Bolsena – “Ti sciolgo nell’acido e do le ossa in pasto ai maiali”.
Così sarebbe stata minacciata una quarantenne dall’ex marito, trascinato a giudizio per maltrattamenti in famiglia.
Si tratta di Spartaco Pasquini, l’impresario di pompe funebri già noto alle forze dell’ordine, condannato nel 2012 per tentata estorsione: patteggiò un anno e otto mesi dopo l’arresto nell’operazione Lions, per aver incaricato una persona di far trovare una testa d’agnello insanguinata a un suo concorrente.
Pasquini è tuttora a giudizio per le lettere minatorie a un carabiniere e a un consigliere comunale che voleva modificare il bando sui servizi cimiteriali, all’epoca aperto alle sole agenzie di pompe funebri di Bolsena. Minacce scoperte sempre nell’ambito dell’operazione Lions del 2011.
Il processo per maltrattamenti è un’altra storia. La denuncia della moglie di Pasquini arriva nello stesso anno dell’operazione Lions, a pochi mesi dall’arresto, nel settembre 2011. Anche per quei maltrattamenti Pasquini finisce in arresto.
La moglie, ascoltata ieri mattina in aula, ha raccontato di aver subìto minacce di morte in più occasioni. Una volta, avrebbe trovato un martello sotto il cuscino, da lei associato alla tragedia di Acquapendente della primavera del 2011, quando un padre di famiglia uccise moglie e figlio a martellate, per poi togliersi la vita.
Secondo la donna, il marito, per il suo lavoro di impresario di pompe funebri, aveva le foto della mattanza e gliele faceva vedere a titolo di macabro avvertimento. Foto che, però, agli atti non ci sono, nonostante i carabinieri abbiano acquisito la memory card della macchinetta utilizzata da Pasquini per lavoro.
La signora ha raccontato di aver fatto più di una denuncia e di aver vissuto un vero e proprio calvario fin dagli anni Novanta. Perfino il matrimonio, ai primi del Duemila, sarebbe stato per lei “una specie di costrizione, dettata dalla paura”, così ha detto davanti al giudice Stefano Pepe. “Sicuramente mi ha fatto più male che bene – ha aggiunto -. Anche i rapporti sessuali erano una costrizione”. In aula la signora avrebbe anche parlato di una pistola. Arma della quale, però, secondo la difesa di Pasquini (avvocati Elisa Fornaro e Marina Costaggini) non c’è traccia.
Dal matrimonio tra la coppia, oggi separata, sono nati tre figli.
La signora è costituita parte civile, insieme al centro antiviolenza Erinna, cui aveva chiesto aiuto (avvocati Cipriana Contu e Laura Menghini). Il processo continua a marzo.
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