Viterbo – Quale Partito democratico serve alla Tuscia?
La segreteria provinciale se lo chiede e lo domanderà ad amministratori e dirigenti locali.
Un questionario, una quindicina di domande cui saranno chiamati a rispondere i democratici sul territorio, il risultato finale sarà analizzato da una commissione esterna all’apparato provinciale. Poi la fase operativa.
La regia è del segretario provinciale Andrea Egidi. Lunedì 19, incontro con amministratori e iscritti per presentare l’iniziativa
Quale Partito democratico serve alla Tuscia?
“Io mi pongo una domanda che riguarda il rapporto tra noi e il paese, più che un’interrogativo legato solamente alla Tuscia. Su questo vogliamo dare un contributo alla discussione nazionale che si sta facendo sulla riforma del Pd e quindi sulla sua natura di partito riformista che finalmente ha aderito al Pse”.
Quindi?
“Comprendere che significa oggi in Italia essere il partito riferimento del Pse. Come ti organizzi, quali messaggi costruisci, come mobiliti milioni di coscienze, attraverso quale cultura politica. Qualcosa di diverso dal rischio che si corre ancora oggi”.
Quale rischio?
“Quello che il Pd si trasformi in uno strano animale. Un essere con una grande testa, la straordinaria leadership di Renzi e un corpo esile e talvolta disarticolato perché preda di scorribande di gruppi e sottogruppi che si organizzano non si sa bene su quale linea politica. Secondo me il problema è anche questo”.
A Viterbo succede abbastanza di frequente.
“Rispetto a com’era il Pd anni fa, credo di poter dire che abbiamo fatto passi da gigante. A volte però mi rendo conto che il messaggio è questo. E anche qui, con franchezza dico che è una vicenda che deve riguardare tutti e che l’appello alla condivisione e all’unità non si può fare a senso unico, cioè solo al segretario della federazione, per poi organizzare un lavoro di gruppo”.
A chi si riferisce?
“Mi riferisco a un modo di fare che non può rappresentare la mission del Pd. Noi dobbiamo guardare fuori, uscire da quella sorta di grande fratello tutto interno che non ci permette di vedere cosa succede nella società. Per questo la fase di ascolto e la conseguente conferenza organizzativa. Per rimettere in moto il Pd e fargli svolgere il ruolo che gli compete dopo diciannove mesi dalla nascita del governo Renzi”.
Il Pd che cos’è diventato in questi anni?
“Come segreteria provinciale ce lo chiediamo da un po’ e ci rendiamo conto che serve una risposta collettiva. Lo domanderemo ad amministratori e dirigenti locali attraverso incontri e la compilazione di un questionario, una quindicina di domande, sulla vita e sulla natura del Pd nei circoli, cui saranno chiamati a rispondere i democratici sul territorio, L’esito complessivo sarà letto politicamente da una commissione esterna al gruppo dirigente provinciale. Poi la fase operativa.
Che situazione c’è nei vari comuni della Tuscia?
“Non ci fermeremo solo al questionario o all’incontro di lunedì prossimo. Andremo in giro per la provincia. Le difficoltà di alcuni circoli li conosciamo, sappiamo che in alcuni punti si potrebbe fare di più, ma vogliamo entrare nel merito. In alcuni comuni siamo la principale forza di governo ma non abbiamo circoli attivi, in altri siamo fermi in posizioni di rendita, ai margini del dibattito politico, in altri ci limitiamo al nostro compito, convinti che possa bastare”.
Di che parlerete?
“Forma partito, ruolo e funzione degli elettori, le primarie, il rapporto con gli iscritti, un assetto organizzativo più moderno. In poche parole come ci si attrezza di fronte alle domande che ponevo prima. Si parte il 19 con un’assemblea aperta, si andrà avanti con incontri sul territorio fino a dicembre, poi ci sarà la valutazione e a quel punto arriverà la parte più difficile, cioè trasformare da parole a soluzioni le valutazioni riscontrate con la fase di ascolto. Il 19 partirà tutto questo, presenteremo il questionario, il gruppo di lavoro esterno diretto da Valeria Valente e cominceremo a discutere”.
Perché una commissione esterna?
“Potevamo farla noi stessi, ma sarebbe stata meno autonoma la valutazione finale, viziata da rapporti che si hanno sul territorio”.
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