Roma – Prima udienza per l’infermiera del San Camillo accusata della morte di una paziente viterbese.
La 49enne Patrizia Moneti morì per una caduta. Un incidente apparentemente banale, ma per lei fu l’agonia prima e la morte dopo. Dal 9 novembre 2014 era ricoverata all’ospedale romano per un trapianto di cuore. Il 28 marzo 2015 inciampa e batte la testa: muore per due emorragie cerebrali non operabili.
Per l’accusa – pm Mario Ardigò – l’infermiera “non prestava sufficiente attenzione ai passi e ai movimenti della paziente”. Una distrazione che le è costata l’indagine per omicidio colposo e la richiesta di rinvio a giudizio.
Ieri, il figlio, i fratelli e l’ex marito di Patrizia Moneti si sono costituiti parte civile davanti al gup del tribunale di Roma, tramite l’avvocato Samuele De Santis. A rappresentare l’infermiera, gli avvocati Filippo Valente e Giuseppe Ammendola.
Il giudice ha disposto la citazione dei responsabili civili per il San Camillo e la asl di Roma.
A luglio, si chiuderà l’udienza preliminare. Accusa, parte civile e difesa tireranno le somme davanti al gup, che dovrà decidere se rinviare a giudizio l’infermiera dando inizio al processo.
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