Viterbo – (g.f.) – “Centomila euro li hanno tolti al Consorzio biblioteche e centomila euro il comune li ha assegnati fra San Pellegrino in Fiore e Caffeina”.
Lezione di matematica applicata all’economica. Somma e sottrazione a cura di Paolo Pelliccia, commissario del consorzio.
Commentando i contributi da palazzo dei Priori, assegnati prendendoli dalla tassa comunale di soggiorno, non può non ricordare che all’ente da lui diretto una simile somma piuttosto che darla, a palazzo dei Priori gliel’hanno tolta.
Morale della favola: “La cultura finanzia la cultura”. Singolare applicazione della proprietà transitiva.
Pelliccia, però, intervenendo all’incontro di Fondazione ieri al Salus Terme, non si abbatte.
“Mi arrabatto, continuo a elemosinare, a chiedere fondi a imprenditori e amici, come mi hanno abituato a fare.
Io comunque difendo Caffeina, mi auguro che sopravviva e che vinca la sfida del decimo anno. E’ una realtà che funziona, così come altre”.
Tuttavia, un piccolo appunto ce l’ha.
“Urlare alla cultura – continua Pelliccia – diventare movimento politico e poi difendere determinati recinti non mi sta bene e non mi piace. Chiunque lo faccia, sbaglia”.
Ogni riferimento a Filippo Rossi e a Viva Viterbo è tutt’altro che casuale.
“Manca il senso della comunità – continua Pelliccia – nel mondo della cultura. Ognuno metta da parte le sue vanità e si metta più a disposizione dell’altro. Cosi faremo grande la città.
Per questo, Viterbo capitale della cultura ha fallito. Non ci si improvvisa con un progetto di quella natura”. Un peccato. “Nel sistema Lazio abbiamo potenzialità che nessun altro può vantare”.
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