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“Atti disastrosi, convenzioni suicide per le Asl”

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Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D’Arma

Luciano Mingiacchi, ex direttore generale della Asl Roma H

Luciano Mingiacchi, ex direttore generale della Asl Roma H

Alfredo Moscaroli

Alfredo Moscaroli

Ferdinando Selvaggini

Ferdinando Selvaggini 

Viterbo – C’erano una volta le tangenti alla Asl di Viterbo, almeno dagli anni Novanta, secondo chi le ha pagate per prendere appalti. Nei primi anni Duemila arrivano anche alle Asl di Rieti e Roma H, con lo ‘strumento magico’ delle convenzioni.

La cronistoria di un pezzo di inchiesta Asl è servita. Due pm. Due ore di requisitoria. Due processi: uno – il più viterbese – da 29 imputati, tra imprenditori, società e vertici dell’azienda sanitaria locale; l’altro che si è avviato alla conclusione ieri, sentenza a novembre, è un rivolo del primo.

Di corruzione e turbativa d’asta rispondono l’ex direttore generale della Asl di Roma H Luciano Mingiacchi, l’ex dirigente del servizio informatico Patrizia Sanna e il socio Isa Riccardo Perugini.

Un maxiprocesso e un ‘miniprocesso’ intersecati e inconcepibili separatamente. I guai di Mingiacchi & Co. cominciano con le confessioni di Alfredo Moscaroli, imprenditore viterbese, imputato al maxiprocesso, ex patron della Isa che nel 2005 accentrava la gestione informatica di tutte e tre le Asl: Viterbo, Rieti e Roma H. 

Un monopolio delle forniture che Moscaroli paga caro: per prendere i lavori a Viterbo spende 60mila euro di contratti finti alle mogli di due inquisiti nella maxi-inchiesta (uno è Ferdinando Selvaggini, ex responsabile del Ced alla Asl viterbese; l’altro Massimo Ceccarelli, delegato di Telbios, una società partecipata della Telecom, che prendeva appalti dalla Asl). Nel 2009, Moscaroli finisce in cella con loro.

Solo qualche umana perplessità può fermarlo da un’immediata collaborazione con la procura: “Se parla Selvaggini scopre tutti i fronti – racconta, intercettato in carcere, alla figlia -. La Sanna sa tutto e mi dispiace per lei, perché stare senza stipendio, una donna sola, senza marito…”. La figlia lo incoraggia: “Papà non ti preoccupare: tu hai pagato troppo”. Nasce così quel memoriale sulle tangenti che Moscaroli scrive in carcere e consegna ai magistrati; per il pm Fabrizio Tucci è “uno squarcio sulle indagini e l’apertura dello scenario inedito di Rieti e Roma H, col sistema delle convenzioni”.

In pratica si esporta altrove il “metodo Isa”. Tre Asl ‘gemellate’ sotto il segno di una stessa gestione informatica. Un gioco di specchi in cui la storia si ripete: quello che a Viterbo pretendeva Selvaggini, a Rieti e Roma H lo chiedono Patrizia Sanna e Luciano Mingiacchi. Dai 2mila ai 5mila euro mensili, lei dal 2003 al 2009, lui dal 2005 al 2009. E la Isa paga, per paura di non lavorare più con le Asl. “L’approvazione di Sanna e Selvaggini – secondo i pm – era essenziale”.

Per l’accusa, “le convenzioni sono niente meno che un escamotage per aggirare le normative sugli appalti pubblici. Anziché fare una gara, la Asl di Viterbo stipula convenzioni prima con Rieti, poi con Roma H. Ma il rapporto è col privato, la Isa, perché è l’azienda a fornire i servizi: nelle casse della Asl restava il 3-4 per cento dei ricavi”. Convenzioni suicide, spiega il pm Stefano D’Arma: “atti disastrosi, delibere che parlano di urgenza quando l’urgenza non c’è e un risultato contrario agli interessi pubblici: Rieti perde 500mila euro, Roma H 245mila”. Soldi che le parti civili, adesso, rivogliono indietro con gli interessi (più di 2 milioni di euro in totale).

Gli imputati si difendono come possono. Sanna argomenta che non c’è la sua firma sulle convenzioni, ma per l’accusa sì. E se non ci sono sue intercettazioni significative, è perché “il suo telefono viene messo sotto controllo già a convenzioni stipulate da anni”. Quanto a Mingiacchi, che lamenta di non conoscere neppure Moscaroli, l’accusa ricorda che l’ex patron della Isa fece un contratto da 5mila euro al mese al nipote dell’ex direttore generale. Quando Mingiacchi si dimette, il nipote non prende più un euro.

Risultato: richiesta di assoluzione per Perugini e di condanna a 4 anni per Sanna e Mingiacchi e la confisca di 360mila euro, prezzo della corruzione. “Pene gravi per fatti gravi, in un lungo periodo di tempo”.

Stefania Moretti


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