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Viterbo - Santa Rosa - Luigi e Augusto Zucchi spiegano come sono andate le cose e fanno alcune precisazioni su notizie uscite in questi giorni sul Volo d'Angeli

“Giuseppe Zucchi non ha incontrato Lindbergh nel 1973”

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1973 - Zucchi realizza il quinto gruppo di angeli

1973 – Luigi Zucchi realizza il quinto gruppo di angeli

1969 - Partenza del Volo D'Angeli

1969 – Partenza del Volo D’Angeli

1973 - Luigi Zucchi dentro la ex chiesa della Pace mentre modella il quinto gruppo di angeli

1973 – Luigi Zucchi dentro la ex chiesa della Pace mentre modella il quinto gruppo di angeli

1977 - Prima della partenza del Volo D'Angeli

1977 – Prima della partenza del Volo D’Angeli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sto qui a smentire nuovamente per la quarta volta, dopo che anche mio figlio Augusto lo fece nel 2009, l’avvenuto contatto tra mio padre Giuseppe e Lindbergh nel 1973.

Premesso che lo stesso Lindbergh morì anziano di lì a pochi giorni, non vi fu mai un contatto tra di loro se non negli anni ’50, in quanto il famoso trasvolatore acquistò in Svizzera alcune statuine in bronzo che fece mio padre in quell’epoca, già cultore della fusione in bronzo, passione che poi mi ha tramandato.

Purtroppo l’intervista che riporta questa “fantasiosa” notizia risale al 1999, mio padre già da tempo soffriva di Alzheimer, confondeva, come tutti quelli che soffrono di questa patologia le persone, i luoghi e i fatti.

In effetti, in quel periodo, venne a trovarlo un suo amico d’infanzia che si era trasferito negli Stati Uniti. Mio padre confuse questo ricordo con altri ricordi degli anni ’50, come purtroppo accade a chi soffre di queste patologie. I ricordi in lui si confondevano, non vi erano targhette con nomi riferiti ad ogni Angelo, ma solo una pergamena con i nomi di tutti i Facchini firmata dall’allora vescovo di Viterbo Boccadoro, posizionata dentro la Statua di S. Rosa.

Nel 1973, per costruire il quinto gruppo di Angeli e quindi rinnovare la macchina, non ricevemmo alcun aiuto economico, stampai il suddetto gruppo di Angeli di cartapesta con le mie mani, prendendo a modello gli Angeli già esistenti.

Mi aiutarono solo alcuni facchini. Ormai sono consapevole che il Volo D’Angeli è entrato nella storia e nella leggenda Viterbese, e spesso quando una cosa entra nella leggenda, molti fatti vengono amplificati e esageratamente descritti, come nell’ultima intervista effettuata in questi giorni.

A proposito del numero delle batterie del treno utilizzate nella macchina, ci tengo a precisare che non era possibile che fossero 19 dal peso di circa un quintale all’una, in questo modo la macchina sarebbe aumentata di peso di circa 19 quintali.

Quando fu pesata dopo il fermo nel 1967 bagnata dalla pioggia il Messaggero riporta che il peso si attestava a circa 57 quintali. Successivamente il peso del Volo D’Angeli fu di circa 52 quintali. Quindi non era possibile che le batterie fossero 19 anche per questioni di spazio.

In verità le batterie erano 3, ed in alcuni casi ne fu aggiunta una. La struttura interna, progettata dal 1969 dall’ingegner Matteo Cosentino che subentrò a Perugi, era legata agli Angeli con il fil di ferro, unico sistema possibile consigliatoci dallo scultore di Viareggio Fabio Malfatti, per lo meno per quell’epoca, che comunque ci ha consentito di effettuare 12 trasporti in tutta sicurezza.

Luigi Zucchi
Augusto Zucchi


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12 settembre, 2015

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