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Santa Rosa 2015 - Viterbo - Il messaggio del vescovo Fumagalli durante il corteo storico accolto da una folla di gente per le vie della città

“Amiamo la città superando interessi personali e di partito”

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Viterbo - Santa Rosa - Corteo storico 2015 - Il vescovo Fumagalli

Viterbo – Santa Rosa – Corteo storico 2015 – Il vescovo Fumagalli

Viterbo - Santa Rosa - Corteo storico 2015 - Il vescovo Fumagalli

Viterbo – Santa Rosa – Corteo storico 2015 – Il vescovo Fumagalli

Viterbo - Santa Rosa - Corteo storico 2015 - Il vescovo Fumagalli

Viterbo – Santa Rosa – Corteo storico 2015 – Il vescovo Fumagalli

Viterbo - Santa Rosa - Corteo storico 2015 - Il vescovo Fumagalli

Viterbo – Santa Rosa – Corteo storico 2015 – Il vescovo Fumagalli

Viterbo – “La nostra santa ci ricorda che tutti dobbiamo amare la nostra città impegnandoci a migliorarla”  .

Così il vescovo Fumagalli  al sagrato del Duomo, durante il corteo storico  (video – fotocronaca: il corteo storicoslide –  la preparazione slide  – fotogallery –slide).

“Dovremmo tutti poter gridare di essere orgogliosi di essere viterbesi – continua Fumagalli – membri di questa comunità. Amore e senso di appartenenza esigono che tutte le parti della città trovino un progetto condiviso e che superino interessi personali e di partito.

La diversità di programmi e prospettive, se fatta mediante l’ascolto, porta ad affrontare i problemi e risolverli. Se, invece, diventano motivo di contrasto, portano a ostacolarsi e e distruggersi a vicenda.

E non si risolvono i gravi problemi della città. Tutti abbiamo sotto gli occhi la disoccupazione che cresce, il degrado urbano e sociale della città, la povertà che aumenta, specie tra le persone più anziane.

Aumenta soprattutto il senso di sfiducia e la tristezza dovuta alla mancanza di prospettive per un futuro migliore.

Andiamo avanti uniti coesi e responsabili di superare logiche personali e di partito per una progettazione condivisa che realizzi le condizioni necessarie per lo sviluppo armonico della comunità”.

Quindi il monito del vescovo. “Attenti – avverte – non è intenzione del vescovo bacchettare nessuno, ma solo esortare tutti ad amare la nostra città, come fece santa Rosa, con impegno, sacrificio e intelligenza d’amore”.

Quindi il silenzio del vescovo è stato seguito dal grido “Evviva santa Rosa”.

Incitamento al quale i facchini, in piazza, hanno risposto con un sentito “Evviva”. Presenti anche molte autorità tra cui il sindaco Leonardo Michelini, il vice Luisa Ciambella, il presidente della Provincia Mauro Mazzola e il consigliere regionale Daniele Sabatini. Fra il pubblico anche Giuseppe Fioroni.

Dal sagrato di piazza san Lorenzo, la sfilata ha ripreso la processione verso via San Lorenzo e piazza del Comune.

A gruppi di undici e, dandosi il cambio per otto volte, durante il percorso, i facchini lo hanno trasportato a spalla fino alla chiesa dedicata alla piccola patrona di Viterbo.

La processione del cuore della santa, è stata preceduta dal tradizionale corteo storico che ha riempito le vie del capoluogo. Alle 14, i figuranti si sono ritrovati nella chiesa di Santa Rosa per la solenne vestizione.

Partenza, fissata alle 17,30, dal sagrato della chiesa di Santa Rosa.

Da lì sono partiti i figuranti, preceduti dalle piccole rosine che, con in mano cesti di fiori, dividevano i diversi secoli. Il percorso si è snodato dal centro al quartiere San Pellegrino, fino a piazza del Duomo. Gente fuori dai negozi e sopra i muretti. Arrampicata in ogni angolo e coi cellulari e le macchine fotografiche in mano per assistere alla suggestiva sfilata.

In silenzio i protagonisti hanno attraversato la città. Un silenzio interrotto solo dagli applausi dei viterbesi. Sette secoli di storia che hanno percorso le vie del capoluogo.

La sfilata si è aperta con il secolo dell’orgoglio viterbese, quello di Rosa e del cardinal soldato Capocci, l’uomo che tenne testa a Federico II. Con il secolo seguente, il XIV, arrivano i protagonisti delle lotte intestine e che condussero alla reciproca distruzione Gatti, Tignosi e rispettivi vassalli. Sfilano poi gli anni dell’“anonimato in Tuscia”, il XVII e XVIII secolo, quando Viterbo era una piccola città del Patrimonio di S. Pietro.

Sono poi riproposti, idealmente, i personaggi che amministrarono la vita pubblica nel primo decennio di Viterbo italiana, a partire dal 1870.

Il due di settembre rivivono idealmente Angelo Mangani, primo sindaco di Viterbo, insieme al rappresentante del governo centrale, il Sottoprefetto conte Pallotta.Con loro “passeggiano” nuovamente per S. Pellegrino anche il conte Mario Fani, fondatore dell’Azione Cattolica e Giuseppe Cencelli, primo parlamentare viterbese.


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2 settembre, 2015

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