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Crisi economica - Viterbo - In arretrato con le rate del leasing gli portano via due autoarticolati - Dramma in via san Cataldo, l'imprenditore Angelo Anselmi minaccia di togliersi la vita

“Mi state portando a uccidermi!”

di Giuseppe Ferlicca
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Angelo Anselmi

Angelo Anselmi 

Angelo Anselmi

Angelo Anselmi

Bagnaia - I carabinieri e il padre parlano con Angelo Anselmi

Bagnaia – I carabinieri e il padre parlano con Angelo Anselmi

Bagnaia -  Angelo Anselmi con Roberto Catasca

Bagnaia – Angelo Anselmi con Roberto Catasca

Bagnaia - I carabinieri parlano con Angelo Anselmi

Bagnaia – I carabinieri parlano con Angelo Anselmi

Bagnaia - Carabinieri e addetti all'interno dell'azienda di Angelo Anselmi

Bagnaia – Carabinieri e addetti all’interno dell’azienda di Angelo Anselmi

Bagnaia - L'ambulanza nell'azienda di Angelo Anselmi

Bagnaia – L’ambulanza nell’azienda di Angelo Anselmi

Bagnaia - Carabinieri e addetti nell'impresa di Angelo Anselmi

Bagnaia – Carabinieri e addetti nell’impresa di Angelo Anselmi

Bagnaia - I carabinieri e il padre parlano con Angelo Anselmi

Bagnaia – I carabinieri e il padre parlano con Angelo Anselmi

Bagnaia - Carabinieri e addetti all'interno dell'azienda di Angelo Anselmi

Bagnaia – Carabinieri e addetti all’interno dell’azienda di Angelo Anselmi

Bagnaia - Uno dei due camion sequestrati ad Angelo Anselmi

Bagnaia – Uno dei due camion sequestrati ad Angelo Anselmi

Viterbo – Ha lottato fino all’ultimo per quella che ritiene sia una ingiustizia, ma alla fine ha dovuto cedere.

I due autoarticolati che Angelo Anselmi utilizza per la sua impresa, per lavorare in un momento particolarmente difficile, glieli hanno portati via (video – fotocronaca – slide).

Non c’è stato altro da fare.

Un decreto ingiuntivo ha lasciato pochi margini di manovra. Dopo 24 ore difficili, con momenti di grande tensione, in strada san Cataldo a Bagnaia, sede della sua azienda.

Anselmi ha più volte minacciato di volerla fare finita, non avendo più niente da perdere. “Devono passare sul mio cadavere, devo morire e basta” ha gridato.

Ufficiale giudiziario, responsabili dell’impresa che glieli ha ceduti in leasing, carabinieri, autisti e avvocati, sono arrivati venerdì pomeriggio.

E’ cominciata una trattativa estenuante, ripresa ieri mattina e terminata dopo le 16.

Per i due mezzi l’imprenditore deve arretrati per 35mila euro e un totale ancora da versare fra i 70mila e gli 80mila euro.

“Ormai – dice Anselmi – li ho pagati per i tre quarti del loro valore”. Una beffa, ma il leasing non perdona. Fino all’ultima rata i mezzi non sono di proprietà.

I carabinieri vigilano, parlano con Anselmi, provano a trovare una soluzione insieme. Ma lui è irremovibile: “Per portare via i mezzi dovete passare sul mio cadavere. Basta. Non ho più niente”.

I due mezzi sono custoditi in un’area chiusa. La chiave non c’è. Arrivano pure tecnici per avere ragione dei lucchetti. Dovranno attendere anche loro.

Anselmi si piazza davanti al cancello, dove è parcheggiata una ruspa.

Ha in mano una pala e minaccia di togliersi la vita.

“A questo mi state portando – grida – a uccidermi”.

E’ disperato. Per quanto gli sta accadendo, per quanto gli è già accaduto. Solo lo scorso aprile la perdita della figlia 28enne in un incendio in casa e la nipotina con gravi ustioni.

Una tragedia familiare, oggi un altro duro colpo. C’è la crisi, la situazione è difficile, i creditori bussano alla porta. Per far fronte ai debiti si è impegnato, ma è dura.

E’ provato, tuttavia ha la forza per gridare la sua rabbia. La forza della disperazione.

“Non ho bisogno di nessuno – afferma –  andate via, volete farmi venire un infarto?”.

Protesta. Gli vogliono portare via i due mezzi perché non ha pagato le rate, ma lui è in causa per lavori eseguiti e mai pagati.

“E’ questa la giustizia? – si domanda – a me occorrono anni per cercare di riavere i soldi, voi venite qui e in pochi minuti mi levate mezzi con cui lavoro”.

Gli hanno aperto il cancello, vuole che sia sistemato.

Va su tutte le furie quando mettono in dubbio la sua buonafede. Un gruppo di persone fuori stava parlando in generale e non riferito a lui, ma tanto basta: “Mi state trattando ancora peggio”.

L’ufficiale giudiziario prova a usare tutto il tatto possibile, ma è lì con un compito preciso.

Pure i responsabili dell’impresa capiscono la situazione, cercano di mediare tramite avvocati quello che possono. C’è anche il commercialista di Anselmi.

Propongono di prendersi solo un mezzo, oppure concedere venti giorni di tempo, ma intanto i camion se li sarebbero comunque portati via.

Anselmi non cede. Arriva anche un’ambulanza. E’ agitato, si teme per il suo stato di salute, ma non si fa avvicinare.

Prova a parlare con lui pure suo padre. Non c’è verso.

Mercoledì è in programma un’udienza in tribunale, una richiesta di concordato che ha presentato. Chiede d’aspettare almeno l’esito. Magari gli danno ragione.

Il suo commercialista s’impegna a garantire per lui fino a quella data, ma non basta.

Anselmi si chiude nel suo ufficio, i carabinieri vanno con lui, nel frattempo arrivano altre pattuglie e anche l’automedica del 118.

C’è il dottor Roberto Catasca. Anselmi si lascia visitare. E’ agitato, ma considerata la situazione le sue condizioni non destano preoccupazione.

Anche Catasca, con i militari, parla con lui. Qualcosa a questo punto succede.

L’imprenditore sembra calmarsi. Inizia una trattativa e nel frattempo Catasca visita anche la moglie che sta a casa, proprio accanto all’azienda.

Anselmi va con lui e quando ritorna, sposta la gru di fronte al cancello che porta al ricovero dei due bilici. Sembra fatta.

Stanno arrivando rimorchi per portare via i mezzi, visto che le chiavi non si trovano, ma non serviranno. Così come non serve l’intervento di chi avrebbe dovuto forzare il cancello.

Anselmi consegna tutto ai carabinieri.

Pretende che gli sia rilasciata una ricevuta, si accerta delle targhe prova. Gli autisti entrano.

Poco dopo, il rombo dei due camion.

E’ la resa. In pochi minuti escono dalla proprietà.

Anselmi è lì, a terra. Sfinito. Piange. Ha il padre vicino, arriva un amico a sostenerlo. Catasca se ne va e salutandolo lo incoraggia: “Ce la farai”.

Giuseppe Ferlicca


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18 ottobre, 2015

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