Viterbo – L’orecchio esterno è composto dal padiglione auricolare, il cui compito è catturare i suoni e amplificarli nel giusto modo, e dal condotto uditivo esterno, la cui conformazione permette di modulare e trasmettere i suoni alla membrana timpanica; la vibrazione della membrana timpanica viene raccolta nell’orecchio medio da una serie d’ossicini concatenati (martello, incudine e staffa) che portano lo stimolo sonoro alle porte dell’orecchio interno, dove avviene la traduzione della vibrazione sonora in impulsi elettrici per il cervello che si occuperà di interpretarli.
Per avere una corretta vibrazione del timpano, la cavità aerea dell’orecchio medio dovrà avere la stessa pressione atmosferica dell’orecchio esterno. Per tale fine, esistono due condotti, chiamati tube uditive, che portano aria dal naso a ciascun orecchio medio.
L’areazione dell’orecchio medio tramite le tube uditive è fondamentale nella trasmissione e nella corretta interpretazione del suono percepito. Una tuba chiusa o un orecchio medio pieno di catarro determinano un ovattamento dei suoni, un rimbombo della propria voce e in definitiva una diminuzione dell’udito che può compromettere il rendimento scolastico dei nostri ragazzi o anche la nostra vita di relazione. I nostri “mocciosi” sono tali perché hanno una conformazione anatomica delle prime vie aeree e un’immaturità delle difese che li rendono più suscettibili agli agenti esterni, compresi quelli infettivi. Le infiammazioni frequenti del naso possono causare ipertrofia delle adenoidi, compromettere la funzione delle tube e raggiungere facilmente l’orecchio medio. L’otite media catarrale è quindi, nella maggior parte dei casi, conseguenza di processi infiammatori del rinofaringe.
Le soluzioni scellerate spesso proposte sono la chirurgia adeno-tonsillare e il drenaggio dell’orecchio medio tramite apertura nel timpano, che invece rappresentano veramente l’ultimo gradino dopo il fallimento di ogni tentativo medico.
L’acqua sulfurea “Bullicame” è alla base di un trattamento specifico delle otiti medie ricorrenti in un quadro di frequenti infiammazioni del rinofaringe. È la terapia medica più efficace in questi casi, non si pratica nelle fasi acute di malattia, può essere effettuata dai 3-4 anni in su (richiede collaborazione del paziente) e, naturalmente, si può effettuare in convenzione con il sistema sanitario nazionale con la richiesta del medico di medicina generale o del pediatra o di uno specialista Orl di una struttura pubblica.
Negli adulti si pratica l’insufflazione tubo-timpanica (tramite un catetere monouso) e nei giovani pazienti si pratica il cosiddetto politzer crenoterapico (con un’olivetta nasale). Tramite il naso, si inviano minute particelle di idrogeno solforato che, oltre ad un’azione meccanica dovuta alla pressione (comunque regolabile), ha un’azione mucolitica, antisettica, antinfiammatoria e immunomodulante; il trattamento si completa sempre con gli aerosol sulfurei che, per le stesse proprietà, vanno a trattare efficacemente la patologia di base che riguarda sempre l’unità rino-faringo-tubarica.
Roberto Conigliaro
Specialista in Idrologia Medica
Direttore Sanitario delle Terme dei Papi di Viterbo
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