Graffignano – La lunga strada verso la bonifica dei terreni inquinati.
Inizia con la conferenza dei servizi in prefettura il percorso che ha come obiettivo di estirpare i rifiuti interrati nella campagna di Graffignano: 20mila tonnellate di scarti sepolti da dieci anni in località Pascolaro, scoperti dalle indagini della forestale.
Martedì, primo incontro a Viterbo, alla presenza di regione, provincia, comune di Graffignano e Arpa Lazio. Mancavano asl e ministero dell’Ambiente. “L’incontro – come scritto in un post pubblicato su Facebook dalla pagina Amministratori di maggioranza Graffignano-Sipicciano informano – è entrato nel merito sul piano di caratterizzazione predisposto dall’università della Tuscia e l’Arpa Lazio ha chiesto delle precisazioni in merito al piano stesso”. Il 20 aprile i tecnici dell’Arpa incontreranno il professor Piscopo per discutere alcuni aspetti tecnici del piano.
“Il nostro ufficio tecnico – continua il post – dovrà predisporre un conto economico per quantificare l’importo di spesa per la caratterizzazione dell’area”. Il sindaco Anselmo Uzzoletti, ora come ora, non è in grado di fare un calcolo. Anticipa solo che “sicuramente, il comune di Graffignano, quei soldi non li ha. Si tratta di un territorio di 50 ettari di estensione. Chiediamo l’aiuto del ministero e della regione perché si facciano carico di una parte dei costi. Da soli non ce la possiamo fare”. Il primo dirigente del corpo forestale Marco Avanzo, ex capo del Nipaf di Viterbo che seguì fin dalla prima ora l’inchiesta sui rifiuti a Graffignano, parlò di un’operazione costosa. Dell’ordine anche di decine di migliaia di euro.
Al processo per traffico illecito di rifiuti ai fratelli Nocchi, noti imprenditori della zona, Avanzò tracciò una cronistoria: “I terreni di località Pascolaro si arenarono già al piano di caratterizzazione, la fase preliminare della bonifica. Uno studio del terreno che accerterebbe l’eventuale minaccia, la sua gravità e la sua estensione. La Provincia ordinò all’impresa dei Nocchi di redigerlo, ma l’azienda non si è fatta carico dei costi. Il comune, a sua volta, si è rivolto alla Regione”. Che nulla ha fatto dal 2006 a oggi. Ma ora, dopo le nuove analisi della forestale che parlano di livelli di stagno, antimonio e cadmio ancora preoccupanti a distanza di dieci anni, intervenire è doveroso.
Nessun disastro ambientale per la procura di Viterbo. Ma il traffico illecito di rifiuti sì. Venti tonnellate sversate in quella quantità abnorme in appena un anno. E il processo è prescritto.
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