Viterbo – (g.f.) – Viterbo capitale italiana della cultura, interrogazione in parlamento.
I sogni per la città dei Papi si sono infranti al primo ostacolo. La commissione chiamata a scegliere fra i 24 candidati ha escluso subito il capoluogo della Tuscia e Giulio Marini (FI) annuncia che Francesco Aracri presenterà un’interrogazione. Per verificare cosa nel progetto viterbese non ha funzionato.
“Non siamo purtroppo andati alla fase finale – ricorda Marini – in tutta questa vicenda è la politica ad avere giocato un ruolo importante.
Si è speso anche il presidente della regione Zingaretti. Forse noi alla politica non abbiamo fornito un prodotto adeguato.
Ecco il perché dell’interrogazione, per capire. Poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità”.
Marini doveva far parte del comitato chiamato a elaborare il progetto, ma ha rifiutato l’incarico.
“Avrei pure abboccato – continua Marini – se non avessi ascoltato i miei colleghi. Avrei preso parte a questa fregatura”.
Passa Terni, non passa Viterbo. A proposito di politica, Viterbo ha cinque parlamentari. Terni no.
L’annuncio dell’iniziativa da parte del parlamentare azzurro è arrivato ieri mattina in quarta commissione, dove Ubertini (FI) ha chiesto all’assessore alla Cultura di venire a illustrare il progetto. Rimasto per i consiglieri top secret.
Già a suo tempo dalla stessa maggioranza Sergio Insogna (Oltre le mura) aveva avuto modo di farlo pesare.
Viterbo non sarà capitale della cultura, lo è stata dello sport. “Quando un progetto è condiviso – osserva Insogna – ha più possibilità d’andare a buon fine.
Quello sullo sport è partito da Marini, ma Michelini lo ha portato a compimento”.
Adesso c’è la candidatura a capitale della solidarietà. Il consigliere Ciorba mette le mani avanti: lo condividerà.
“Mi verrebbe da dire – sostiene Santucci (Fondazione) – che la sconfitta è del sindaco. Il comitato che ha elaborato il dossier l’ha voluto lui.
Capisco che in questa situazione era più facile perdere che vincere, ma per il futuro, per qualsiasi altra occasione, troviamo un modo più partecipativo”.
Condividere, se in caso di successo porta a dividere fra più persone il risultato, in caso di sconfitta evita che il dito sia puntato verso pochi.
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