Parigi – “Parigi 2015”, 30 novembre. Questa la data di inizio della XXI conferenza delle parti sul clima della Convenzione quadro delle Nazioni unite in materia di cambiamenti climatici (Unfccc).
Il momento è cruciale: la conferenza delle parti, arrivata alla sua XXI edizione, dovrà condurre a un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le nazioni, che limiti il riscaldamento globale sotto i 2° C. Sarebbe il primo risultato, dopo oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite.
I governi mondiali che prendono parte all’evento sono in tutto 195. Assieme a loro stakeholders come agenzie internazionali, fondi di investimento, organizzazioni non-governative, autorità e governi locali, soggetti imprenditoriali. Si prevede la partecipazione di oltre 50mila persone.
Si può considerare probabilmente la più grande conferenza ambientale del secolo. Ma il problema del riscaldamento globale non è solo un problema tecnico-energetico ma anche l’occasione per ridisegnare una nuova società, un nuovo modo per stare insieme e accompagnare l’umanità nel prossimo secolo, uscendo dalla dipendenza dall’energia fossile.
Una energia a bassa intensità di carbonio fossile come quella del sole, dell’acqua, del vento e della terra ci proietta invece in uno scenario nuovo per l’umanità e la nostra relazione con la natura. Sapere che circa il 50% delle emissioni di gas serra dovute alle attivitá umane sono oggi riassorbite dalle foreste e dagli oceani del Pianeta ci dà un messaggio importante di conservazione dei nostri più importanti sistemi naturali, un servizio che questi ecosistemi svolgono in silenzio.
Fondamentali per la nostra sopravvivenza. Produrre energia per il proprio consumo, usare reti di distribuzione intelligenti in modo da collegare punti di produzione diffusi nel territorio, non è solo una grande innovazione tecnologica ma un modo di ridistribuire ricchezza e reddito tra i tanti soggetti della green economy, dagli artigiani agli ingegneri fino alle piccole e medie imprese tecnologiche.
Significa inoltre promuovere nuove forme di mobilità sostenibile, dalle piste ciclabili alle ferrovie, ma anche il piacere di riscoprire la possibilità di camminare nei centri storici o in campagna, fermandosi a godere delle bellezze del nostro paesaggio.
Unico al mondo e frutto di migliaia di anni di bellezza artistica e trasformazione umana. Parigi significa anche cibo che non vuol dire guardare nel proprio piatto ma porsi domande fondamentali sul ruolo di un’agricoltura che contribuisce per il 26% alle emissioni globali di gas serra e che solo dal 1960 ha raddoppiato le sue emissioni.
Significa anche riflettere su come 7 miliardi di persone (saremo 9 miliardi nel 2050) definiscono le regole dello stare insieme e si interrogano sul diritto fondamentale al cibo, con più di 800 milioni di persone sotto la soglia minima di nutrizione, mentre un miliardo e 200 milioni di persone sono sovrappeso. Significa infine porsi il problema dello spreco alimentare che ha raggiunto il 40% della produzione agricola e rappresenta circa il 10% delle emissioni di gas serra.
Tutto questo significa interrogarsi sulla nuova società costruendo un’economia più equa, partecipata e sostenibile.
Riccardo Valentini
Capogruppo del Pd al Consiglio regionale del Lazio
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY