Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la nota della Fials provinciale alla direttrice generale della Asl Daniela Donetti, al direttore amministrativo Maria Luisa Velardi, al direttore Risk Manager Franco Bifulco al direttore del servizio Pisll Augusto Quercia, al direttore del servizio Prevenzione e Protezione Roberto Bertoldi – Accade sempre più frequentemente, di incontrare nei vari ospedali della Asl e nei servizi territoriali in genere, medici infermieri ed altri operatori sanitari, che a loro gusto e piacimento e per certe parti a proprie spese, indossano indumenti non proprio conformi ai parametri di igienicità, sicurezza e decoro, necessari per chi è tenuto, sulla base della normativa vigente e del Contratto di Lavoro, ad indossare una divisa a completo carico dell’ente di appartenenza.
Basta ricordare, le forze dell’ordine, i vigili del fuoco o tantissime altre categorie, dove il proprio ente scrupolosamente e con giusta attenzione, è debitamente impegnato per garantire anche e non solo, una buona immagine di se stesso.
La Asl di Viterbo da alcuni anni, nonostante varie sollecitazioni , non si è più fatta carico soprattutto di fornire ai dipendenti quei presidi di sicurezza (calzature), e non è raro vedere nelle corsie ospedaliere e nei vari servizi sanitari, personale che indossa, o non indossa, camici ed indumenti anche personalizzati non sempre adeguati alle specifiche funzioni dell’operatore.
Ma la cosa più sconcertante che a volte suscita sorpresa ed ilarità, si immagini all’effetto che produce sugli utenti, è proprio quella relativa alle calzature, dove si passa dalle firme più popolari ed alla moda, ai tacchi a pillo, agli stivali e perfino agli anfibi per andare a pesca.
In questo pittoresco panorama, esaltazione del gusto individuale, mentre i dipendenti continuano irritati a spendere per le scarpe in modo non dovuto, altrimenti dovrebbero andare a lavorare scalzi, la Asl di Viterbo, resta a guardare, per non aver da anni “ cacciato” un euro, nonostante gli obblighi previsti dalla normativa, per l’acquisto delle calzature, incurante colpevolmente degli aspetti legati alla sicurezza dei propri dipendenti.
Pertanto, mentre invitiamo cortesemente le SS.LL, ad occuparsi e risolvere il problema segnalato, che tra l’altro potrebbe aver contribuito all’incremento degli infortuni sul lavoro, sarà opportuno quantificare economicamente quanto i dipendenti hanno speso di tasca propria per anni, per l’acquisto delle calzature dall’ultima fornitura, per il rimborso conseguente.
Samir El Habib
Responsabile Provinciale Fials per la sicurezza
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