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Montalto di Castro - Bimbo muore sull'Aurelia - La straziante e commovente lettera del padre agli uomini della stradale

“Quei due agenti hanno salvato mio figlio di pochi mesi…”

di Raffaele Strocchia
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Montalto di Castro - Incidente sull'Aurelia - Muore bimbo di tre anni - Su tettino la tuta del piccolo

Montalto di Castro – Incidente sull’Aurelia – Muore bimbo di due anni – Su tettino la tuta del piccolo

Montalto di Castro - Incidente sull'Aurelia - Muore bimbo di tre anni - Su tettino la tuta del piccolo

Montalto di Castro – Incidente sull’Aurelia – Muore bimbo di due anni – Su tettino la tuta del piccolo

Incidente sull'Aurelia - Muore bimbo di due anni - La lettera del padre Sofiane Ardjoum a due agenti della stradale

Incidente sull’Aurelia – Muore bimbo di due anni – La lettera del padre Sofiane Ardjoum a due agenti della stradale

Incidente sull'Aurelia - Muore bimbo di tre anni - La lettera del padre Sofiane Ardjoum a due agenti della stradale

Incidente sull’Aurelia – Muore bimbo di due anni – La lettera del padre Sofiane Ardjoum a due agenti della stradale

Montalto di Castro – Ha visto il figlio di due anni morire davanti ai suoi occhi, sbalzato fuori dall’auto della moglie che lo precedeva.

Sofiane Ardjoum non ha potuto fare nulla per impedire il terribile incidente in cui ha perso la vita il figlioletto. La Peugeot sulla quale viaggiava si è cappottata a fine gennaio sull’Aurelia, nei pressi di Montalto di Castro. Alla guida c’era la mamma 39enne che, perso il controllo dell’auto, è finita fuori strada.

In un attimo quella Peugeot si è trasformata in un ammasso di lamiere. Un macchina della morte per il piccolo.

Sotto shock, Sofiane inchioda. Spegne la sua auto e la lascia a fari spenti in una curva: un muro per gli altri automobilisti. Poteva essere una tragedia nella tragedia: in quell’auto, seduto sul suo seggiolino, c’è l’altro figlio più piccolo della coppia. Ha pochi mesi, e non sa che il fratellino non c’è più e la mamma è gravemente ferita.

Ora anche il papà è in pericolo. In trance vaga sotto la pioggia, tra gli schizzi di fango delle auto che sfrecciano a tutta velocità. E’ devastato dal dolore, ma in suo soccorso arrivano due poliziotti della stradale di Tarquinia: Gianluca Pacini e Gerardo Iannone. Corrono lungo l’Aurelia per avvisare gli automobilisti del pericolo, aiutano Sofiane e salvano il bimbo più piccolo.

Per consolarlo, glielo mettono in braccio. Sono mariti e padri anche loro, e sanno che con questo gesto possono consolare un uomo dal cuore straziato.

Pochi mesi dopo la tragedia, Sofiane si fa forza e da Siena, città in cui vive, scrive una lettera ai due agenti che gli hanno salvato la vita e soprattutto l’hanno salvata al suo secondogenito.

“Sento il bisogno di scrivere – esordisce Sofiane – questa lettera di ringraziamento nel momento più difficile della mia vita. E’ una lettera che mi fa andare, se possibile, oltre il dramma vissuto da me e dalla mia famiglia in quei terribili momenti di mercoledì 20 gennaio.

Ora, rispetto al giorno dell’incidente, ho recuperato un po’ di lucidità per riconoscere che se sono ancora vivo lo devo all’intervento tempestivo della pattuglia della polizia e, in particolare, agli agenti Gianluca Pacini e Gerardo Iannone, in servizio presso la polizia stradale di Tarquinia.

Ripenso con incredulità e orrore a quello che è successo. Lo faccio con fatica e immenso dolore. Ho perso mio figlio Abdelmalek di due anni e non riesco a pensare nulla di peggio. Ma penso anche a quello che sarebbe potuto accadere al resto della mia famiglia e a me stesso se questi due agenti non avessero cercato di contenere i miei gesti di follia, i miei movimenti drammatici sulla strada in mezzo alle macchine.

Sono atti di coraggio e di generosità che non si possono dimenticare, anche se uno pensa che in fondo fa parte del loro lavoro: salvare vite umane, mantenere la calma in mezzo al caos, compiere atti precisi e veloci perché le situazioni non diventino incontrollabili.

Non trovo le parole giuste per esprimere il mio riconoscimento.

E’ con loro che ho avuto a che fare in quei momenti. Sono loro che mi hanno trattenuto mentre ero fuori di me. Sono loro che sono andati lungo l’Aurelia, percorsa da macchine che arrivavano in continuazione, ed evitare ulteriori incidenti per la posizione della mia auto, lasciata, in preda all’angoscia e sotto la pioggia, per correre verso il luogo dell’incidente.

La mia vettura è rimasta nella corsia di marcia, proprio in curva. Senza luci accese e soprattutto con l’altro figlio di pochi mesi ancora all’interno, a rischio della vita. E loro lo hanno salvato, portandomelo in braccio.

Immagino solo ora che ci sono passato cosa vuol dire salvare, a rischio della propria vita, vite altrui: la mia e probabilmente quella di altri in una circostanza così drammatica.

Sento il dovere di ringraziarli pubblicamente. E, a dire la verità, non solo loro ma tutto il personale medico del 118 del pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia, così competenti e professionali.

Nei giorni successivi ho avuto modo di riparlare con i due agenti. Ho saputo che sono padri di famiglia, come lo sono io. E per come si sono comportati professionalmente in quei momenti, per il calore umano che mi hanno trasmesso, quasi al di là della divisa, sento il bisogno morale di manifestare la gratitudine e la riconoscenza che ho provato verso di loro.

Dentro al mio dolore – conclude Sofiane – , vi dico semplicemente grazie”.

Raffaele Strocchia


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7 aprile, 2016

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