Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo capitale della cultura - Intervista a Francesco Mattioli dopo la bocciatura del capoluogo della Tuscia

“Secondo me è stato tirato uno schiaffo a Zingaretti…”

Condividi la notizia:

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli 

Viterbo – La città dei papi non sarà capitale della cultura.

La notizia arrivata martedì sera ha lasciato tutti spiazzati. Specie chi ci credeva e aveva anche messo mano al progetto per la candidatura. Viterbo sarebbe stata fatta fuori dalla commissione perché il progetto presentato non rispondeva pienamente alla esigenze del bando.

Uno dei membri del comitato scientifico per Viterbo capitale della cultura è Francesco Mattioli, che ancora non ha digerito per bene la notizia.

Con quali sentimenti ha appreso la notizia dell’esclusione di Viterbo dalle dieci città finaliste?
“Sorpreso. Naturalmente amareggiato, ma soprattutto sorpreso. Francamente non me l’aspettavo”.

Allora, era vero, che nel progetto di Viterbo non c’era uno straccio di idea?
“Alla luce dei fatti, dovrei pensare di sì, che il nostro progetto valesse poco, ma…”.

Ma?
“Sospetto che il risultato nasconda altre motivazioni, non del tutto legate alla bontà dei singoli progetti…”.

Insinua che la commissione non ha lavorato in modo equanime e autonomamente?
“Per carità, non insinuo niente, non ho prove per farlo. Dico soltanto che commissioni del genere devono tener conto di tante cose, di opportunità, di geopolitica, di politically correct… non solo del merito dei progetti”.

E quindi?
“Facciamo qualche considerazione terra terra. Nel 2015 sono stare nominate ben cinque capitali italiane della cultura: Siena, Cagliari, Ravenna, Perugia e Lecce. Fior di città della cultura, certo… basterebbe il nome. Ora, se non vogliamo dare soldi sempre alle stesse regioni, o alle stesse aree territoriali, perché il Italia la cultura è molto diffusa, è chiaro che un minimo di alternanza è necessario: dunque, io escluderei tra le prossime capitali italiane le toscane (Pisa e Pistoia) dopo aver già premiato Siena, poi le umbre (Spoleto e Terni) dopo aver già premiato Perugia, la emiliana Parma, dopo aver già premiato Ravenna e la pugliese Taranto dopo aver già premiato Lecce”.

Restano?
“Due lombarde, Como e Mantova, più la veneta Aquileia e la campana Ercolano”.

Ma potrebbero anche vincere le altre…

”La designazione di Terni è il riconoscimento al tentativo di una città industriale di divenire altro; quella di Taranto un omaggio ad una città distrutta dall’Ilva. Ma i due progetti non sono niente di speciale, in sé: se vincessero queste due città le motivazioni saprebbero soprattutto di politically correct. Se invece vincessero le due toscane o le due umbre sarebbe scandaloso: non si fa cultura solo in Toscana e in Umbria, significherebbe creare un cultural divide fra queste regioni e il resto d’Italia”.

Ma allora, perché è stata esclusa Viterbo?
“Viterbo è stata “adottata” dalla Regione Lazio; altre tre città laziali concorrevano (Anagni, Frascati e Terracina) e non c’è una città laziale tra le dieci. Possibile che nel Lazio in fatto di cultura abbiamo tutti l’anello al naso? A me sembra un bello schiaffo a Zingaretti e alla regione della Roma mafia-capitale. Ci siamo andati di mezzo noi? Boh… Il progetto viterbese non era peggiore di tanti di quelli promossi, anzi… Potrei anche pensare ad un’altra cosa: Viterbo, con la Macchina di S. Rosa, è già a Expo, la Regione Lazio ha già deliberato un contributo speciale alla città, così la commissione ha pensato che Viterbo comunque aveva già preso”.

Seguendo la logica della distribuzione dei pani e dei pesci. Una città laziale tra le prime dieci però ci doveva essere. E allora perché viterbo non c’è?
“Appunto. Una doveva esserci. Su quattro proposte provenienti dal Lazio non ne è passata nessuna. Credo che sia strano che tutte siano risultate insufficienti. Secondo me è stato tirato uno schiaffo a Zingaretti”

Nella commissione c’era chi aveva detto che non c’era un’idea forte che organizzasse il progetto e che funzionasse a livello di marketing e di immaginario…
“L’idea forte c’era. C’era questa capacità di mantenersi coerenti nel tempo, una sorta di continuità tra civiltà etrusca e medioevale. Che poi ci fosse una ridotta capacità di fare marketing è discutibile. Ho visto quasi tutti i progetti presentati dalle altre città sono tutti concentrati su specificità. Non è che ci sono programmi particolarmente forti”.

Aveva ragione quindi chi diceva che tutta la questione era una questione politica e che il progetto valeva quanto il due di briscola?
“Diciamo non politica in senso negativo. Più di geopolitica”.

Non crede poi che i nostri politici antepongano sempre le lotte intestine all’interesse generale? Insomma per non fare nomi: Fioroni, visto che Zingaretti sponsorizzava la cosa, non ha semplicemente fatto nulla, si spera…
“Io non arrivo a questo. Non mi sento in grado di rispondere. Sono logiche che non mi appartengono. Quando ho fatto assessore provinciale l’ho fatto da tecnico, e sono riuscito a tenermi fuori da queste logiche, che purtroppo esistono. Ma non credo che sia successo. Perché qui la vittima non è Zingaretti ma Viterbo. E’ il sindaco Michelini e la giunta di centrosinistra”.

Chi saranno le capitali della cultura del 2016 e 2017?
“Niente pronostici, certo; ormai c’è poco da fidarsi…ma un’idea me la sono già fatta. Una delle due vincitrici, direi, Aquileia: sono vent’anni che viene promossa in lungo e in largo a livello turistico e culturale, in tutti gli ambienti che contano”.

Nessun rimpianto?
“Due. Il primo, di non aver redatto un progetto “populista” e ruffiano come quelli di Pistoia e di Spoleto, che hanno puntato molto più sul coinvolgimento delle associazioni di base, cioè sul politically correct, che sul bene culturale. Nel nostro progetto il coinvolgimento della città c’era, ma su un piano “alto”. Forse troppo alto, o forse troppo ricco, non saprei dire”.

L’altro?
“L’aver deciso di non fare lobby. Io credo che qualcun altro lo abbia fatto e parecchio, in questi mesi. Potevamo arrivare agevolmente a due o tre commissari… ci siamo astenuti, non ci sembrava necessario, e neanche giusto. Viterbo è la seconda città del Lazio dopo Roma per cultura e beni culturali, inoltre il Progetto era notevole: doveva bastare, quanto meno per stare tra le dieci”.

Non sarà che il progetto di Viterbo invece aveva delle falle… insomma, quando si perde ci sono sempre quelli che accampano scuse e fanno dietrologia…
“Insomma, quelli che “nun ce vonno sta’”. Certo, chi perde ha sempre torto, mica è detto che si debba vincere per forza … Però credo che se uno fa la sua brava partita e poi trova un arbitro come Ashton o come Moreno, qualche recriminazione comunque sia lecita”.

E voi avevate fatto la vostra brava partita?
“Io credo di sì, nei tempi ristretti concessi”.

Quindi nessuna colpa di chi ha redatto il progetto di Viterbo? C’era anche lei tra gli autori del progetto.
“A parte i suddetti rimpianti, direi di no. Andatevi a guardare il progetto, e confrontatelo con quelli delle città “promosse”.

E adesso?
“Faccio i miei auguri a chi continuerà a tentare di fare cultura in questa città alla periferia dell’Impero”.


I membri del comitato scientifico promotore

Claudio Margottini
Alessandro Ruggieri
Annamaria Fausto
Mario Brutti
Domenico Merlani
Enzo Bentivoglio
Francesco Mattioli
Gian Maria Cervo
Luciano Osbat
Antonello Ricci
Antonio Delli Iaconi
Leonardo Michelini
Nicola Zingaretti
Filippo Rossi

Giulio Marini ha rifiutato l’incarico

 


Condividi la notizia:
2 luglio, 2015

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/sindaco-cercasi-ci-vorrebbe-diogene/