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Viterbo - Comune - Chiara Frontini pronta a presentare un ordine del giorno

“Stop ai negozi cinesi e “kebabbari” nei centri storici”

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Viterbo - Turisti a via San Lorenzo

Viterbo – Turisti a via San Lorenzo 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo –  Stop ai negozi cinesi e “kebabbari” nei centri storici di Viterbo ed ex-comuni. Ripartiamo dalla tutela del commercio tradizionale e dei prodotti tipici per l’affermazione di Viterbo città turistica.

Diciamocelo chiaramente: lo sviluppo turistico e culturale della città di Viterbo rappresenta una delle più concrete prospettive di crescita economica. E per una città che ambisce a essere turistica, la valorizzazione delle proprie specificità non può essere un optional da relegare in secondo piano. Visitatori e cittadini viterbesi, passeggiando per il centro storico, non possono far a meno di notare i numerosi negozietti di cineserie e prodotti alimentari molto lontani dal Km 0 che dequalificano l’offerta commerciale e stonano decisamente rispetto al contesto storico e architettonico nel quale si trovano, senza contare le varie attività di money transfer, Compro Oro e gioco d’azzardo che spuntano dal giorno alla notte.

Chi di noi non ha mai sognato un centro storico-bomboniera, caratterizzato da botteghe artigiane e punti vendita/degustazione di prodotti tipici “Made in Tuscia”?

Ebbene Viterbo2020 vuole puntare i riflettori su questo importante tema chiedendo al consiglio, attraverso un ordine del giorno, di adottare un atto di indirizzo politico volto a contrastare il degrado dei nostri centri storici, tutelandone il decoro urbano, il paesaggio urbano storico, l’immagine e l’identità storico-architettonica della città attraverso la valorizzazione qualitativa degli esercizi commerciali, sia dal punto di vista della tipicità dei prodotti che dell’arredo urbano.

L’ordine del giorno impegna il sindaco e la giunta a varare una regolamentazione che vieti l’apertura di esercizi commerciali del settore alimentare caratterizzati dalla distribuzione prevalente di prodotti diversi da quelli tipici locali, a filiera corta e con brand “Made in Tuscia”, di attività di commercializzazione esclusiva o prevalente di prodotti “Made in China”, “money change”, “money transfer”, “Compro-Oro”, “sale giochi” e “centri scommesse” che impattano negativamente sull’immagine della città e sulla sua prospettiva di sviluppo quale città d’arte e di cultura.

 Chiara Frontini
Consigliera comunale Movimento Civico Viterbo2020

 


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26 aprile, 2016

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