Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La rappresentante della segretaria dello Spi Cgil Roberti rilancia la denuncia della paziente contro la Asl
“Mi sono dovuta rivolgere per 4 volte in pochi giorni al pronto soccorso. L’insufficienza respiratoria di cui soffro sta peggiorando e dopo un mese dalla richiesta non mi vengono ancora forniti né il macchinario né le mascherine adatte per consentirmi di respirare e rinviare così la tracheotomia”.
Anna Maria Pascucci è una 63enne di Soriano nel Cimino malata di Sla al terzo livello che si è rivolta a Marisa Roberti, della segretaria dello Spi-Cgil, per tornare a denunciare la sua condizione. Già l’8 dicembre aveva scritto ai giornali per raccontare la sua storia, ora torna a farlo perché da allora nulla è cambiato. E non solo: “Ieri mi sono rivolta alla Procura e ho sporto denuncia contro la Asl di Viterbo che mi ha lasciato senza le cure salvavita”, annuncia.
“La storia di Anna Maria Pascucci – commenta Roberti – è la palese dimostrazione di come la burocrazia non tenga conto di situazioni drammatiche in cui solo tempi di interventi celeri possono evitare l’aggravarsi di condizioni di salute già critiche. Sono purtroppo i più deboli a fare le spese di un sistema sanitario che non riesce più a garantire i diritti dei pazienti. Risposte evasive, lungaggini e rinvii non sono accettabili quando di mezzo c’è la vita di una persona”.
Ecco in breve la vicenda: “Il 20 novembre – racconta Pascucci – sono stata dimessa dal Gemelli di Roma, dove mi avevano stabilizzata, con la richiesta urgente di un macchinario per la respirazione assistita e la tosse assistita. All’indomani, il 21 novembre, ho presentato richiesta all’ufficio presidi della Asl di Orte. Dopo 12 giorni, il 2 dicembre, non avendo ricevuto alcuna notizia ho chiamato Orte e mi hanno risposto per problemi interni la pratica era ancora lì e non avevano potuto mandarla a Viterbo. Ho quindi trovato il contatto con l’ufficio preposto della Cittadella a Viterbo e contattato la responsabile Barbalace che mi ha confermato non avere la pratica ma si è subito mossa per accelerare l’iter”.
Passano altri giorni e niente. “Fino al 4 dicembre quando arriva il tecnico a casa e – racconta – mi consegna un macchinario e delle mascherine che però erano diverse da quelle prescritte. Tanto che io mi soffocavo indossandole. Ho dovuto rifiutarli e mi sono fatta fare una dichiarazione scritta sui motivi del rifiuto. Mi fanno parlare con la ditta che li rifornisce, la Vitalaire, e mi conferma che quelle mascherine loro non ce l’hanno e servirebbero mesi per richiederle”. Quindi, lo sfogo con la lettera inviata ai giornali l’8 dicembre.
La signora Pascucci ha ricontattato la Cittadella la scorsa settimana per avere aggiornamenti e le hanno ribadito che quel modello di mascherine è difficile da reperire. “Mi sono rivolta al sindaco di Soriano che mentre sul problema del mio trasporto per andarmi a curare resta evasivo su questa questione – dice – è andato di persona alla Asl dove gli hanno garantito che entro il 15 mi avrebbero consegnato tutto, macchinario e mascherine adatte alla mia patologia”.
Ma ancora non sono arrivati. Nel frattempo, Pascucci ha dovuto chiamare 4 volte il 118 perché soffocava. Una volta è stata portata addirittura in eliambulanza al Gemelli. La diagnosi è sempre quella: grave insufficienza respiratoria. “Di quelle 4 volte una ho rifiutato il ricovero a Belcolle perché lì purtroppo non hanno gli strumenti adatti al mio caso”, ribadisce.
Ma non finisce qui, oltre ai disagi che patisce ogni volta che deve spostarsi per ricevere cure (senza alcun aiuto dal pubblico), Pascucci denuncia: “Quando mi hanno dimessa – afferma – mi hanno anche rilasciato un modulo per la richiesta di un contributo per i malati di Sla pari a circa 1.200 euro al mese.
Questi soldi lo Stato li gira alle Regioni che a loro volta li inviano ai comuni per la gestione. Ebbene, al Comune di Soriano l’assistente sociale mi ha risposto che i bandi sono chiusi e poi mi hanno detto che no riceverà un soldo perché quei fondi sono fermi al Comune capofila, ovvero Viterbo, per un totale di oltre un milione di euro. Come me solo a Soriano ci sono altre 5 persone che avrebbe bisogno di soldi per curarsi ma non li ricevono”.
“Ringrazio le dottoresse Barbalace e Gangi che hanno perorato la mia causa con sollecitudine ma si sono scontrate contro un muro di burocrazia. Per il resto, mi hanno lasciata sola”, denuncia infine la signora Pascucci.
Maria Roberti Spi Cgil
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