Viterbo – Produzioni agricole della Tuscia, solo una lieve ripresa nel 2015. Bilancio insufficiente quello di Confagricoltura Viterbo-Rieti.
Il presidente Giuseppe Ferdinando Chiarini tira le somme per il settore dell’agricoltura. A tracciare il bilancio anche il direttore Angelo Serafinelli e i vicepresidente Remo Parenti e Alessio Trani.
“Il 2015 è stato l’anno della ripresa mancata – afferma Chiarini -. Lo dico con rammarico perché il Pil provinciale dipende soprattutto dall’agricoltura. Siamo intorno al sei per cento, che arriva al quattordici se si aggiunge anche l’agroalimentare. Siamo ben sopra la media nazionale, che si attesta al solo due per cento”.
Nelle province di Viterbo e Rieti l’agricoltura occupa una delle fette maggiori della produttività totale. Il settore, nel 2015, registra un nuovo segno negativo, causato da diversi motivi che si sono accumulati e hanno pesato sulla maggior parte degli indotti.
“In quest’ultimo anno – dice Chiarini – abbiamo lottato contro l’Imu sui terreni agricoli: una tassa iniqua, mal gestita e difficilmente sostenibile per le aziende. La Confagricoltura di Viterbo e Rieti ha avuto un ruolo determinante per incanalare l’Imu in ambiti di correttezza. Capofila a livello nazionale, abbiamo fatto ricorso al Tar che, dichiarando incostituzionale la norma l’ha rinviata alla Corte Costituzionale”.
Poi il bilancio delle attività nel corso dell’anno. “Rileviamo – continua Chiarini – un fermento tra le imprese che puntano all’inserimento di giovani agricoltori o delle aziende che fanno diversificazione delle attività come l’agriturismo, la vendita diretta, le agroenergie e le reti di impresa”.
Nello specifico, i vari settori produttivi. “La buona alternanza delle stagioni – sottolinea -, ha permesso un regolare andamento delle fasi di maturazione di raccolta dei prodotti. E’ notte fonda per il latte bovino. Con rammarico posso affermare che presto si andrà alla chiusura di tante stalle. Il prezzo è crollato a 37 centesimi, con i costi di produzioni che si attestano tra i 40 e 42 centesimi. Un pianto anche per la cerealicoltura. Così come è necessario stendere un velo pietoso sull’ortofrutta, con i prezzi che hanno coperto a malapena i costi”.
Buona annata, invece, per i vigneti. “Hanno mostrato – afferma Chiarini – una maggiore produzione, con un aumento del 15 per cento. L’unico problema è che il vino viterbese non gode della pubblicità che si merita”.
Nel 2015 è raddoppiata la produzione dell’olio rispetto a quella dello scorso anno. “Dopo la drammatica annata del 2014 – dice il vicepresidente Trani -, quest’anno siamo tornati in carreggiata. Soprattutto da un punto di vista qualitativo.
Se ottima è stata la produzione – continua -, non si può dire altrettanto per i prezzi ancora condannati a scontare la crisi dello scorso anno. Nel 2016 è necessario mettere a posto gli impianti, perché l’olio è una ricchezza ancora troppo trascurata in provincia. Servono gli investimenti”.
Risultato appena sufficiente, invece, per la frutta a guscio. “Le nocciole hanno incrementato la produzione – sottolinea il vicepresidente Parenti -. Timida ripresa della produzione e dei prezzi anche per i castagneti, dopo gli ultimi anni disastrosi per l’attacco del Cinipide e delle avversità atmosferiche”.
Il 2015 è stato anche l’anno dell’Expo, dedicata proprio alimentazione. “L’esposizione universale di Milano – afferma il direttore Serafinelli – non è stata una vetrina particolarmente importante per gli agricoltori. Ma parlare di alimentare tutti i giorni, per sei mesi, ha avuto un ottimo effetto sulla popolazione.
La speranza per il nuovo anno – conclude – è di rimanere sul mercato, migliorare i bilanci e investire maggiormente a livello regionale. Per quest’ultimo motivo un paio di settimane fa è nata una rete regionale per i servizi che unisce le province di Viterbo e Rieti a quelle di Roma, Frosinone e Latina. Solo facendo rete il 2016 potrà essere un anno migliore”.
Raffaele Strocchia
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