Viterbo – Luce di Rosa è la minimacchina del 50esimo trasporto.
Il Comitato centro storico si prepara a festeggiare l’importante traguardo dei cinquanta trasporti. Con una nuova minimacchina, Luce di Rosa, nata da un progetto dell’architetto Mario Todini con l’aiuto della collega Nastassia Andreani, unito alle idee di Lucio Laureti.
Ci saranno poi iniziative, libri e cene in piazza. Tutto per celebrare una tradizione che ormai si rinnova da tanto nel cuore della città e che ha fatto crescere bambini nel segno dell’amicizia vera e del legame con la piccola patrona viterbese.
Il 30 aprile, in un incontro nella sala Regia, sarà illustrato il programma delle iniziative. I lavori della minimacchina sono già iniziati. Si respira aria di festa.
“E’ il 50esimo anniversario del trasporto della minimacchina di Santa Rosa del centro storico – dice Alfredo Fazio, presidente del comitato -. Una delle ricorrenze più importanti della nostra associazione che è nata, per gioco, da un gruppo di ragazzi della parrocchia di san Giovanni che, riunirono i bambini che, con scatole in mano, per le vie del centro, volevano emulare i grandi facchini e la grande macchina di santa Rosa.
Nel 1966, con l’allora parroco don Sebastiano Fasone, il gruppo parrocchiale ha organizzato la prima minimacchina. Da allora, per cinquanta anni, ci siamo dedicati a questa cultura di mantenere vivo nei bambini l’amore per santa Rosa. Per renderlo sempre forte”.
Una vera e propria fucina di nuove leve. “Siamo stati riconosciuti dal Sodalizio come ambasciatori del Sodalizio stesso, proprio perché, circa la metà dei facchini di adesso, viene dalla nostra “scuola”. Per noi, è una grandissima soddisfazione. Proviamo a insegnare l’amore per Viterbo, per santa Rosa, ma anche l’amicizia e l’essere uniti. Valori sani che vengono portati avanti in attesa di vedere realizzato il loro e il nostro sogno, cioè quello di diventare facchini a tutti gli effetti”.
Fazio è presidente del comitato Centro storico dal 1981. “Sono stati anni bellissimi. Ogni volta che c’è una nuova minimacchina, è sempre un’attesa spasmodica per far sì che tutto riesca nel migliore dei modi. Tanti anni e altrettante emozioni. Ogni minimacchina è legata poi a una persona diversa, che, magari, ora, non c’è più”.
Di ricordi ce ne sono tanti. “Ho nel cuore la macchina del 25esimo trasporto e poi una meravigliosa che raffigurava un minifacchino, un facchino e un angelo con lo sguardo a santa Rosa. Dava l’idea del piccolo che va verso il grande. Bellissima”.
Quest’anno la minimacchina cambia. Lucio Laureti, ideatore, svela solo pochi dettagli. “E’ stata scelta a novembre – dice – e si chiama Luce di rosa. Per realizzarla, abbiamo messo insieme le capacità professionali degli architetti Mario Todini, di cui è il progetto, e Nastassia Andreani, e le mie idee. Con loro, ci conosciamo da tempo e, in questo progetto, sono stati fondamentali. Ci hanno creduto, anche per la devozione che li lega alla santa, nonostante non siano originari di Viterbo. Sono estremamente preparati e questo ci ha permesso di lavorare in sintonia.
La minimacchina è fatta a Viterbo, da artigiani viterbesi. Non possiamo più realizzarla noi, come Comitato centro storico, come abbiamo sempre fatto all’interno di uno sgabuzzino. Stavolta, non è più possibile perché è elevato il grado di difficoltà della realizzazione. Se ne stanno occupando la Mastro polistirolo e la S.M.2. officine meccaniche che lavora sul traliccio e sulla base”.
Quest’anno la parola d’ordine sarà innovazione. “Il peso sarà sempre sui 4 quintali – continua Laureti -, l’altezza invece è variabile. La minimacchina, di solito, partendo dalla spalla del facchino, è 5 metri e 50. Quest’anno ci sarà un’innovazione tecnologica che la porterà a 6,50. Dobbiamo fare sempre i conti con l’archetto che, un po’ ci penalizza. Ma comunque per noi deve essere una minimacchina, sopra certe altezze, diventa macchina e perde il senso”.
Per ora di più non si lascia scucire. “Sveleremo qualcosa – continua Laureti – durante un evento in programma il 30 aprile, nella sala Regia, in cui presenteremo tutte le iniziative organizzate per il 50esimo anniversario del trasporto.
A settembre, infatti, sarà presentato un libro sui trasporti che conterrà foto e un dvd. E’ stato curato da Giancarlo Bruni. Dovremmo, poi, avere due cene in piazza per la fine di agosto e una serata particolare il 31.
Il 30 aprile presenteremo anche il logo del 50esimo trasporto che ha quattro elementi fondamentali: santa Rosa, la rosa, la minimacchina e i bambini che sono il motore di tutto. Vogliamo continuare a coltivare questa generazione dei minifacchini e vorremmo che i due eventi, quello del 30 aprile e quello di fine agosto con la presentazione del libro, riuniscano tutti quelli della storia, dal 1966. Li stiamo cercando per averli con noi. Saranno tanti, ma ci proviamo”.
La minimacchina del centro storico non è l’unica a sfilare. “Ben vengano nuove minimacchine – riprende Fazio -. Negli anni ’80, ce n’era quasi una per quartiere, a san Biele, a santa Lucia o al Carmine. Ora siamo tre, con quella del Pilastro e quella di Santa Barbara, ma tra noi non c’è rivalità. Ognuno va per la sua strada con le sue caratteristiche e le sue idee. Nel rispetto delle proprie tradizioni.
Il nostro tratto distintivo sta nella parte dell’archetto e in quello della salita di santa Rosa. Particolare è anche il fatto che la minimacchina è portata a spalla, esclusivamente dai bambini. Solo spallette, dunque. Il trasporto se lo fanno loro e gli adulti non ci mettono mano. Mai, nemmeno sulla salita. Una parte che facciamo di corsa. Lì, si corre davvero”.
Un motivo di orgoglio. “Organizzare il trasporto, è quasi sempre un impegno economico. Solo per fare una minimacchina che duri tre anni ci vogliono sui 15mila euro. Poi le assicurazioni per i bambini, le pubblicità, i premi e tutto l’indotto. Finora, siamo sempre andati avanti e, di certo, dobbiamo ringraziare alcuni sponsor, come la Banca di Viterbo, la Edilnolo di Fiorillo, Ranicchiari assicurazioni e la Cassa Edile, che ci permettono di portare avanti questo sogno”.
Sacrifici che trovano ogni anno la giusta ricompensa. “Alla partenza – dicono Fazio e Laureti -, di fronte all’urlo di meraviglia di 250 bambini quando si apre il telone che scopre la minimacchina, ci sente ripagati di tutto. E poi l’arrivo, l’euforia. L’unione e il legame tra i ragazzi. Sono giovani motivati e tra loro nascono amicizie che durano per la vita. Questo ci basta. Molti poi rimangono anche ad aiutarci, nonostante a 14 anni debbano obbligatoriamente smettere”.
Si va avanti, quindi. “Il comitato – conclude Fazio – è composto da 30 persone e non ci occupiamo solo del trasporto, abbiamo il gruppo delle sbandieratrici della città di Viterbo, quello dei figuranti della contesa e partecipiamo a eventi sociali. Il comitato centro storico, insomma, non è solo minimacchina, ma è una realtà viva e pulsante della città”.
Paola Pierdomenico
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