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Forte dei Marmi - Posto di polizia allegro - Diciott'anni dopo, cinque condanne in Corte dei conti

Soldi, squillo e telefonate private: assolto agente viterbese

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Polizia

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Forte dei Marmi – Ristoratori costretti a offrirgli persino il pranzo di nozze e il centralino usato per contattare prostitute.

Con la divisa addosso facevano quello che volevano: lo scandalo dei poliziotti di Forte dei Marmi scoppia sul finire degli anni Novanta. Tra loro, anche un viterbese: Vincenzo Falcinelli, 61enne di Sutri, che ricopriva la qualifica di ispettore capo e comandava il posto fisso di polizia.  

Una brutta storia di abusi di potere che riemerge dopo diciott’anni – l’inchiesta è del ’97 – con le condanne alla Corte dei conti, dopo quelle penali nel 2008.

Peculato e concussione a vario titolo, le accuse formulate dal tribunale di Lucca che, in primo grado, inflisse pene da uno a quattro anni. Tutto prescritto in appello, per chi impugnò la sentenza.

Dagli esercenti costretti a sborsare soldi o merce senza motivo per darla ad alcuni dei poliziotti alle telefonate partite dal posto fisso di polizia di Forte dei Marmi per fissare appuntamenti con squillo, chiamare numeri erotici, parenti o amici. Uno dei poliziotti (Giuseppe Maio, quello che ha preso la condanna più alta a quattro anni e due mesi, definitiva, perché non impugnata) avrebbe preteso e ottenuto non solo il pranzo di nozze gratis (e molti altri pranzi) da un ristoratore, ma anche un mese ospite in albergo con la moglie. Falcinelli, invece, finì nell’inchiesta per “telefonate di carattere esclusivamente privato” come si legge sulla sentenza della Corte dei conti: un anno e dieci mesi in primo grado e poi non doversi procedere per prescrizione.

La vicenda è tornata dopo quasi un ventennio all’esame dei giudici. Stavolta quelli contabili. 

La Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Toscana, ha condannato cinque poliziotti su sei, assolvendo solo il viterbese Falcinelli, che si vedrà restituire anche 700 euro di spese legali.

Gli altri cinque dovranno pagare 500 euro ciascuno per danno da disservizio e spese indirette di gestione. Ovvero: i costi dell’indagine amministrativa a loro carico.

La procura quantificava il danno in un totale di 25mila euro, calcolando anche i danni all’immagine al posto di polizia. I giudici contabili non li hanno considerati, essendo stati dichiarati prescritti i reati sul fronte penale.

Solo su Maio pende una sentenza di condanna penale definitiva: per lui la somma da pagare, tenendo conto anche dei danni all’immagine del posto di polizia, è 4mila 500 euro. 


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2 gennaio, 2016

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