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Viterbo - Lo rende noto il comitato Non ce la beviamo - Il consiglio comunale ha cento giorni per verificare la validità

Referendum acqua pubblica, consegnate 3400 firme

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Viterbo - Luigi Telli, Daniele Cario e Francesco Lombardi all'incontro sul referendum dell'acqua

Viterbo – Luigi Telli, Daniele Cario e Francesco Lombardi all’incontro sul referendum dell’acqua

Viterbo - Francesco Lombardi del comitato Non ce la beviamo

Viterbo – Francesco Lombardi del comitato Non ce la beviamo

Viterbo - Daniele Casio del comitato Non ce la beviamo

Viterbo – Daniele Casio del comitato Non ce la beviamo

Viterbo - Franco Marinelli

Viterbo – Franco Marinelli

Viterbo – Procede spedito il lavoro del comitato viterbese “Non ce la beviamo”, per l’istituzione di un referendum consultivo comunale sulla gestione pubblica del servizio idrico.

Dopo tre mesi nelle piazze, sono state raccolte 3400 firme che nella giornata di ieri sono state consegnate in comune.

A renderlo noto, alcuni membri del comitato promotore, che stamani hanno tenuto un incontro nella sede del sindacato Usb per illustrare a che punto sono i lavori e le mille difficoltà che ne sono conseguite.

Lo strumento del referendum, infatti, è sancito dallo statuto comunale di Viterbo, ma lo stesso comune non si è mai dotato di un regolamento attuativo. Di conseguenza, referendum e petizioni si possono chiedere, ma l’indizione è un’incognita.

A spiegare come sia possibile una tale mancanza è intervenuto Francesco Lombardi, del comitato “Non ce la beviamo”.

In tutto il Viterbese – dichiara Lombardi – gli statuti formulati in base a un obbligo di legge del ’90 contengono, per rispettare la normativa, gli istituti di partecipazione.

Istituti che però non vengono regolamentati, togliendo la possibilità ai cittadini di partecipare: questo è il caso che riguarda anche Viterbo. Noi abbiamo interpretato questa carenza come scarsa volontà di far partecipare attivamente i cittadini, ma oggi rivendichiamo questo diritto anche in assenza di una regolamentazione”.

Un diritto esercitato con la consegna delle firme in comune, nell’attesa che quest’ultimo verifichi la validità della documentazione per poi decidere se indire o meno il referendum.

“Questo – ha continuato Lombardi – è il primo approccio nella città di Viterbo a un’azione che parte dai cittadini e che rivendica il diritto a partecipare direttamente alla vita politica. Abbiamo raccolto in tre mesi più delle firme necessarie per aderire e promuovere questo referendum e ora attendiamo la decisione del consiglio comunale”.

La palla passa a palazzo dei Priori. Che ha cento giorni per verificare la validità della documentazione consegnata.

Una decisione incerta, come spiegato da Daniele Cario, di Solidarietà cittadina e membro del comitato “Non ce la beviamo”.

“Non abbiamo la certezza che il referendum possa essere accettato appieno – ha spiegato Cario – perché mancano delle indicazioni che il comune non ha mai voluto rendere note. Probabilmente i politici si sentono superiori alla volontà dei cittadini. Le firme sono state raccolte nei tre mesi estivi e questo dimostra ancor di più quanto il problema sia sentito dai viterbesi”.

A chiudere l’incontro, al quale hanno presenziato anche Luigi Telli e Franco Marinelli, la chiosa di Francesco Lombardi.

“L’acqua deve restare un diritto – ha concluso Lombardi – e la sua gestione deve restare sotto il controllo pubblico. C’è stata un’adesione forte dei cittadini e per questo ci auguriamo che il referendum venga indetto. Ricordiamoci che si scrive acqua ma si legge democrazia”.


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20 ottobre, 2015

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