Viterbo – Nel Viva calcio regna il rispetto.
E’ questo il pensiero cella società del presidente Luigi Palladino, che in settimana è stata colpita da una multa di 300 euro per insulti razzisti.
L’episodio è avvenuto durante la gara tra gli Juniores rossoblù e il Bagnaia, dove una (isolatissima) parte del pubblico ha lanciato insulti verso l’arbitro di colore.
L’accadimento viene condannato dai vertici attraverso un comunicato apparso sul sito ufficiale della squadra.
Il comunicato ufficiale della società
La premessa è d’obbligo, il ViVa calcio è una società creata nel 2012 dalla fusione di due realtà calcistiche come la Valleranese e il Gs Vignanello.
Anticipato questo, va anche aggiunto che fra i 190 tesserati del sodalizio gestito dal presidente Luigi Palladino, esistono varie entità fra ragazzi (e bambini) di colore, ragazzi (e bambini) extracomunitari, ragazzi (e bambini) di religioni diverse.
E mai, nei tre anni di attività del club, e tanto meno negli anni in cui le realtà erano distinte e separate fra loro, c’è stato un qualsivoglia atto di intemperanza per questioni razziali, nazionaliste, religiose.
Anche per questo il responso portato a conoscenza con un comunicato ufficiale della Lnd attraverso il quale si punisce il ViVa calcio con una ammenda di 300 euro per frasi irriguardose rivolte nei confronti dell’arbitro (un ragazzo di colore, nda) e a sfondo razzista ha lasciato sbigottita non solo la dirigenza del club, ma la comunità locale tutta di due paesi che contano in totale quasi seimila abitanti e dove in ogni caso neanche per strada s’è mai offeso qualcuno per colore della pelle, per identità nazionale, per credo religioso.
E lascia ancor più allibiti il fatto che la frase, così si legge nel comunicato diramato dopo la partita che la nostra formazione juniores ha affrontato a Bagnaia, sarebbe stata rivolta al direttore di gara da un sostenitore del ViVa calcio.
Ora, premesso che con una platea di un centinaio di tifosi risulta davvero difficile pensare che un direttore di gara – che sta dirigendo le ostilità in campo – possa nel contempo percepire da quale bocca insana presente sugli spalti sia partita una frase o un epiteto a sfondo razzista fra tante voci, chiacchiericcio e risate (perché il football deve creare sorrisi e non patemi d’animo), il ViVa calcio annuncia ricorso certo non per evitare la spesa dell’ammenda (del resto il ricorso in oggetto costa poco più di un terzo dell’ammenda stessa) ma per confermare la sua immagine di società cristallina nei rapporti umani e interpersonali.
Come intuibile, poi, sugli spalti quando si gioca in trasferta si ritrovano i genitori dei ragazzi che scendono in campo, certo non ultras e tanto meno esagitati pronti a scatenare una guerra per una decisione controversa da parte di un arbitro. In trasferta non possono esserci tifosi infiltrati, non riconducibili cioè agli affetti di chi gioca a pallone.
In aggiunta va detto che in tempi non sospetti il ViVa calcio ha fra le altre cose redatto un regolamento etico per dirigenti e tesserati attraverso il quale si evince un particolare fondamentale: l’obiettivo è l’educazione, il rispetto delle regole, il rispetto degli avversari.
Con buona pace del risultato, perché l’idea di massima è quella di forgiare uomini in grado di affrontare la società dell’oggi e del domani e non di diventare campioni a tutti i costi, anche a discapito del rispetto nei confronti degli altri.
Razzismo? Certo, qui non è di casa.
Il ViVa calcio è ben felice di ospitare alla cena sociale (il 22 dicembre, nella cantina sociale del club) l’arbitro della partita in questione, pagandogli il rimborso spese del viaggio e offrendogli gli auguri di Natale oltre una sincera stretta di mano.
Non per rabbonire gli animi, ma per una schietta convivialità tra chi, questo sport, lo ama.
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