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Roma - Così Giuseppe Moretti, presidente dell’Unione sindacati di polizia penitenziaria, che aggiunge: "Il ministro rispetti gli impegni presi"

“Suicidi a Regina coeli non possono essere casi isolati”

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Roma - Il carcere di Regina Coeli

Roma – Il carcere di Regina Coeli 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “I due suicidi verificatisi a distanza di poche ore uno dall’altro possono non essere casi isolati viste le difficoltà oggettive a un controllo efficace dei detenuti da parte degli agenti della polizia penitenziaria che ogni giorno sono costretti a operare con numeri del tutto inadeguati a sopperire ad esigenze non solo di sicurezza ma di tutela dell’integrità psico/fisica dei detenuti ristretti”.

E’ quanto dichiara Giuseppe Moretti, presidente dell’Unione sindacati di polizia penitenziaria già denominata Uglpp, in merito agli episodi accaduti nel carcere di Regina Coeli.

“Il fatto che in sezioni come quella dove sono accaduti gli incresciosi episodi – continua Moretti – che turbano soprattutto chi come gli agenti ogni giorno si adopera per prevenire qualsiasi atto autolesionistico posto in essere, vi operassero solo due agenti nonostante la presenza di 120 detenuti, non é un caso, ma sempre più spesso il numero scende ancora nei turni notturni e in sedi che come Regina Coeli sono quasi del tutto prive di strumenti di controllo remoto”.

Per Moretti, “ogni volta che ciò accade sono gli stessi operatori a chiedersi se ciò si poteva evitare, ma non si può accettare che venga messa in dubbio la professionalità con cui opera la polizia penitenziaria”.

Il presidente, ricordando che oggi alle 15 il ministro Orlando ha convocato gli stati generali dell’esecuzione penale e in sede plenaria tutte le organizzazioni sindacali per proseguire nella disamina degli interventi da porre in essere per migliorare lo stato organizzativo delle carceri, comunica che riproporrà al guardasigilli “la necessità di non attendere oltre per occuparsi delle difficoltà operative della polizia penitenziaria, visto che agli annunci successivi alla (temporanea) soluzione dei problemi connessi alle sentenze della corte europea, non è ancora seguita una vera politica di rilancio del ruolo professionale della polizia penitenziaria, che ancora è al palo rispetto ad esempio al riallineamento del proprio vertice, ne una messa in sicurezza del lavoro svolto dagli agenti, laddove ancora soggetti a imputazioni per fatti non controllabili a causa di norme antiquate come la “colpa del custode” che resta un punto dolente per chi non riesce a svolgere correttamente i propri compiti istituzionali non per causa propria”.

Infine, “sempre al ministro chiederemo cosa accadrà se dovesse essere approvato il testo che attualmente eè tornato all’esame del Senato relativamente al “reato di tortura” se non si modificheranno i modelli operativi ora utilizzati con difficoltà dalla polizia penitenziaria, garantendone l’integrità fisica, ancorché psichica sul posto di lavoro”.

Tutto ciò, conclude Moretti “sempre nella speranza che non vi siano ulteriori episodi di suicidio emulativi di quelli accaduti che, per loro natura, andranno solo ad alimentare statistiche e, temiamo, che non sortiranno nessun ulteriore effetto se non mettere a rischio inutilmente di esporre alla gogna mediatica il personale di polizia penitenziaria”.

Uspp – Segreteria nazionale


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21 luglio, 2015

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