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Sanità - Due medici e due infermiere condannati dalla Corte dei conti a risarcire la Asl di Arezzo

Dimenticano garza nell’addome di una paziente

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Una sala operatoria

Una sala operatoria

Arezzo – Le lasciarono una garza nell’addome.

Per quell’incidente, nel novembre 2011, la Asl di Arezzo ha già risarcito una paziente, finita sul tavolo operatorio per rimuovere utero, tube e ovaie: 17mila e 500 euro per essere rimasta dieci giorni con un corpo estraneo nella cavità addominale.

Adesso tocca ai due medici e alle infermiere rimborsare la Asl, dopo la nota del direttore generale alla Corte dei conti per rappresentare il danno erariale causato all’azienda. E così, davanti alla magistratura contabile sono finiti due chirurghi, l’infermiera strumentista e l’infermiera di sala, 45enne originaria di Gradoli. 

La signora viene operata l’8 novembre 2011. Intervento riuscito, almeno all’apparenza: i medici la dimettono dopo una settimana. Ma il 18 novembre, la paziente è di nuovo in ospedale: i chirurghi riaprono e si accorgono della garza dimenticata per errore. Due anni dopo, la Asl rimborsa e la Corte dei conti contesta all’intera équipe il danno causato all’azienda sanitaria.

Medici e paramedici si sono difesi presentando memorie scritte. Entrambi i chirurghi hanno sottolineato come il risarcimento non fosse frutto di un contenzioso, ma di una scelta discrezionale dell’azienda sanitaria; l’infermiera strumentista avrebbe detto di aver avverito che mancava una garza, mentre l’infermiera viterbese avrebbe ammesso di non aver fatto quella che, in gergo, si chiama conta di garze e ferri perché, allontanatasi per lavare gli strumenti, avrebbe trovato tutto a posto una volta tornata in sala operatoria. Ma la Corte dei conti non salva nessuno: “La dimenticanza di una garza nell’addome di una paziente è sicuramente non giustificabile” e condanna tutti.

Chirurghi e infermiere, secondo le valutazioni della magistratura contabile, dovranno restituire alla Asl aretina l’80 per cento dei 17mila 500 euro risarciti e non l’intero: per quel 20 per cento restante, la Asl è stata ritenuta comunque responsabile. In totale, quindi, pagheranno 14mila euro, ognuno secondo le proprie responsabilità, misurate in percentuale: 35 per cento i chirurghi, 25 per cento l’infermiera strumentista, 5 per cento l’infermiera di sala. Che in cifre equivale a 4mila 900 euro per i medici, 3mila e 500 per l’infermiera strumentista, 700 euro per l’infermiera di sala.


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27 ottobre, 2015

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