Viterbo – Nuovo collegio, nuovo processo.
Tutto da rifare per “Genio e sregolatezza”, la vicenda giudiziaria sui presunti appalti truccati all’ombra del Genio civile.
Come anticipato nelle scorse settimane, il processo agli otto imputati tra amministratori (l’ex sindaco di Graffignano Adriano Santori e l’ex assessore Luciano Cardoni), imprenditori (Luca Amedeo Girotti, Angelo Anselmi, Giuliano Bilancini e Fabrizio Giraldo) e funzionari del Genio civile (Roberto Lanzi e Gabriela Annesi), è ricominciato da capo, dopo il cambio di due giudici su tre (l’ex presidente Eugenio Turco e il giudice a latere Angela Damiani).
Ieri mattina, prima udienza davanti al nuovo collegio presieduto da Maria Luparelli, a latere Giacomo Autizi e Silvia Bartollini, l’unica ad aver seguito il processo dall’inizio come componente della vecchia terna giudicante.
In aula, stesso copione che si ripete ogni volta che un giudice cambia: il nuovo collegio ha chiesto alle difese se accettavano di continuare il processo, lasciando che i nuovi magistrati leggessero tutte le testimonianze raccolte finora, o se intendevano rinnovare l’istruttoria, cioè riconvocare tutti i testimoni per una conferma delle precedenti dichiarazioni. Hanno scelto questa strada: a marzo i testimoni dell’accusa sfileranno di nuovo davanti ai giudici e poi, di seguito, tutti gli altri già ascoltati. Il collegio ha fissato otto udienze da qui a dicembre a cadenza mensile.
“Genio e sregolatezza” esplode nel 2012. L’indagine del Nipaf della forestale per corruzione e turbativa d’asta fa finire in manette 13 persone nel doppio blitz tra l’ottobre e il novembre di quattro anni fa. Gli indagati di punta sono i funzionari del Genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi, accusati di intascare tangenti in cambio della distribuzione di appalti a un gruppo ristretto di imprenditori. Un’oligarchia delle gare da cui molti restavano esclusi, ma che trascina mezza imprenditoria viterbese nel registro degli indagati, per un totale di 63 inquisiti.
Ma “Genio e sregolatezza” è anche uno dei tentacoli dell’indagine “Dazio”, partita nel 2008: la madre di tutte le inchieste, perché almeno sei fascicoli sono nati da lì.
In otto sono attualmente a giudizio nel filone portante. Dei 63 indagati iniziali, tolta una decina di archiviazioni, altri 32 aspettano la richiesta di rinvio a giudizio, mentre altre due udienze preliminari sono in corso per due diversi rivoli dell’inchiesta. Ma la – onnipresente – prescrizione incombe.


