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Viterbo - Santa Rosa - Intervista al riconfermato presidente del Sodalizio Massimo Mecarini

“Sogno un trasporto… straordinario”

di Paola Pierdomenico
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Massimo Mecarini

Massimo Mecarini 

Fabrica di Roma - Il pranzo sociale del Sodalizio - Il presidente Massimo Mecarini

Il presidente Massimo Mecarini< 

Palio delle botti - Massimo Mecarini

Palio delle botti – Massimo Mecarini 

Massimo Mecarini

Massimo Mecarini 

Il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini

Il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini 

Massimo Mecarini

Massimo Mecarini 

Viterbo – “Sogno un trasporto… straordinario”.

Indosserà la fascia gialloblù per i prossimi tre anni di fronte alla macchina di santa Rosa e al fianco del capofacchino Sandro Rossi per guidare i facchini la sera del tre settembre.

Rieletto presidente del Sodalizio, per acclamazione, Massimo Mecarini spera di realizzare il sogno di un trasporto straordinario. O magari di ottenere l’uscita del corpo di santa Rosa per il 2 settembre, proprio per l’anno della Misericordia, e di rivedere la location delle prove di portata che potrebbe spostarsi dalla ex chiesa della Pace.

Idee a cui vuole lavorare, insieme al consiglio direttivo, e, magari, più in là negli anni, raccontare di averle fatte.

Un bilancio dell’ultimo triennnio.
“E’ sicuramente positivo – dice Mecarini -: nel 2013, abbiamo fatto diverse cose, tra cui la la girata a piazza del Teatro, che non era mai stata fatta o di cui, per lo meno, non abbiamo notizie. Subito dopo il trasporto di quell’anno, c’è stato il riconoscimento Unesco che è stato il frutto di un lavoro di anni.

Nel 2014, dovevamo fare un trasporto speciale per festeggiare questo traguardo, ma non è stato possibile per ragioni contingenti. Abbiamo quindi pensato di allungare il percorso a via Marconi. Inizialmente, ci sono state perplessità da parte di molti, ma, senza dare retta a nessuno, abbiamo tirato dritto e, confortati sia dal costruttore che dall’amministrazione, abbiamo ottenuto un successo. Vedremo se si potrà ripetere”.

Poi, nel 2015, la nuova macchina.
“Con Gloria, abbiamo chiesto al Comune di poter fare la prova del traliccio sul percorso e, anche stavolta, siamo stati esauditi. Un desiderio sensato visto che fare questo test altrove non serve. Già nel percorso naturale, infatti, il traliccio, senza l’allegorico, dà il 50 per cento delle risposte. Farlo quindi da tutt’altra parte, ne dà ancora meno. Per il 3 settembre, abbiamo fatto, poi, due girate a piazza del Teatro e dedicato il trasporto a Nello Celestini”.

Un anno da ricordare, insomma.
“A questo va anche aggiunto il crescente successo delle cene in piazza, un appuntamento che ormai i viterbesi non vogliono perdersi, anche a costo di fare più di un’ora di fila per il cibo buonissimo, preparato dagli amici del circolo Selvaggini di Pianoscarano e la bella atmosfera che prepara al trasporto. Senza dimenticare poi la finalità benefica”.

E’ stato eletto per acclamazione. Da cosa è dipeso, per lei?
“E’ la seconda volta che capita. Evidentemente c’è una fiducia totale da parte di tutti i facchini e questo perché la macchina funziona e funziona bene. Certo, la perfezione non esiste e tutto può essere migliorato. Ed è proprio in quella direzione che andiamo, cercando di fare tesoro delle esperienze e degli errori”.

Che impronta vuole dare ai prossimi tre anni?
“Prendere ciò che di buono c’è stato in questi otto anni e condividere il lavoro col nuovo consiglio direttivo per essere sempre più efficienti e attrattivi dal punto di vista della festa. Siamo nell’anno del Giubileo e sicuramente vogliamo fare qualcosa in più per il trasporto. Per esempio, chiederemo se sarà possibile, per il 2 settembre, portare fuori il corpo di santa Rosa. L’ultima volta è accaduto nel 2008, in occasione del 750esimo anniversario della traslazione. Vedremo, io sono positivo. L’ultima parola comunque spetta al vescovo, che è l’autorità massima”.

Altro in cantiere?
“Negli anni successivi, cercheremo di rinnovarci un po’, avvicinando i giovani al consiglio direttivo per rendere tutti più partecipi ai momenti decisionali del Sodalizio. Senza trascurare il resto, ossia le cene in piazza, il trasporto vero e proprio, la solidarietà e il riconoscimento Unesco. Siamo sempre pronti quando le istituzioni o le associazioni ci chiedono di partecipare a eventi benefici, cercheremo, quindi, di essere più presenti nell’ambito del volontariato e anche di portare avanti il discorso della rete delle macchine a spalla. Insomma, c’è tanto da fare”.

Si lavora a un museo delle macchine.
“Finalmente si è aperto un tavolo, quando prima, di questo se ne parlava solo a livello di politica e istituzioni. Ora, in campo, ci siamo anche noi e gli imprenditori ed è necessario che ognuno faccia la sua parte. Siamo solo all’inizio, ma già entro marzo ci rivedremo per gettare le basi e coordinare le forze in campo. Non è un gioco, specie se parliamo di un museo con opere a grandezza naturale. Serve un impegno a tutto tondo. Sono convinto che arriveremo a un punto”.

Sul museo del Sodalizio, invece?
“E’ un po’ stretto – ammette – e ancora mancano di essere espostidue bozzetti, quello di Fiore del cielo e di Gloria, per cui avevamo pensato ad altre sedi. Aspettiamo di vedere cosa si può concretizzare col museo delle macchine per farlo magari un po’ più ampio di modo da ospitare anche quello del Sodalizio. Vedremo”.

L’emozione più forte di questi anni?
“Sono tante e tanti i momenti belli. Penso alla prima elezione nel 2007 come vicepresidente del Sodalizio, poi a quella da presidente nel 2010, dopo che lo ero stato pro tempore. Mi viene in mente, quella di sabato scorso, quando ho visto una selva di mani alzate e poi la standing ovation… Una grande soddisfazione. L’emozione è stata anche Baku per il riconoscimento Unesco e via Marconi. E’ l’abbraccio di questi ragazzi strepitosi che danno il meglio a ogni trasporto. L’emozione è il ricordo di Nello…”.

Un aneddoto su di lui?
“Ho un ricordo personale di Nello, perché eravamo amici di famiglia ed era lui che conosceva me da sempre, visto che mi ha tenuto in braccio da piccolo. Il primo ricordo risale a quando avevo 4 anni e cioè a una battuta di pesca alla rete a riva dei Tarquini. C’erano lui, mio padre, un giovanissimo Lorenzo, Spartaco e Daniela Bizzarri… Eravamo tanti e quando tiravano la rete coi pesci, lui, da grande condottiero che è sempre stato, dirigeva le operazioni. Mi ci sono buttato dentro e quando mi ha visto farlo, mi ha ripreso e mi ha “fatto una fiera” per cui sono scappato via come un razzo.

Poi ce n’è un altro quando, nel ’79, sono andato a fare la prova di portata, che allora si faceva alla scuola di palazzo Borgognoni. Avevo gli zoccoli ai piedi perché, al tempo, facevo il bagnino alle terme. Mi chiese dove credevo di andare in quel modo e mi fece fare la prova scalzo. Poi, me l’ha fatta ripetere il giorno dopo con gli scarponcini. Al trasporto dello stesso anno, mi vide in divisa, mi disse che stavo bene e mi fece delle raccomandazioni, abbracciandomi. Non potrò mai scordare le sue arringhe prima del trasporto. E’ un personaggio unico e indimenticabile”.

Cosa ancora non ha fatto e vorrebbe fare.
“Il trasporto straordinario. Ci sto provando in tutti i modi, ma stiamo vivendo un momento economico molto difficile. Spero di riuscirci e non per me, che ne ho fatti due e ne vado fiero, ma per chi, entrato dall’85 in poi, non ha avuto modo di assaporare quella sensazione strana del trasporto straordinario e che comunque deve essere legato a un momento importante, come può essere appunto il Giubileo. Troveremo il modo di farlo”.

Di cosa, invece, va fiero?
“Di aver mandato avanti, non da solo, ma coi consigli direttivi degli ultimi dieci anni, questa macchina, che è complessa, complicata, e in cui l’aspetto umano è fondamentale. I rapporti con le persone non possono prescindere da nulla. Finora ci siamo riusciti abbastanza bene. Certo, ci sono stati sbagli o errori di valutazione, ma quello che emerge dalle ultime elezioni è che c’è piena fiducia e consenso nei confronti dei vertici. Da parte di tutti”.

Anche col Comune, i rapporti sono stati recuperati.
“C’è da precisare che, con l’amministrazione, i rapporti sono stati recuperati quasi subito. Dovevamo marciare accanto e sarebbe stato impossibile fare diversamente. E’ normale che ci siano momenti di duro confronto, del resto, ce ne stanno anche nella vita di tutti i giorni. Poi, non è mancata qualche parola di troppo da parte di qualcuno che ha dato molto fastidio. Però, nel momento in cui il sindaco è venuto in assemblea, a fine marzo, e ha detto le sue ragioni, in qualche modo, anche scusandosi per quanto accaduto, la vicenda quindi si è chiusa lì. Bisogna, infatti, guardare avanti e buttare alle spalle le esperienze negative. Anche lo scontro ha il suo tornaconto. Abbiamo capito, da entrambe le parti, che il rapporto doveva essere basato sul rispetto reciproco e che nessuno doveva mancare a questo principio fondamentale”.

E’ stata utile la presenza della macchina di santa Rosa a Expo?
“Assolutamente sì e i risultati si sono visti con le presenze al tasporto di quest’anno, che sono triplicate. Sicuramente molto è dipeso anche dai fattori Unesco e nuova macchina. Anche l’Expo, però, ha fatto la sua parte. Noi abbiamo sempre sostenuto la positività di questa iniziativa e abbiamo partecipato con entusiasmo, nonostante le critiche che, poi, non mancano mai.

C’è stato un ritorno positivo, anche a livello economico, perché milioni di persone, che sono transitate nel padiglione Eataly, hanno sicuramente rivolto lo sguardo a Fiore del cielo o si sono addirittura soffermati. L’immagine della macchina ha girato il mondo. Ora è tanto l’interesse per il trasporto. Giorni fa, per esempio, è venuta “Linea verde orizzonti” e, a breve, sarà nel capoluogo la trasmissione “Easy driver” per cui dovremmo fare una simulazione delle prove di portata. Bisogna battere il ferro finché è caldo, perché abbiamo le condizioni per sfruttare le nostre potenzialità. Basterebbe solo volere più bene a Viterbo e darle una sistemata sotto certi punti di vista. Con la buona volontà, si fa tutto”.

Il 3 settembre è lontano, vi state, comunque, preparando?
“Ci riuniremo presto col nuovo consiglio per iniziare a programmare le prove di portata. C’è da chiedere le autorizzazioni e allertare lo staff medico-sanitario, perché tutto sia pronto per fine giugno. Stiamo anche pensando a una nuova location”.

Si spieghi.
“L’ambiente alla ex chiesa della Pace inizia a essere strettino ed è qualche anno che pensiamo di cambiare. Un po’, certo, ci dispiace abbandonarlo, ma sarebbe solo per dare più spazio e visibilità a questo momento”.

Idee?
“Sicuramente sempre nel centro storico. Se il vescovo ce lo concedesse, per esempio, potremmo farle nella sala Alessandro IV. Oppure, tempo fa, si era parlato di piazza del Duomo in concomitanza con l’inizio di Caffeina. E’ prematuro parlarne, e di sicuro faremo un’assemblea, tra aprile e maggio, per fare il punto dopo le elezioni e, in quell’occasione, lo chiederemo ai facchini”.

Cosa pensa di aver lasciato in questi anni alla guida del Sodalizio?
“Penso di aver promosso un avvicinamento del Sodalizio al mondo della cultura, oltre a quelli dell’associazionismo e del volontariato. Spesso, abbiamo patrocinato iniziative, anche con grande entusiasmo. Non voglio tralasciare questo aspetto, perché la nostra città è a forte vocazione culturale ed necessario che un’associazione grande come quella del Sodalizio dia il suo sostegno. Negli ultimi anni, poi, abbiamo superato molte asperità interne e c’è molta più armonia. Sodalizio, lo dice la parola stessa, vuol dire che non ci devono essere lotte o cordate. Solo confronto. E, negli ultimi anni, ci siamo riusciti mantenendo un clima sereno. Restando, appunto, tutti d’un sentimento”.

Per cosa vorrà essere ricordato?
“Per una persona che ha dato il massimo di sé per il Sodalizio, santa Rosa e Viterbo”.

 Paola Pierdomenico


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29 febbraio, 2016

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