Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la lettera del segretario provicniale Fials sulla questione della casa di cura di Villa Rosa –
Al presidente della Regione Lazio
Nicola Zingaretti
Al sindaco di Viterbo
Leonardo Michelini
Al Commissario Straordinario Asl Viterbo
Luigi Macchitella
Al direttore sanitario aziendale
Antonio Bray
Al direttore amministrativo
Daniela Donetti
Al segretario di Stato della Santa Sede
Cardinale Pietro Parolin
Al prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica
Cardinale João Braz de Aviz Al Presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per gli operatori sanitari Arcivescovo Zygmunt Zimowski
Alla Provincia italiana della congregazione delle Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù – Roma nelle persone di:
Superiora Generale Suor Anabela Moreira G. Carneiro
Vicaria Generale Suor Maria Asunciòn Riopedre Villa
Economa Generale Suor Maria Esther Berruete Lanza
Superiora Provinciale Suor Agata Villadoro
La scrivente organizzazione sindacale, rappresentativa del comparto sanitario degli Istituti Accreditati e dei lavoratori della casa di cura Villa Rosa di Viterbo, gestita dalla Provincia Italiana della Congregazione delle Suore Ospedaliere, espone quanto segue:
La situazione in cui versa la Casa di Cura Villa Rosa, divenuta destinataria da quasi tre anni, di una sorta di progetto di recupero conseguenza di una “crisi aziendale” a dir poco discutibile – il bilancio 2014 è stato chiuso con entrate pari a circa € 9.600.000,00 e con uscite pari a circa 9.500.000,00 – ha assunto toni drammatici e pericolosi.
Nei tre anni 2012 – 2015, Villa Rosa a fronte di una diminuzione delle entrate di circa 2,5 milioni di euro, si è contraddistinta per la riduzione dei costi di circa 3,5 milioni di euro, con un considerevole abbattimento del personale occupato circa il 25%, il cambio del contratto di lavoro dei dipendenti ovviamente in pejus e per altre contrazioni sui costi generali di produzione.
La casa di cura, soprattutto per l’attuale precarietà delle prestazioni assistenziali erogate rispetto al passato, è stata più volte oggetto di attenzione da parte dei media, di proteste degli operatori e della cittadinanza, dei famigliari dei pazienti psichiatrici e delle organizzazioni sindacali, ma tutto ciò non sembra aver turbato minimamente l’attuale amministrazione che addirittura, ha avviato una procedura di mobilità in base alla legge 223/91,per 75 lavoratori culminata con la convocazione delle parti presso l’assessorato al Lavoro della Regione Lazio, il prossimo 27 agosto 2015.
Tale grave iniziativa, non ha fatto altro che inasprire il clima già insostenibile, in un quadro decisamente devastante per i pazienti, le loro famiglie, gli operatori e per tutta la comunità dell’alto Lazio e delle Regioni limitrofe, per le quali Villa Rosa, ha da molti decenni, rappresentato un sicuro punto di riferimento per le patologie psichiatriche e non solo.
Preso atto dell’intento fallimentare dell’attuale amministrazione, costituita da liberi professionisti che millantando una “fantomatica drammatica crisi ”, si sono presentati anche in sette (come se si trattasse dell’ Assemblea dell’Onu) alle decine di incontri con le organizzazioni sindacali, senza un serio programma di rilancio della struttura, pronti a verbalizzare il nulla, quasi a voler giustificare le loro parcelle sicuramente onerose, non possiamo che esprimere tutto il nostro sconcerto e la nostra determinazione, nel rivendicare il rispetto delle regole ed esprimendo le seguenti considerazioni:
1) La casa di cura sembra aver contratto dei debiti nel corso degli anni 2005-2010, che non sono mai stati documentati nonostante ripetute richieste;
2) Non ci è dato sapere se l’entità del debito 4-5 milioni di euro, segnalato nel verbale della Prefettura di Viterbo del 5 marzo 2013, sia scaturito nel quadro delle attività riconducibili alle materie oggetto dell’Accreditamento con la Regione Lazio, o derivi da altri scopi che nulla hanno a che vedere con le finalità richiamate;
3) Pare vi siano stati dei costi nel corso degli anni citati, relativi alla “comunità religiosa” dei quali non si conoscono i dettagli;
4) L’attuale dotazione organica del personale (infermieri, terapisti, Oss) che realmente svolge attività di assistenza ai pazienti, risulta essere attualmente inferiore ai requisiti minimi di accreditamento;
5) Da anni il citato personale non viene sostituito come dovrebbe per ferie,malattie,maternità ecc, determinando una ulteriore riduzione delle ore dedicate all’assistenza e conseguente aumento del profitto per la Casa di Cura;
6) Non c’è dato sapere, quanto sono costati i numerosi liberi professionisti incaricati della gestione della Casa di Cura che si sono avvicendati in questi ultimi anni, ma riteniamo possa trattarsi di molto denaro, mentre ai dipendenti è stato imposto il cambio del contratto di lavoro con pesanti perdite sulle già esigue retribuzioni;
La libertà imprenditoriale di disporre l’utilizzazione del denaro, non può non trovare limiti allorquando si riferisce, a fondi pubblici finalizzati alla erogazione di servizi sanitari contrattualmente ben definiti, per cui ogni distrazione od eventuale debito conseguito, dovrebbe trovare una appropriata giustificazione, dettagliata e riscontrabile.
Per quanto sopra esposto, chiediamo l’autorevole intervento del Presidente della Regione Lazio, affinchè disponga una ispezione accurata nei confronti della Casa di Cura Villa Rosa di Viterbo, che possa essere anche retroattiva perlomeno per la parte relativa alla presenza in servizio degli operatori sanitari e più in generale, per l’accertamento dei requisiti minimi di accreditamento, già a nostro parere inadeguati e la revoca dello stesso accreditamento, qualora a seguito dell’incontro del 27 agosto si attuasse l’assurda, provocatoria ed offensiva, procedura di mobilità per 75 dipendenti, che corrisponderebbe a quasi il 50% dell’ attuale dotazione organica.
Alle autorità eclesiastiche, chiediamo di intervenire sull’attuale amministrazione, affinchè receda dai sopra richiamati licenziamenti, evitando l’istaurarsi di un contenzioso che inevitabilmente coinvolgerebbe i pazienti i famigliari e la pubblica opinione, costringendo le parti sociali ad iniziative e manifestazioni di protesta anche clamorose, come quelle esplicitate dai dipendenti dell’ Idi in piazza S. Pietro a Roma.
Resta inteso che, in caso di mancato intervento delle nell’ambito delle proprie competenze e responsabilità, la scrivente organizzazione sindacale si sentirà autorizzata ad avviare ogni iniziativa di lotta utile a tutela dei pazienti e degli operatori sanitari, chiedendo nel contempo l’intervento dell’autorità giudiziaria.
Vittorio Ricci
Segretario provinciale Fials
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