Viterbo – Altro che liste civiche, Viva Viterbo o abbasso Viterbo, Lista dei diritti o dei doveri, Oltre le mura o attraverso le mura: “Senza il Partito democratico Leonardo Michelini non vinceva”.
Plausibile, anche se a dirlo è Andrea Egidi, segretario provinciale Pd, che lavora per la ditta.
Alla festa dell’Unità si parla di come essere centrosinistra nella Tuscia e sul palco, oltre a Egidi, c’è il sindaco Leonardo Michelini, intervistati dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti.
Il primo cittadino ha promosso un variegato aggregamento con pezzi di centrodestra nella sua lista civica, esperienza replicata a livello provinciale con un diverso nome.
Va tutto bene, ma Egidi si sente in dovere di precisare. “Senza il Pd – dice rivolto a Michelini – non vincevi”. Spingendosi anche oltre: “Se il Pd dava come indicazione di votare il suo candidato, Francesco Serra, forse manco le primarie vincevi. Non a caso siamo la prima forza in consiglio comunale”.
Messo qualche puntino sulle i, si può andare avanti.
La politica si mescola con l’attività amministrativa. O per i più cattivi, inattività amministrativa, descrivendo due anni e mezzo di centrosinistra in comune.
“Vorrei vedere – si difende Michelini – cos’ha fatto Marini durante il primo e il secondo anno del suo mandato”.
Il suo predecessore però non è stato definito il peggior sindaco di sempre. “Lo sostiene Gianmaria Santucci. Che ha preso 1.500 voti…”.
Il sindaco non si vede come il peggiore. Anzi: “Dopo due anni e oltre, sono orgoglioso, al di là di quello che dice Santucci, di vedere tanta gente, con cui continuo a parlare e a confrontarmi.
Vedo imprenditori. Ho sempre in mente che il Poggino è il primo punto del mio impegno politico.
A settembre uscirà il bando e a quel punto faremo un grosso investimento su un’area che crea lavoro per la città”.
Nella coalizione che lo ha sostenuto, pezzi di centrodestra si sono ritrovati attorno al candidato sindaco.
Non solo i voti, il centrosinistra ha pescato dall’altro versante politico anche il personale politico.
“Viterbo – osserva Egidi – era una città bloccata. Michelini era il candidato giusto, una scelta politica che ha consentito di spostare un pezzo consistente d’elettorato che dal 1994 non aveva mai votato per il centrosinistra.
Operazione vincente, seppure non siamo riusciti poi a mantenere vivo il sentimento di rinnovamento che si era generato”.
Allargare il consenso va bene, prendere voti pure, meno bene arruolare anche la dirigenza del fronte opposto.
“Ho fatto una lista composta anche da persone con un passato nel centrodestra, ma che non erano organiche a Marini.
Tofani con Gigli, ad esempio era all’opposizione. Questa è una coalizione di centrosinistra. Il registro per le coppie di fatto l’ho istituito io, l’attenzione alle fasce deboli è una costante.
Garantisco con la mia sensibilità, attenzione ai problemi sociali e del lavoro. Sono me stesso, non sto a libro paga di nessuno. Faccio il sindaco perché mi appassiona”.
Sull’esportare anche in provincia l’esperienza della lista mista, le idee fra segretario e sindaco non coincidono.
Per Egidi oggi il centrosinistra non può più rafforzarsi attraverso una sorta di vasi comunicanti. Michelini, invece, nonostante il rispetto per il Pd, ritiene che ci siano altri elementi. Ha promosso la lista alle provinciali ma non ha ambizioni di dare vita a un raggruppamento vero e proprio: “Chi fa il sindaco sa che come impegno basta e avanza”.
L’impegno da primo cittadino, allora. In due anni l’amministrazione Michelini ha litigato con la macchina amministrativa in comune, con i rappresentanti dei quartieri, santa Barbara per primo, i residenti del centro storico, i tifosi della Viterbese, il patron Camilli, e caso più unico che raro, pure con il Sodalizio.
“Con i Facchini abbiamo sistemato – spiega Michelini – ma è evidente che a palazzo dei Priori, presentandoti dopo tanti anni di diversa amministrazione, lo fai in modo diverso. E’ un cambiamento e qualche tensione è naturale. Non mi stupisce.
Mi stupisce di più quando per vicende interne politiche, come nel Pd, la macchina amministrativa rallenta. Oggi però, dopo le oltre trenta ore di consiglio comunale, devo dire che c’è una coalizione che magari soffre, ma che è compatta e ottiene risultati.
Abbiamo la nostra idea di cambiamento. La porteremo avanti e la vedremo prima della fine del mandato. Qualcosa sta accadendo.
La stagione teatrale a Ferento si è fatta perché Michelini ha una faccia da spendere. Quattro imprenditori che non hanno rapporti con l’amministrazione, in modo disinteressato si sono fatti avanti.
Hanno letto su Tusciaweb che la stagione saltava e hanno scelto di fare qualcosa”.
Tuttavia le strade sono piene di buche, la raccolta differenziata è strutturalmente indecente, Caffeina rischia di saltare e la città appare nell’abbandono.
“Quando mi sono insediato – argomenta Michelini – avevamo l’acqua non potabile, il museo chiuso, così come Schenardi e l’Unione e non c’era più la mostra d’antiquariato. Se l’arsenico non c’è più, merito della regione, ma una parte me la prendo. Mi sono impegnato. Su Schenardi ho parlato con i proprietari e il canone d’affitto è stato abbassato della metà. Favorendo la riapertura.
I viterbesi avevano dimenticato d’avere un museo civico, chiuso da quattro anni. Come hanno rimosso d’avere un teatro comunale che presto riapriremo. Abbiamo i soldi in bilancio per il completamento, anche se scontiamo qualche ritardo nel percorso, ma lo riapriremo”.
Però aumentano le tasse. “Lo dice la Corte dei conti. Una volta lo Stato finanziava gli enti locali, oggi è il contrario. Sono i comuni a dare soldi allo Stato.
La manovra è pari a 2 milioni e 400mila euro. Necessari per garantire i servizi come le Rsa. Una spesa che un comune difficilmente riuscirà a sostenere senza che la regione intervenga”.
Il sindaco è pronto a sostenere Caffeina. “Farò il possibile perché rimanga in vita a Viterbo. Io e l’assessore Delli Iaconi daremo ben più di cento euro e faremo in modo che pure altri sostengano il festival”.
A più riprese viene evocato Giuseppe Fioroni. Dovendolo definire, per Egidi il depurato Pd è “diabolico”, per Michelini un “irriducibile democristiano”. Infine un messaggio per chi spera in un ritorno anticipato alle urne: “Non vado a casa, il mio lavoro lo voglio terminare”.
Giuseppe Ferlicca
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