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Viterbo - Comune - Passa l'emendamento Simoni (Oltre le mura)

Mense, chi non è residente paga di più

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Viterbo - Comune - Seconda commissione - Il presidente Treta e il dirigente Celestini

Viterbo – Comune – Seconda commissione – Il presidente Treta e il dirigente Celestini 

Paolo Simoni

Paolo Simoni 

Viterbo – (g.f.) – Mense scolastiche, chi non è residente paga un po’ di più.

Passa in seconda commissione l’emendamento Paolo Simoni (Oltre le mura).

Il diretto interessato non c’è, lo sostituisce il suo capogruppo Maurizio Tofani, che legge il testo, facendo pure una buona imitazione del collega.

La proposta prevede che a parità di reddito, chi non risiede nel capoluogo paghi la fascia successiva.

Lo schema approvato la scorsa settimana prevede cinque scaglioni di prezzo.

Da 2001 a 8.500, ad esempio, chi è di Viterbo paga due euro per il primo figlio e 1,50 per il secondo. Un utente che rientra nella stessa fascia di reddito, ma risiede in un altro comune, paga 2,5 euro per il primo e 2 per il secondo figlio, come se appartenesse alla fascia successiva, da 8.501 a 18 mila euro. E così via.

Unica eccezione la fascia base fino a duemila euro. Residenti e non, sono tutti esentati.

“Siccome il comune impiega ingenti somme per abbassare il costo del servizio mense agli utenti – si legge nell’emendamento – attraverso tributi versati dai residenti, con questa scelta si vuole riequilibrare la situazione fra residenti e non”.

Proposta approvata all’unanimità, ma c’è chi si astiene, come Chiara Frontini (Viterbo 2020).

Non del tutto convinta. “Non so quanto paghi penalizzare chi porta i propri figli in strutture del capoluogo – osserva Frontini – chi viene a Viterbo, parcheggia qui, fa la spesa in città. C’è un ritorno che così si disincentiva.

Bene tutelare i residenti, ma che non sia troppo gravoso per tutti gli altri”.

Non siamo che all’inizio. Tanto l’emendamento, quanto l’intero schema con le fasce possono essere ancora stravolti in consiglio comunale. Non sarebbe la prima volta.

E’ dallo scorso luglio che la maggioranza tenta di rivedere il costo dei buoni mensa.

 Buoni mensa – Lo schema approvato

Reddito Isee fino a duemila euro, esenzione totale

Da 2001 8.500 euro, 2 euro per il primo figlio e un euro e 50 per il secondo figlio

Da 8.501 a 18mila euro, 2,5 euro per il primo e 2 euro per il secondo

Da 18.001 a 29mila euro, tre euro per il primo figlio e 2 euro e 50 per il secondo

Da 29.001 euro a 40mila, 4 euro e 25 per il primo figlio, 3 euro e 75 per il secondo

Oltre 40mila, 5,16 euro per il primo figlio, ovvero l’intero costo sostenuto dal comune per singolo pasto e 4,50 euro per il secondo


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23 marzo, 2016

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