Viterbo – Gli studenti dell’università della Tuscia salvano cinque opere d’arte.
I restauri, a opera degli alunni del corso “Conservazione e restauro” del dipartimento di “Beni culturali”, nell’ambito delle attività di laboratorio e cantiere per formare al meglio i futuri professionisti dello scalpello e del pennello.
Secondo il dipartimento dell’università della Tuscia infatti la formazione dei futuri restauratori è completa solo se alla teoria si abbina la pratica.
“Vogliamo offrire agli allievi la possibilità di una formazione complessa e di eccellenza – dichiara a Repubblica Paola Pogliani, docente del dipartimento -. E’ necessario che acquisiscano capacità progettuali, direttive e promozionali del settore”.
Tanti e importanti i restauri avviati che hanno visto protagonisti gli alunni già dal primo anno del corso di studi.
“Si è scelto di attivare per i cinque anni della laurea magistrale – continua Pogliani su Repubblica – due percorsi professionalizzanti, coinvolgendo classi di materiali e tipologie di lavorazioni differenti”.
Questa volta a beneficiare delle attenzioni dei futuri “dottori delle opere d’arte” sono stati alcuni capolavori della provincia che più necessitavano di un urgente restyling e cure.
La monumentale pala d’altare proveniente dalla chiesa di San Francesco di Città della Pieve, raffigurante la Madonna col Bambino e i santi. Dipinta su tavola, l’opera, della prima metà del Cinquecento, è attribuita a Domenico Alfani, noto artista perugino formatosi sotto l’influsso di Raffaello.
Il dipinto su tavola raffigurante Maria Maddalena. Proveniente dalla chiesa dell’Abbazia di San Martino al Cimino, decorava la parte supersite della Crocifissione di uno dei due altari barocchi del transetto rimossi durante i lavori di ripristino dei primi del Novecento.
Il busto in marmo con il ritratto di papa Innocenzo X. Realizzato da Alessandro Algardi per la chiesa del Santo Sepolcro di Acquapendente, è oggi conservato presso il museo Civico della città. Il rilievo a tutto tondo in marmo di Carrara è stato lavorato dai ragazzi con gli strumenti tradizionali della scultura barocca: gradina, scalpello, subbia, ferro tondo, trapano.
Lo stemma di Gregorio XIII per il ponte Gregoriano di Acquapendente. E il gruppo di sarcofagi tardo antichi conservati presso la chiesa di santa Maria Antiqua al Foro Romano a Roma. Fra questi, il sarcofago del 275 d.C decorato con le storie di Giona.
“Dal lungo elenco dei laboratori aperti, alcuni dei quali ancora in corso – continua Pogliani su Repubblica -, si evince che la figura professionale che scaturirà da tale impostazione è predisposta verso un orizzonte ampio, capace di cogliere tutte le articolazioni delle problematiche inerenti la tutela dei beni culturali.
Si tratta di una formazione quindi lontana da un impianto semplicistico, meramente empirico – spiega ancora Pogliani su Repubblica -, che può produrre distorsioni anche sul versante operativo, diventando sviante per gli orizzonti di complessità che distinguono, al contrario, quella cultura del restauro per cui l’Italia è famosa nel mondo”.
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