Bomarzo – “La pista del Fossatello è perfetta. A regola tecnicamente e urbanisticamente. Chi parla a sproposito, si documenti”.
Palio di Sant’Anselmo annullato, Antonio Costantino Buzzi, un’istituzione a Bomarzo, non ci sta. Conosciuto da tutti come il Pesciarolo, una passione per i cavalli che ha fatto gareggiare e vincere ovunque, è il padre della manifestazione, l’ha curata per trent’anni, ha realizzato la pista, ma quest’anno è stata annullata. Si parla di problemi alla pista del Campo del Fossatello.
Che cosa non va alla pista?
“Ribadisco – esordisce Antonio Buzzi – che sotto il piano urbanistico e sotto il profilo tecnico, la pista del Campo del Fossatello è a tutti gli effetti a norma. Me ne assumo la responsabilità nell’affermarlo. Mi dispiace che il paese sia diviso sulla festa. Io non sono per dividere e nemmeno m’interessa l’aspetto politico. A Bomarzo il palio non si corre è la sola cosa che conta. La pista è perfetta e in regola. Chi parla a sproposito si documenti”.
Allora perché c’è chi sostiene che non lo sia?
“Sono dicerie, parole buttate al vento da chi non è esperto. Il tecnico Unire Walter Baldini l’ha scritto chiaramente nel verbale 2012 redatto a Bomarzo. L’ultima parte, quella di cui si discute, è omogenea, ha le paratie come stabilisce la legge Martini. Nella relazione è riportato come i materiali sono ritenuti idonei nella fattura e posizionati nella giusta locazione. E’ il tecnico inviato dal ministero”.
Eppure in una comunicazione al ministero, il comune parla di modifiche al percorso. Come mai?
“Non so chi abbia autorizzato la valutazione delle modifiche. Il sindaco, conoscendolo bene, non è un tecnico”.
L’annullamento non è la conseguenza del cavallo morto lo scorso anno?
“Dopo l’incidente sono stati chiamato dal Nas dei carabinieri. Sono stato onorato d’essermi messo a disposizione. Ho spiegato che è un fatto anomalo, come dopo 180 volte che i cavalli hanno girato sulla pista, lo scorso anno sia accaduto. Visionando i filmati se ne sono resi conto. La colpa non era della pista e del famoso angolo smussato. L’angolo non è un angolo, ma una smussatura. In gergo i cavalli si devono rialzare per affrontare un curva, calando la velocità. Così com’è si elimina la velocità in discesa. Mi sono preso la briga di far venire esperti fantini del palio di Siena a visionare la pista. Mi hanno dato assenso tecnico e parere favorevole. Questa è gente che va a cavallo dalla mattina alla sera”.
La morte del cavallo ha suscitato scalpore.
“Io sono un amante dei cavalli, mica li voglio uccidere. Tre anni prima c’è stato un altro incidente, nulla a che vedere con quello dello scorso anno. La cavalla è stata portata a Siena, alla clinica Il cippo, messa a disposizione di Bomarzo. Era gravida, è rientrata in ottima salute. Ribadisco. La pista è a norma, sotto ogni profilo tecnico”.
Eppure è successo quello che è successo e stavolta il palio non si corre.
“Perché tutto polverone? Perché si tirano in ballo modifiche al percorso senza parere tecnico? Vorrei che qualcuno dicesse che ha elaborato una pista tecnica come quella esistente, visto che il parere tecnico è ancora valido ai fini della legge Martini. Oltretutto, va anche spiegato come il palio non sia un corsa vera e propria, ma è una rievocazione storica, una giostra”.
Dopo tanti anni cosa prova al pensiero che il palio quest’anno non ci sarà?
“Ci soffro. Non essendo megalomane o presuntuoso, ho sempre lavorato in silenzio, per 32 anni. Mi conoscono tutti come il Pesciarolo. Da solo ho allestito l’impianto del Fossatello, senza pretese. Le lascio immaginare cosa posso provare. Ringrazio tutte le persone che mi hanno chiamato, da tutta la provincia e non soli, dispiaciuti anche loro. Conoscendomi, sanno del mio amore per la festa”.
Com’è nato questo amore?
“Sono cresciuto in mezzo ai cavalli. Quando avevo otto anni mi hanno portato in quella che per me è la città più bella del mondo, Siena. L’amore per i cavalli l’ho ereditato da mio nonno e da mio padre. Era il 1959, all’epoca ero un ragazzino. Con i miei genitori siamo andati a Siena, passando per per la Cassia vecchia, Radicofani. S’immagini, per me, arrivato da un paesino, trovarmi a Siena in una festa così importante. Mia madre diceva sempre che in mezzo ai cavalli ci erano nato. Ci stavo dalla mattina alla sera”.
Crescendo è diventata qualcosa in più di una passione?
“Dall’età di 18 anni sono entrato nel mondo dei cavalli. Ne ho comprato qualcuno, ho vinto quasi tutti i palii d’Italia, Compresa Siena. Ma questo poco importa. Importa invece che mi sento molto attaccato alle tradizioni del mio paese”.
Il Palio di Sant’Anselmo com’è nato?
“Nel 1984 insieme ad altri amici, con l’allora presidente della Pro loco Giovanni Proietti, abbiamo pensato di ripristinare una tradizione antica. Ci sono testimonianze fin dal 1640, quando la Compagnia di sant’Anselmo aveva stabilito di correre il palio, mettendo trenta scudi. Io ho cercato di ripristinare le corse che si facevano a inizio 900 in località Elce”.
Poi cos’è successo?
“Da solo ho messo in piedi la pista al Campo del Fossatello, che poi il comune ha acquistato. Io l’avevo realizzata insieme ad altri compaesani, come Agostino Buzzi. Ero stato spinto anche da alcuni amici senesi e da lì sono partito. La cosa si è fatta nel tempo importante, pure grazie al fatto d’avere avuto il supporto di personaggi quali Peppino Peste, Salvatore Radu, Dario Colagè, Roberto Falchi, Franco Caso detto Spirito, Silvano Vigni. Gente conosciuta, che venendo a Bomarzo ha dato lustro al palio dandogli molta visibilità. Mi dispiace che quest’anno sia andata così, per il paese. Ringrazio i tecnici Fabrizio Bacher, Domenico Bersaglia, Gianluca Martelli, Francesco Bruni e Lorenzo Lorenzini medico della zona. Sarebbero venuti, ruotano tutti attorno al palio di Siena, si sarebbero presi cura dei cavalli nei tre giorni in cui sarebbero stati a Bomarzo”.
Giuseppe Ferlicca
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY