Roma – Riceviamo e pubblichiamo – Ancora una volta tornano ad accendersi i riflettori sulle drammatiche situazioni che si vivono nelle carceri italiane e nello specifico nel carcere romano di Regina Coeli.
Giusto lo sconcerto per come due persone, a distanza di poche ore uno dall’altro, decidono di togliersi la vita, nello stesso reparto, con analoghe modalità.
Ma ci chiediamo dove siano finite le tanto decantate intenzioni dell’amministrazione penitenziaria di affrontare il problema del disagio lavorativo del personale, quando ignorando lo stress cui è stato sicuramente esposto il collega presente al primo episodio di suicidio (sottoposto d’ufficio a procedimento penale e d’inchiesta amministrativa) non sia stato esentato dal servizio per recuperare una condizione di piena efficienza, ma sia invece stato nuovamente impiegato il giorno successivo nello stesso reparto dove poi è accaduto il nuovo evento critico.
E di questo peso psicologico, si è fatto carico qualcuno? C’è una direzione penitenziaria che ha tenuto presente anche solo un istante che quel poliziotto andava sostenuto e non esposto nuovamente in un reparto e un servizio così gravoso e difficile?
Forse al Dap qualcuno deve anche iniziare a valutare l’operato della direzione e del Prap, che sono sempre pronti a dare indicazioni su cosa far fare al personale senza mai porsi però su cosa dover altrettanto fare per il personale stesso.
Costantino Massimo – Segretario generale aggiunto Cisl Fns
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