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Talete - Bonori spiega le ragioni delle dimissioni e sottolinea l'assoluta correttezza dell'attività svolta

“Porterò tutto il lavoro fatto in procura e alla corte dei conti”

di Giuseppe Ferlicca
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Stefano Bonori

Stefano Bonori 

Viterbo – “In quest’anno in Talete ho fatto chiarezza, ho fatto tutto quello che andava fatto. La sola cosa che non ho fatto e che non farò mai è il falso in bilancio”.

Stefano Bonori lascia la presidenza Talete.

Dimissioni formalizzate la scorsa settimana e oggi, prima di lasciare l’ufficio, ultimo passaggio per spiegare alla stampa le ragioni che lo hanno portato, insieme insieme al consigliere Marzoli ad andarsene dalla società idrica.

Spiega. O meglio, precisa la sua parte di lavoro. Non punta il dito contro qualcuno. Da quello che dice, qualcosa però s’intuisce.

Se il problema è il bilancio e solo in dieci su una cinquantina di soci – sindaci lo hanno ritirato, qualcosa vorrà pur dire.

“Porterò tutto il lavoro che ho fatto nella società in quest’anno – osserva Bonori – alla Procura della repubblica e alla Corte dei conti.

Responsabilità da questo punto di vista non ne ho. Se qualcuno immagina di fare qualcosa di diverso, non è il mio modo d’operare. Mi sono impegnato per stilare un bilancio che fosse veritiero sullo stato della società. Questo ho fatto e lo rivendico”.

E’ stata la politica a sceglierlo. Il centrosinistra.

“La politica mi ha nominato, ma io ho fatto l’amministratore della società. Ruolo che rivendico prima con la consigliere Mezzetti, poi dimessasi e quindi con Cinzia Marzoli che con me hanno votato il bilancio.

Abbiamo discusso su possibili poste da correggere nell’interesse della società. Non per altro. Falso in bilancio non l’ho fatto e non lo farò mai”.

Parole pesanti. Ma Bonori non risponde alle domande dei cronisti. Non c’è possibilità di togliersi qualche curiosità. Magari proprio sul falso in bilancio. Solo una precisazione?

Per chi lo conosce è abbastanza superflua…

“La mia amministrazione è stata trasparente, altro non mi si può imputare, se non d’avere dato giorni di ferie, permessi alla società, pensando al suo futuro e ai dipendenti”.

Non c’è altro.

Quando il 29 agosto 2014 i sindaci lo hanno eletto gli hanno dato compiti da svolgere. Forse il problema è che quei compiti poi Bonori li ha fatti sul serio. Altri possono dire lo stesso?

“Mi è stato chiesto un piano di rilancio aziendale. Nel giro di due mesi l’abbiamo portato all’approvazione dei soci. C’era lo stato dell’arte e le azioni da mettere in atto, cominciando dall’aumento di capitale.

Talete fattura 28 milioni di euro e ha un capitale sociale ridicolo. Le banche, quando andavo a chiedere linee di credito mi ribadivano sempre che il mio progetto era credibile, ma i soci non credevano nella società, non investendoci”.

Snocciola cifre, va molto sul tecnico, per spiegare come i sindaci potevano decidere di mettere soldi. In molti casi sarebbe stata una partita quasi a costo zero. Dai comuni nemmeno questo. Se Talete affonda, di chi è la colpa?

“C’è stato un lavoro molto tecnico, la due diligence come richiestoci dal sindaco di Viterbo Michelini. C’erano le azioni da compiere, i cui effetti si sarebbero visti in bilancio. Quel bilancio poi approvato a maggioranza. Con una perdita di oltre quattro milioni di euro.

“Ma i soci potevano ripianare con costi molto contenuti. Ad esempio, usufruendo del fondo accantonamento per eventuali perdite i ricapitalizzazioni relative al Siit di cui è stato trasferito il ramo d’azienda.

Ammonta a 857mila euro, ciascuno dei soci per la propria quota. Viterbo potrebbe utilizzarlo per il 48 per cento.

Comuni più piccoli non avrebbero tirato fuori nulla. Soluzioni ai soci io le ho portate. Magari rinunciando a quote di mutui da restituire ai comuni.

Se Talete va in default, la perdita, rispetto a rinunciare a quelle somme, sarebbe ben più alta” .

Non è andata così. Oggi il Siit esite ancora e vende acqua a Civitavecchia. Due milioni di euro d’utile. Ma non vanno a Talete. Perché non cedono anche questo ramo d’azienda? Non sembra esattamente un’azione per rafforzare Talete. Semmai il contrario.

“Quando ho accettato questa scommessa ho pensato che poteva essere messa in campo una partita diversa.

Pensavo che i soci mi avrebbero visto non solo come amministratore, ma come ex sindaco, In grado di capire anche le loro difficoltà. Ognuno assumendosi le proprie responsabilità. Io le mie.

Se qualcuno intende fare azioni, è benvenuto. Ho operato in modo corretto e trasparente”.

E’ finita così. Con un presidente che ha fatto quello che i soci gli avevano chiesto. Con i soci che non hanno dato seguito a quello che loro stessi avevano chiesto.

E Talete continua a ballare sull’orlo del baratro.

Bonori avrebbe dovuto immaginarlo. Le avvisaglie c’erano.

“Mi hanno eletto prima di santa Rosa e a Viterbo prima del 3 settembre non si fa mai nulla”.

E comunque era già tutto scritto. “In un articolo del gennaio 2011 Tusciaweb parlando di me lo aveva già detto”.

Giuseppe Ferlicca


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14 settembre, 2015

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