Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – A dirla tutta io non ci credevo. O meglio ci credevo a metà. Pensavo che fosse una delle solite manifestazioni, tutto fumo e niente arrosto alle quali ci ha abituati la “cultura viterbese “ in questi ultimi anni.
Vi ho comunque partecipato, sia come relatore sia come spettatore ricredendomi non poco.
Certo ci sono stati difetti e più di uno, ma quale manifestazione al suo primo apparire non ne ha! Il rodaggio è una regola per tutti. Sono lacune delle quali si è preso nota e che, se ci saranno repliche, come ben di auguro,saranno colmate.
Ma complessivamente il Festival degli etruschi è riuscito. Si è dimostrato qualcosa capace di unire un po’ tutta la Tuscia in nome di un antico popolo, di una antica gente.
Si è potuto notare un sentimento comune, una comune volontà di operare in diverso modo e in diversi contest con il solo fine di conoscere più approfonditamente la propria piccola storia, le proprie radici ed inserire il tutto nel grande quadro della civiltà e delle cultura etrusca della nostra terra.
E’ stato un momento di creazione di un nuovo e più particolareggiato mosaico dove ogni paese, ogni luogo, ogni associazione, prima di tutti l’Università ha portato una tessera di valore unico e soprattutto nuovo.
Si è rivelato un fermento diverso nelle nostre terre, un fermento, una mentalità che negli anni ’60 l’allora Soprintendente dell’Etruria Meridionale, il compianto dr. Mario Moretti, auspicava nel momento in cui si dissacrava la Storia e la cultura etrusca con una quotidiana bramosia di scavi clandestini.
Nel corso del festival ho potuto constatare una diffusa coscienza archeologico-storica tradotta in una articolata ricerca e difesa del territorio che in altri tempi era limitata a poche persone e gruppi di volontariato.
Erano decenni che la Tuscia non si riuniva alla luce di un denominatore comune.
E ciò non può che far piacere ad uno come me che, solo, nel 1964 prese a riunire persone interessate ai problemi archeologici e alla conseguente conoscenza e difesa del territorio. Però a pensarci non ero solo, c’era con me l’amico e compianto Ludovico Magrini con il quale fondammo i Gruppi Archeologici che si diffusero prima nella nostra Provincia e poi in tutta Italia.
Da allora molte primavere hanno rinverdito le terre delle nostre necropoli e dei nostri centri ma il tutto era come macchie sulla pelle di un leopardo.
Il Festival degli etruschi mi sembra abbia riunito le macchie e ne abbia fatto un giusto colore e sentimento comune.
Ora mi aspetto che il lievito diffuso nell’occasione muova e rinnovi tutta una massa fino ad oggi amorfa e tanto insensibile.
Ora mi aspetto che ciò che è stato portato alla luce, alla luce rimanga e oltre ad essere motivo di ritrovate radici e di orgoglio divenga fattore e motivo di uno sviluppo articolato e vivibile che si traduca cioè in un veicolato turismo capace di recare anche frutti economici più che mai necessari a tutto il territorio della nostra amata Tuscia.
Paolo Giannini
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY