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Anno degli etruschi - I pirati della bellezza - La necropoli si trova a poche decine di metri da Porta Faul

Poggio Giudio in completo stato di abbandono

di Daniele Camilli
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Viterbo - la necropoli di Poggio Giudio

Viterbo – La necropoli di Poggio Giudio

Viterbo - la necropoli di Poggio Giudio

Viterbo – La necropoli di Poggio Giudio

Viterbo - la necropoli di Poggio Giudio

Viterbo – La necropoli di Poggio Giudio

Viterbo - la necropoli di Poggio Giudio

Viterbo – La necropoli di Poggio Giudio

Viterbo - la necropoli di Poggio Giudio - Tomba Crescini

Viterbo – La necropoli di Poggio Giudio – Tomba Crescini

Viterbo - la necropoli di Poggio Giudio - Tomba Crescini

Viterbo – La necropoli di Poggio Giudio – Tomba Crescini

Viterbo –  Una necropoli etrusca del IV secolo a.C. in completo stato di abbandono (video).

È Poggio Giudio, da far cadere le braccia per come è ridotta (fotocronaca – slide).

Uno sconcio a poche decine di metri da Porta Faul a Viterbo, lungo strada Bagni che conduce alle Terme e a Castel d’Asso. Di fronte, i resti del fiume Urcionio, derubricato anch’esso ad una specie di “fogna” a cielo aperto. L’area – arrampicata su una collinetta, sottoposta a vincolo paesaggistico e di proprietà della Provincia di Viterbo – sarebbe potuta e dovuta diventare un parco archeologico. Ma così non è stato. Nessuna manutenzione, nessun tipo di fruizione, assenza di accessibilità.

Sembra di stare in mezzo alla savana. Gli ingressi delle tombe si percepiscono a mala pena, così come le staccionate e le sedute messe lì per accogliere turisti e cittadini. Una collinetta stupenda, una piccola testaccio viterbese coperta ora da rovi, piante ed erbacce di ogni tipo.

Piena di animali: dalle innocue tartarughe a ragni, pipistrelli e serpenti. Un tempo utilizzata come area di sepoltura dalla comunità ebraica locale. In cima, sempre nell’area di proprietà della Provincia, anche una casetta in lamiera con dentro scarponi da operaio. In questa zona giungevano, attraverso i cunicoli, gli attacchi dei Viterbesi assediati dalle truppe di Federico II di Svevia nel 1243, sfruttando tutti i passaggi sotterranei che dalla città conducevano all’esterno. In questo modo portarono scompiglio nelle retrovie dell’esercito imperiale, costringendolo a togliere l’assedio.

Le sepolture sono circa una dozzina. Una di loro è completamente immersa nell’acqua e il rischio di finirci dentro – e sprofondare per 5-6 metri – è concreto. La scala di accesso alla necropoli, ormai fatiscente e pericolosa, è stata smontata per ovvi motivi di sicurezza.

Due le tombe monumentali cui è possibile accedere: la tomba “Crescini” e quella “del Portale”. La prima – spiega nel suo studio l’archeologo Pasquale Marino – presenta “uno spazio quadrangolare che riproduce una camera scavata a una profondità di oltre 11 metri. Al suo interno una copertura simile al tetto di un’abitazione a testimonianza dell’identificazione concettuale del luogo di sepoltura del defunto come ‘dimora’ del tutto simile a quella che aveva utilizzato in vita.

A circa tre quarti dall’inizio del corridoio d’ingresso si apre verso l’alto un pozzo alto 11 metri che conduce perpendicolarmente alla cima della collina. Al suo interno si conservano una decina di sarcofagi”. Tutti violati, tutti ancora con la copertura divelta.

La tomba del Portale si caratterizza invece – prosegue Marino – “per una porta quadrangolare decorata con elementi in rilievo riproducenti un ‘sistema di sostegno trilitico’.

Notevole il soffitto che raffigura un tetto ligneo a doppio spiovente con travatura centrale posta nel senso dell’ingresso”. Al loro interno, qualche traccia di pittura qua e là. Un patrimonio pubblico che rischia di andare perduto per sempre oppure di finire nuovamente laddove è stato per secoli: sottoterra!

Daniele Camilli


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16 agosto, 2015

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