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Bolsena - La replica della società alla scrittrice Susanna Tamaro, perplessa su eventuali rischi

“Un impianto geotermico a impatto zero”

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La scrittrice Susanna Tamaro

La scrittrice Susanna Tamaro

Bolsena – Riceviamo e pubblichiamo la replica dell’Itw Lkw Geotermia Italia spa all’articolo di Susanna Tamaro sul Corriere della sera riguardante l’impianto geotermico di Castel Giorgio – Fermo restando che tutti possono giustamente esprimere pensieri, idee, punti di vista ed esporre civilmente tutte le loro perplessità, alla romanziera Susanna Tamaro mancano alcuni elementi importanti ed essenziali e che, guarda caso – ovviamente – gli sono stati nascosti da chi l’ha imbeccata così bene (perché certe definizioni di ordine tecnico non sono certamente “farina del suo sacco”).

Quello che più stupisce nelle perplessità espresse e scritte dalla Tamaro è che un giornale (una volta, forse, il giornale d’Italia), proprio su una materia così tecnica, non solo non avverte la cosiddetta controparte di stare “per metterli alla berlina” con firma così “autorevole”, ma soprattutto non consente, come la regola della buona informazione consiglia, un minimo di contradditorio.

Sgombriamo il campo: le perplessità (nate da preciso suggerimento), della signora Tamaro non vengono fuori oggi. Il progetto è stato lungamente studiato e a tutti i livelli tecnico-scientifici.

Per essere anche più precisi, vi sono ben due linee di studio rispetto alle caratteristiche della zona del lago di Bolsena che sono state attivate in virtù del progetto geotermico, e sono l’esame geofisico ed idrogeologico. A parte l’ampia letteratura esistente, sia antica che nuova.

Per questo progetto questi stessi modelli sono stati redatti con esiti positivi, quindi negativi alla micro-sismicità e alle infiltrazioni di falda acquifera dai seguenti enti: l’Università di Pisa (che in campo geotermico è di riferimento mondiale), gli uffici tecnico geologici e idrogeologici della Regione Umbria e della Regione Lazio, e l’Rse che è in questo campo il maggiore referente nazionale, ma anche i geologi della stessa zona tra cui quello anche incaricato dallo stesso comune di Castel Giorgio ed altri comunque dell’ordine dei geologi.

La signora Tamaro non sa, per esempio, che si ha perfetta conoscenza della composizione geologica e idrogeologica dell’area per una profondita di otto chilometri; per quanto riguarda nello specifico il progetto, sappia che i pozzi di perforazione per il prelievo del fluido sono profondi 1200 metri (le falde acquifere per l’acqua potabile sono posizionate molto ma molto più vicine alla superficie), i pozzi di perforazione per la re-iniezione dei fluidi – senza alcuna pressione alla cosiddetta “testa del pozzo” – sono invece a 2000 metri.

Non solo, ma è comprovato dagli studi che non vi è contatto, per oggettiva conformazione naturale, tra il pozzo geotermico e le falde del lago. Questo perché, diciamolo in termini molto semplici e comprensibili, a parte la distanza di circa sette chilometri, c’è in più “a fare la distanza”, uno strato di roccia vulcanica impermeabile larga circa 800 metri che si oppone naturalmente tra il pozzo e il lago.

Da qui, sempre per farla molto semplice, e molto comprensibile a tutti, se la perplessità della Tamaro fosse realistica e non un “romanzo”, l’acqua del lago di Bolsena, da sempre avrebbe una temperatura costante intorno ai 140 gradi centigradi… il coregone, a patto che possa esistere a tali temperature, e sempre a patto che a tali temperatura si possa pescare… verrebbe su già lesso! Ci permettiamo di fare battute… ovviamente paradossali.

Però ci fa piacere informare la signora Tamaro che chi le ha suggerito la cosa aveva già provveduto, sempre con il preciso uso dei condizionali (quindi non adducendo alcuna certezza alle sue tesi), presentando nelle sedi tecniche di valutazione tali osservazioni che sono state tutte formalmente esaminate e tutte rigettate proprio alla luce dei numerosi e concordanti studi appositamente realizzati.

Tutte cose che sono pubbliche e ben leggibili, da tutti: basta andare sul sito web del ministero delle Sviluppo Economico. Dulcis in fundo, una notarella, sempre di carattere “romanzesco”, la signora Tamaro ce la permetterà, visto il suo “appuntino”. Critica che la società che porta avanti il progetto sia fatta da capitali stranieri. Ebbene sappia che la società è una società italiana, costituita in Italia con sede legale a Torino e quindi paga tutte le tasse, fino all’ultima, in Italia. E poi… tutti i giorni, tutto il mondo politico e imprenditoriale si dispera perché dall’estero non arrivano investimenti maggiori?

Ma dall’impianto di Castel Giorgio chi ne trae beneficio?

Attivare l’impianto “pilota” di Castel Giorgio, un impianto da soli 5 MW, significa non emettere più 13.550 tonnellate all’anno di anidride carbonica, significa non dover acquistare e bruciare 20mila tonnellate di carbone, petrolio o gas. Significa che il paese comincia anche a risparmiare in termini di costi socio-sanitari (quanti malati di tumore e/o morti fanno 20mila tonnellate di carbone?). L’impianto è completamente a impatto zero quindi assolutamente non inquinante.

Può significare innescare il meccanismo di cambiamento di sviluppo economico e sociale dell’Alfina, anche con notevoli riflessi sul turismo scientifico-ambientale. Ecco, inoltre, consentirebbe alla fine di poter trovare e avere risorse maggiori anche per il lago di Bolsena, così che si possa realizzare la famosa pista ciclabile… tanto sognata anche dalla signora Tamaro.

Itw Lkw Geotermia Italia spa


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6 settembre, 2015

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