Vetralla – (s.c.) – Un grande zerbino del terzo secolo dopo Cristo, fatto a mosaico, per pulirsi le scarpe prima di entrare nella scuola materna?
Non dovrebbe essere proprio cosi ma la collocazione del prezioso reperto archeologico del III secolo dopo Cristo, riportato alla luce una trentina di anni fa da una villa romana in località Casacce, nel comune di Vetralla nei pressi della Valle Baghina, qualche dubbio lo pone.
Questo è quanto accade oggi a Tre Croci, frazione di Vetralla, in provincia di Viterbo, nella centralissima Piazza Europa, a pochissimi metri dalla stazione ferroviaria.
A dare notizia ufficiale è un cartello intestato “Comune di Vetralla – Provincia di Viterbo” indicante “L’itinerario delle acque” patrocinato da diverse associazioni locali e anche dalla Proloco di Vetralla.
Un bellissimo percorso delle acque “in alcuni punti e luoghi rappresentativi” che si svolge “nell’incomparabile cornice del Monte Fogliano”.
La partenza e l’arrivo di questo percorso sono presso la stazione ferroviaria di Tre Croci. Subito all’inizio “a circa 10 metri, nel cortile della scuola materna, è presente un mosaico del III secolo d.C. (A) rinvenuto in una Villa romana in località le Casacce: tale mosaico, insieme ai resti di un silos per conservare derrate alimentari e di una macina, testimonia la presenza di insediamenti nella zona”.
Il percorso, poi, continua all’interno del bosco e il mosaico rimane lì, davanti all’ingresso della scuola materna, sotto i piedi, calpestato ogni giorno da tutti quelli vi entrano dentro.
Per i bambini che frequentano la scuola, ma anche per i loro genitori, non dovrebbe essere un buon esempio d’impiego, di valorizzazione e di conservazione, dei beni culturali. E pensare che proprio sul cartello che lo pubblicizza è scritto: “Abbiamo la Terra non in eredità dai genitori, ma in affitto dai figli (Proverbio Indiano)”.
Ma il prezioso reperto archeologico, giorno dopo giorno, suola dopo suola, sta perdendo, nella cornice esterna, diversi tasselli che compongono l’antichissimo mosaico e servirebbe preservarlo da continue sollecitazioni, magari recintandolo con paline e catenelle, oppure superarlo con un ponticello per passarci sopra e non rovinarlo con i piedi, spostandolo addirittura in altro luogo più sicuro e soggetto a meno sollecitazioni.
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