Viterbo – La torre di palazzo dei Papi apre al pubblico. Nasce il museo del Conclave (video – fotogallery – slide).
Chiusa per anni, torna a mostrarsi in tutta la sua semplicità ed eleganza. E’ la torre di palazzo dei Papi. Inaugurata, questo pomeriggio, dal vescovo Lino Fumagalli.
“Si apre un nuovo capitolo della storia della città – afferma il vescovo -. Il museo del Conclave è un esempio di come si possono valorizzare le ricchezze che possediamo. Un’iniziativa fondamentale, affinché i Viterbesi ne prendano sempre più conoscenza e consapevolezza. Ma anche per i tanti turisti che possono trovare un motivo in più per visitare Viterbo”.
Il vescovo Fumagalli sottolinea l’intento culturale dell’iniziativa. “Una città si ama – dice – se si è in grado di potenziare, rendere visibili e valorizzare i beni che possiede. Un passato prestigioso ci ha lasciati. Ora abbiamo la grande responsabilità di conservare ciò di cui siamo eredi”.
La realizzazione del museo è il frutto di un gran lavoro di squadra. Ruolo fondamentale ha però giocato l’ufficio Beni culturali della diocesi. “L’idea – spiega il direttore Santino Tosini – è nata dopo l’elezione di papa Francesco. Il museo del Conclave è un unicum in Italia. E’ solo a Viterbo”.
Tosini non nasconde una certa difficoltà nella realizzazione del progetto. “La realizzazione del museo ha avuto non poche difficoltà – ammette -. Grazie agli studi fatti, possiamo affermare che la torre aveva sicuramente una funzione logistica nell’economia del palazzo.
La torre – continua Tosini – venne chiusa nel Medioevo. Quando l’abbiamo riaperta, al suo interno, abbiamo trovato due importati opere d’arte: il dipinto del Trasporto della Santa Casa di Ludovico Mazzanti e alcuni affreschi della vita di Sant’Agostino.
La speranza – conclude – è che la torre possa presto custodire anche la bolla con le insegne dei cardinali che hanno partecipato al Conclave. Ora la bolla è sapientemente conservata nella biblioteca degli Ardenti”.
Raccontare ai turisti il primo Conclave, partendo dai luoghi in cui si è svolta l’elezione più lunga della storia: quella di papa Gregorio X. E’ questo l’obiettivo del museo del Conclave. Nato per volontà della diocesi, è una nuova sezione del museo Colle del Duomo.
Tre spazi. L’aula del Conclave, la sala Gualterio e la torre di palazzo dei Papi.
Dal 1268 al 1271, l’aula ospitò il primo e più lungo Conclave della storia. Dopo trentatré mesi di mancata elezione, i Viterbesi, esasperati dalle lunghe indecisioni dei cardinali, prima li rinchiusero a chiave – in latino, clausi cum clave – e poi scoperchiarono il tetto della sala dove si riunivano.
Ora l’aula si mostra al pubblico in una nuova veste. Un nuovo allestimento la fa da padrone. Sulle pareti i gonfaloni dei diciannove cardinali che presero parte al Conclave Viterbese. Realizzati in tessuto grezzo di lino, sono stati disegnati e decorati a mano all’artista Marco Guglielmi.
Magister monetae, Guglielmi ricorda che a Viterbo venne coniata anche la prima monete in sede vacante. “Vi assicuro – afferma – che per questo siamo invidiati in tutto il mondo”.
Accanto all’aula del Conclave, la bellissima sala Gualterio. Costruita nella seconda metà del Cinquecento, è interamente affrescata. E’ inoltre impreziosita dallo stemma di papa Clemente VIII.
La torre, che affaccia direttamente su valle Faul, si suddivide in due stanze. Nella prima, l’esposizione di pergamene e oggetti risalenti alla seconda metà del Duecento. La documentazione in mostra è arricchita dalle spiegazioni elaborate dal Cedido – Centro diocesano di documentazione. “La storia di palazzo dei Papi – dice il direttore Luciano Osbat – non è morta con il Conclave. E’ viva. Ed è fondamentale che i turisti la conoscano. Così come è importante che i Viterbesi non dimentichino mai”.
Alla sala prettamente storica si oppone quella multimediale. Nella seconda stanza, infatti, un maxischermo la fa da padrone. Sul monitor, le immagini del primo Conclave. Il corto-documentario è stato realizzato da Stefano Nazzaro.
Non a caso il museo del Conclave apre le sue porte nell’anno Giubilare. L’obiettivo, infatti, è quello di poter accogliere nel migliore dei modi i pellegrini e turisti che giungono nella città dei Papi. In particolare, per tutti i Viterbesi, prezzo ridotto al museo Colle del Duomo per il mese di febbraio. 5 euro, invece che 9, il costo del biglietto.
All’inaugurazione di questo pomeriggio anche l’assessore ai lavori pubblici Alvaro Ricci, il presidente del sodalizio dei facchini Massimo Mecarini, il comandante della scuola sottufficiali dell’Esercito Toscani De Col. E ancora, il presidente della fondazione Carivit Mario Brutti e Bruno Blanco di Archeoares.
Raffaele Strocchia
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