita, bastava una semplice dose di insulina, quell’insulina in fondo al mare.
La chetoacidosi è la condizione in cui una persona con diabete può trovarsi per carenza di insulina, superando i livelli massimi di glicemia – 300mg/dl fino ad oltre 1000mg/dl- La chetoacidosi per mancanza di insulina porta ad una morte atroce: nausea, vomito, disidratazione, dolori addominali, crampi, respirazione ansimante, confusione mentale fino a perdita di percezione e reattività, il coma e la morte.
Un assassinio dunque compiuto da uomini senza scrupoli.
Come presidente del Coordinamento Lazio associazioni persone con diabete, mamma di un ragazzo con diabete tipo 1, sono sconvolta dalla vicenda e facendomi portavoce di tutte le mamme che vivono la sua stessa condizione, sento il dovere di condividere e di rendere pubblico l’angoscia e il dolore dei genitori della bambina.
Da quel giorno, venuta a conoscenza della notizia, non riesco a capacitarmene, non riesco a non pensare all’estrema sofferenza di quella povera bambina. Mi immedesimo nella madre e prego Dio affinché nessun altro essere umano sia sottoposto a questo genere di dolore.
Noi del Cladiab, costituito da 15 associazioni dislocate su tutto il territorio regionale (da Rieti a Formia), ogni giorno combattiamo per assicurare alle persone con diabete, bambini e adulti, una vita serena cercando di mettere a loro disposizione tutti i mezzi e strumenti indispensabili alla convivenza con la malattia e vi assicuro che notizie del genere destabilizzano cuore e mente.
Lina Delle Monache
Presidente coordinamento Diabete Lazio
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY