Vetralla – Venti ettari di terreno, proprietari: privati e demanio militare in gestione al poligono di tiro di Monte Romano. Gli ultimi interventi? Risalgono agli anni ’90 del secolo scorso, conservativi e circoscritti.
È la fotografia della necropoli etrusca di Norchia – con tombe risalenti al IV-III secolo a.C. ai confini del comune di Viterbo, dove al Cinelli inizia la Maremma – che emerge dalla risposta a firma del sottosegretario Cesaro Antimo del ministero dei Beni culturali all’interrogazione parlamentare presentata dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Tatiana Basilio. Milanese figlia di partigiani cresciuta però nella Tuscia. Scuole elementari a Tre Croci, medie e parte delle superiori a Viterbo. Poi di nuovo dalle sue parti, a Brescia per l’esattezza, dove ha casa. Un metro e ottanta di donna e severità politica sandinista.
Apprezzata per efficienza e impegno, da chiunque all’interno della commissione Difesa del parlamento di cui fa parte. Insomma, una che non scherza. Puntuale inoltre come la richiesta fatta al ministero (firmata anche da Massimiliano Bernini e Simone Valente) sulle condizioni in cui versa Norchia, sito archeologico che – come attestato dalla direzione generale Archeologia e Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell’Etruria Meridionale – “pone questioni di natura statico-strutturale peggiorate da una vegetazione spontanea che, con la sua crescita incontrollata, esercita stress del tufo, aggravando lo stato di conservazione dei resti”.
In sintesi, da cimitero etrusco a immondo frattone che negli ultimi 15 anni non ha nemmeno “potuto contare su specifici finanziamenti, fatta eccezione per interventi urgenti di tutela”. Una battaglia, quella di invertire quantomeno la tendenza appena descritta, nata proprio sulle colonne di questo giornale.
Quasi un de profundis le poche righe in premessa alla risposta all’interrogazione dei grillini. Tuttavia noto da anni. Meno noti, invece, gli assetti proprietari e le competenze a Norchia. Ed è quello che ha chiesto la deputata Basilio.
Oltre, ovviamente, a cosa si intenda fare per salvare il salvabile. Risposta che già si conosce dall’altra interrogazione parlamentare, quella del parlamentare Pd Alessandro Mazzoli. Per Norchia, ribadito anche nella risposta ai 5 Stelle, lo Stato farà di tutto per scongiurare la distruzione dovuta a tempo e barbarie. Per l’esattezza: uno studio dell’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), grazie al geologo Claudio Margottini, e un intervento di restauro delle tombe a tempio concordato con il proprietario dei terreni, da anni seriamente e caparbiamente interessato al recupero dell’area per renderla fruibile a tutti.
Non solo a eroici turisti che per caso rischiano di cadere dentro qualche buca di tre-quattro metri smusando contro sarcofagi millenari. Dalla risposta all’interrogazione, si sa infine che “in accordo con l’amministrazione comunale di Viterbo… è stato avviato… un progetto per l’istituzione del ‘Parco Archeologico delle necropoli rupestri’”.
Non si conoscevano, invece, estensione e proprietà. Almeno non benissimo.
Venti ettari in tutto. Le testimonianze archeologiche “a est del fosso Biedano – spiega il ministero a Tatiana Basilio – comprendenti l’area dell’abitato antico, le necropoli delle Tombe a Tempio in località Acqualta e le necropoli denominate Pile A-D, ricadono in terreni di proprietà privata, mentre i terreni a ovest del medesimo fosso, dove sono ubicati la Cava Buia, la via Clodia e la Tomba Lattanzi, sono proprietà del demanio militare, in uso da parte del Poligono di Monte Romano”.
“I privati proprietari, possessori o detentori di beni appartenenti al patrimonio culturale… sono tenuti a garantirne la conservazione”. Sic et simpliciter.
Si aspetta, ora e con ansia, riscontro pratico. Non tanto dai privati, che la loro parte hanno abbondantemente cercato di farla, ma questa volta dallo Stato. Per poter dire un giorno: Norchia: dall’immondo frattone a sito archeologico.
Daniele Camilli
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