Viterbo – “Una fatica che è orgoglio della nostra viterbesità” (gallery – slide).
Mirko Fiorillo e il suo team al lavoro giorno e notte al cantiere sulla Tuscanese nella sede della Edilnolo Tuscia per la preparazione del traliccio di Gloria. Fuori e dentro il capannone sono sparsi i pezzi della macchina di santa Rosa ideata da Raffaele Ascenzi.
Domenica 5 luglio è il giorno della prova sul percorso. Un tragitto che va da porta Romana a piazza del comune. I facchini, a differenza degli altri anni, avranno un primo assaggio di quello che li aspetterà la sera del tre settembre.
Loro, i costruttori Fiorillo, ce la stanno mettendo tutta per ricreare quello sforzo. Non lasciano nulla al caso e controllano ogni minimo dettaglio perché tutto vada nel verso giusto.
Già dall’esterno della struttura si percepiscono la fatica e l’impegno che l’intera squadra ci sta mettendo. Le fronti sono sudate e le magliette sporche di polvere. L’odore della vernice si mescola a quello del polistirolo tagliato dalla sega a caldo. Accatastati ovunque ci sono i pezzi, i pesi, poi le bilance e sui muri gli schemi per la composizione del traliccio.
“Stiamo lavorando tantissimo – dice Mirko Fiorillo – perché le macchine più so’ belle e più so’ difficili – commenta ironico in viterbese -. Procediamo a ritmo serrato perché tutto sia pronto per domenica.
Il traliccio è diviso in tre parti, nella prima, quella attaccata alla base, metteremo probabilmente gli angeli, perché, essendo più sporgenti, faranno capire meglio come si muove la macchina. Le altre due parti resteranno nude con solo i pesi che sono numerati e che serviranno a raggiungere il peso reale”.
Entro sabato tutto deve essere fatto. La scaletta è definita. “Venerdì monteremo le transenne con le catene lungo il percorso. Dopo 50 anni, ci troveremo a un trasporto vero e proprio. Questa prova è fondamentale perché metterà i facchini nella condizione di capire ogni minima difficoltà.
Sabato poi, partiremo da qui, di mattina presto, con la scorta di vigili urbani per portare i pezzi a Porta Romana dove verranno assemblati. Abbiamo per questo ottenuto il permesso della Provincia, visto che la base della macchina è fuori sagoma e quindi serve un trasporto speciale. Non metteremo il ponte, perché il traliccio è vuoto e quindi non ci saranno problemi per il vento. Appena arrivati a piazza del comune, dopo la prova, la smonteremo”.
Fuori dal capannone c’è chi vernicia di bianco le guglie schiumate, e cioè ricoperte da uno strato di poliurea. Dentro, invece si lavorano le nicchie. “Stiamo usando la sega a caldo per far sì che il polistirolo non si sgretoli e, dopo averlo tagliato, sarà possibile incastrarlo nel ferro del traliccio”. Dentro la macchina, sarà anche riprodotto il peso del gruppo elettrogeno che, per adesso, ancora non c’è.
Ieri pomeriggio sono state fatte anche le prove di peso. “Usiamo una bilancia tradizionale per i pezzi singoli e una elettronica agganciata alla gru per quelli in parte assemblati. Controlliamo grammo per grammo per stare tranquilli. Dobbiamo conoscere ogni minima variazione”.
Il cantiere è ormai, per loro, una seconda casa. “Il caldo non ci aiuta, ma andiamo avanti perché tutto deve essere pronto per la prova. E’ una grande fatica – commenta -, c’è sudore e impegno da parte di tutti. Lo facciamo con gioia però, perché è il nostro orgoglio di essere viterbesi e di avere prodotto qualcosa che ha radici legate al territorio. Di base c’è la fede per la santa e poi la passione nel costruire le macchine. Questi due elementi sono uno stimolo a superare ogni difficoltà. Non ci spaventa nulla, ce la stiamo mettendo tutta e ce la faremo. L’esperienza non ci manca”.
Segue i lavori con occhio vigile, anche Vincenzo Fiorillo. “Siamo in sintonia coi tempi e tutto è sotto controllo – dice Vincenzo Fiorillo -. Questa prova, che avviene dopo circa 50 anni, ci farà capire molte cose su come si dovrà affrontare il trasporto ufficiale del tre settembre.
Non ci faremo trovare impreparati. Siamo qui giorno e notte per portare a termine il lavoro, come da previsioni. Un grande sostegno viene anche dall’ingegnere Ivan Grazzini che è il progettista della struttura portante, e che vigila con attenzione”.
Paola Pierdomenico
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