Viterbo – “Adozioni, un tema che non può essere affrontato a colpi di maggioranza”. Parola del deputato Pd Giuseppe Fioroni.
“La nostra Costituzione – spiega Fioroni -, anche con i cambiamenti previsti dalla riforma giunta oramai in dirittura di arrivo, non contempla la possibilità di alterare l’istituto del matrimonio. La famiglia è una e resta una. Si ha la sensazione, invece, che per alcuni il legislatore abbia la facoltà di prescindere da questo quadro. Ora, nella discussione in corso sulle unioni civili, le buone notizie riguardano l’impegno a ricercare, nel confronto politico che va oltre lo schema di maggioranza e opposizione, le ragioni di un approfondimento leale e proficuo”.
“Il tema delle adozioni non può essere affrontato a colpi di “maggioranza numerica” – sottolinea Fioroni – sarebbe assurdo che una minoranza magari del 20/30 per cento, solo perché legittimata a governare in virtù di un sistema maggioritario, si arrogasse il potere di decidere sulla famiglia, come pure sul fine vita o altre questioni eticamente sensibili, a dispetto della prevalente opinione dei cittadini”.
Bisogna avere “l’assicurazione dei principali partiti a garantire la libertà di voto a tutela delle valutazioni di coscienza di ogni singolo parlamentare. Non vale pertanto, in questo caso, il vincolo della disciplina di gruppo, né tanto la fiducia (diretta o indiretta) al governo”.
“Sapevamo fin dall’inizio – continua Fioroni – che la questione delle unioni non si limitava a riordinare ed estendere tutele, per altro già sperimentate in via pratica, a beneficio delle coppie conviventi, sia etero che omosessuali. Dietro la richiesta di regolamentazione si celava e, come si evince dal dibattito odierno, ancora oggi si cela appunto la soluzione controversa delle adozioni (step adotion) da parte di gay o lesbiche. In questo modo si innesca il dubbio di una lesione dei principi costituzionali sulla natura e l’ordinamento della famiglia.
Meglio accantonare il punto delle adozioni – conclude Fioroni -, magari imboccando la strada, ne avevo parlato già mesi fa, di una consultazione referendaria con valore d’indirizzo sulle scelte possibili del Parlamento. Avremmo il vantaggio di legiferare in questa fase su ciò che unisce, offrendo perciò alcune importanti certezze giuridiche alle coppie conviventi, ma non incorreremmo nel pericolo di stravolgere principi e vincoli afferenti alle superiori disposizioni di ordine costituzionale. Alla fine, dinanzi a operazioni arrischiate sul piano della legittimità, non sarebbe lodevole che una mobilitazione di cittadini a favore della famiglia fosse bollata come espressione di integralismo. Avrebbe piuttosto il valore, importante in via di principio anche per gli assertori di opposte visioni antropologiche, che la funzione legislativa non può eccedere i limiti di un mandato sempre legato alla sovranità popolare, al di là degli effetti volutamente distorsivi delle leggi elettorali”.
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