Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Crediamo che tutta la città di Viterbo possa esser contenta, perché non soltanto il dibattito sul termalismo è ripartito, ma l’incontro aperto che si è appena concluso ieri sera nella sala regia di Palazzo dei Priori ha finalmente reso pubblici, e pubblicamente discussi, dati concreti.
Il sindaco Leonardo Michelini – cui pure, in passato, non abbiamo fatto sconti – ha stavolta avuto in concreto il coraggio di accettare la “sfida” (in senso costruttivo – come la ha definita Melissa Mongiardo) di una ripartenza pubblica e sotto i riflettori, e di questo gli diamo atto, insieme alla stessa Melissa che l’evento ha organizzato.
Se pure è chiaro ed evidente, ora, che non ci sono ancora certezze sul numero dei pozzi di prelievo abusivi – o comunque non ricompresi da concessioni formali – è stato almeno descritto chiaramente che cosa il Comune sta facendo e quali sono le sue linee programmatiche.
Ma, soprattutto, si è aperto pubblicamente il dibattito sulla vera questione centrale del termalismo di Viterbo, che è quello della portata complessiva delle acque termali che è possibile emungere senza che il sistema perda il suo equilibrio.
80 litri al secondo – questa la cifra dell’equilibrio.
Una quantità di acqua già disponibile, anche al netto dei prelievi abusivi (e che, dunque, non potrà che aumentare).
Una portata di acqua più che sufficiente a consentire che Viterbo diventi una città “anche” termale (accanto alle sue altre vocazioni) – come ha auspicato anche Michelini.
In concreto, una portata di acqua più che sufficiente a consentire diverse iniziative imprenditoriali termali, che rivalorizzino questo patrimonio naturale.
Tuttavia, conformemente con la nostra vocazione politica, noi crediamo che si debba ora non tornare allo stallo, ma anzi velocizzare il percorso.
Questa portata è attualmente attinta.
Un piano di sviluppo termale richiede ora che si passi alla fase successiva.
Determinare quale quantità di acqua sia consentito attingere agli attori imprenditoriali che possono partecipare al progetto, perché già presenti sul territorio, o perché disposti ad investire.
Se pure Enrico Panunzi ha assai positivamente indicato la concreta possibilità di attingere a finanziamenti regionali, se ci saranno progetti d’impresa che lo meriteranno, si deve fin da ora stabilire quale e quanta acqua sia da concedere ai soggetti attivi del termalismo, cercando di premiare quelle imprese che svelgano eventualmente di investire su questo valore del territorio capitali propri.
Stabilendo, accanto a regole certe, strumenti per farle rispettare.
Perché cominciando a distribuire razionalmente le risorse esistenti si scoprirà anche, probabilmente, che non c’è alcuna necessità di costosi – e soprattutto lunghi – lavori di spostamento delle risorse termali dalle Zitelle al Bulicame (area, quest’ultima, già di per sé assai dotata); e che basterà assai poco per dotare le ex Terme INPS dell’acqua di cui disponevano quando funzionavano a pieno regime – restituendole, funzionanti, alla città..
Perché la portata d’acqua esistente e disponibile è già una fortuna senza prezzo per questa terra – che non ha senso continuare a non mettere a frutto.
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