Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Procede in modo lesto e convinto il cammino di “Egidio 17” verso il traguardo del quinto centenario dello scisma luterano che verrà ricordato in tutta Europa il prossimo anno, ma soprattutto a Viterbo prestigiosa location di vicende epocali come l’”Ecclesia viterbiensis” guidata da Reginald Pole con Vittoria Colonna, sotto la sapiente regia di Paolo III e del cardinale Egidio Antonini, finalizzata ad una profonda revisione della Chiesa di allora.
Il gruppo delle associazioni aderenti al “Progetto”, condiviso anche dal vescovo Lino Fumagalli, si arricchisce ogni giorno di più di new entry che stanno via via sottoscrivendo un protocollo d’intesa – il primo a Viterbo a memoria d’uomo per un evento culturale – su eventi ed iniziative da svolgere in sinergia. E non è cosa da poco.
Al “Progetto” sono anche interessati, per il momento, l’ambasciatore del Regno Unito presso la Santa Sede, Nigel Baker, il Touring Club di Roma e Viterbo, la scrittrice Gaia Servadio, Claudio Strinati ed altri.
Non è esclusa in uno dei prossimi convegni la partecipazione, come relatore, del cardinale australiano George Pell, prefetto del segretariato per l’economia della Santa Sede.
Ancora accesi gli echi della convention dei giorni scorsi nell’ex chiesa di Santa Caterina a Viterbo dove si riuniva in preghiera Vittoria Colonna più volte ospite dell’adiacente convento.
Esperti e docenti universitari hanno parlato, dati alla mano, della misteriosa tavoletta della Crocifissione custodita nel museo del Colle del Duomo. Alcuni ci vedono l’ingegno di Michelangelo, ma non è questa la notizia. Si tratta di capire se il dipinto sia stato o meno uno di quelli donato dal Buonarroti a Vittoria Colonna e, se lo era, di capire quali messaggi poteva contenere in un periodo cupo e triste della Chiesa oscurato dal’Inquisizione.
La ricerca è ancora aperta e ben vengano nuovi studi e indagini per valutare attribuzione, struttura pittorica, datazione e così via. Lo stesso Claudio Strinati all’indomani dell’incontro di Santa Caterina ha detto che “il problema non è l’attribuzione, ma l’interesse per la ricerca che ribadisco pienamente. Sono orgoglioso che a Viterbo ci siano studiosi e coscienza culturale per un’opera pittorica come la Crocifissione”. Certamente siamo in presenza di un unicum della storia e della tecnica che consideriamo provvidenziale ad una città dalle ambizione turistiche come Viterbo.
Come riteniamo provvidenziale la presenza nel nostro museo Civico della “Pietà” di Sebastiano del Piombo che non a caso ci riporta anch’essa a Michelangelo e al “pensiero” del cardinale Egidio Antonini. Per non farci mancare nulla si registra anche la ricorrenza del quinto centenario della sua esecuzione (1516? -2016) commissionata dal curiale Giovanni Botonti. Particolare da non trascurare in clima di Giubileo che ripropone en passant l’annosa questione del museo Civico e della sua fruizione. Il centenario della Pietà potrebbe essere l’occasione per una serie di iniziative promozionali che non possono però prescindere dalla utilizzazione del chiostro della Verità, da restituire alla libera utilizzazione, anche per iniziative delle associazioni aderenti a “Egidio 17”. (pensiamo alle performance di Caffeina, dei Quartiere dell’Arte o di Medioera). Il tutto sarebbe possibile in tempi brevi e senza costi Basterebbe arretrare la linea della biglietteria.
Due tavole dunque, quella della Crocifissione e quella della Pietà, ambedue d’impronta michelangiolesca, che Viterbo dispone per consolidare la propria offerta culturale.
L’impianto medioevale della città si è evoluto nel tempo in aspetti rinascimental-barocchi in parte occultati o sottostimati che “Egidio 17” vuole ricordare e riproporre proprio in occasione dello scisma del 1517. Fare la conta di quello che abbiamo perso è difficile e inutile. Qualcosa però si può ancora salvare come ad esempio i graffiti di palazzo Nini in via Annio.
E pensare che non risale al Medioevo ma al Cinquecento la tradizione di una grande luminaria che si trasformerà alcuni decenni più tardi nella “Macchina di Santa Rosa”.
Vincenzo Ceniti
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