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Soriano nel Cimino - Il Comitato civico per l’ambiente chiede di fare chiarezza

“Discarica Sant’Eutizio, cosa stanno respirando i residenti?”

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Comitato civico per l’ambiente di Sant’Eutizio

Comitato civico per l’ambiente di Sant’Eutizio

Discarica Sant'Eutizio - Le polveri durante lo sversamento

Discarica Sant’Eutizio – Le polveri durante lo sversamento

Discarica Sant'Eutizio

Discarica Sant’Eutizio

Discarica Sant'Eutizio

Discarica Sant’Eutizio

Discarica Sant'Eutizio

Discarica Sant’Eutizio

Soriano nel Cimino – Riceviamo e pubblichiamo – Il Comitato Civico per la difesa dell’Ambiente di Sant’Eutizio, costituitosi nel novembre dello scorso anno, ha organizzato numerose iniziative volte a tenere alta l’attenzione sulla questione della ex cava di tufo oggetto di ripristino ambientale con fanghi di cartiera, gessi chimici e altri materiali definiti R10, che da circa sei anni crea disagi ai residenti e non solo a causa di odori nauseabondi e irritanti per le mucose.

Odori che il monitoraggio dell’aria effettuato da Arpa Lazio su richiesta della Provincia, sono risultati essere segnale della presenza di acido solfidrico in quantità tali da far dichiarare all’Ausl di Viterbo “che detta situazione procuri nocumento alla popolazione che insiste sulla zona abitativa dell’attività di recupero della cava, pertanto ritiene opportuno in base al principio di precauzione sospendere l’attività di che trattasi nelle more di ristabilire una corretta situazione ambientale in relazione alla salute umana”.

Il sindaco ha così potuto emettere ordinanza contingibile ed urgente per fermare l’attività di recupero ma, ad oggi, la situazione per i residenti non è cambiata. L’acido solfidrico deriva dalla fermentazione delle migliaia di tonnellate di materiali ammassati nella cava negli ultimi 6 anni, quindi che l’attività attualmente sia ferma non comporta la riduzione delle emissioni tossiche.

Sono trascorsi tre mesi dalla consegna di 2186 firme presso il Comune di Soriano nel Cimino e la Provincia di Viterbo, per la richiesta di garanzie inequivocabili sulla salubrità di aria, acqua e suolo, per tutelare la salute della popolazione e del territorio della Loc. Crocetta. Ad oggi i cittadini non hanno ricevuto alcuna risposta.

Nel frattempo però Arpa Lazio ha inviato un approfondimento della relazione sul monitoraggio dell’aria e la situazione sembra peggiore di quanto abbiano fatto credere in questi mesi.

Nelle 56 pagine si legge, infatti, che “tra il valore medio orario ed i massimi c’è anche una differenza di più di tre ordini di grandezza” e poco oltre continua “è certo che il valore massimo di concentrazione raggiunto frequentemente è ben superiore al limite massimo misurabile dallo strumento ed è quindi importante che le strutture sanitarie tengano conto di ciò”.

Il monitoraggio aveva già evidenziato superamenti del valore stabilito dall’Oms come danno alla salute (150 µg/m3), e nel 69.7% delle concentrazioni orarie aveva mostrato superamenti fino a quasi cento volte superiori alla concentrazione che, riferita a 30 minuti, è individuata dall’Oms come soglia per la molestia olfattiva (7 µg/m3). Ora si parla addirittura di tre ordini di grandezza in più. Cosa stanno respirando i residenti? Sussiste pericolo per la salute anche solo passando lungo il perimetro della cava, come in tanti fanno quotidianamente a piedi, in bici, in macchina o con il trattore?

Il Comitato Ambiente ha scritto per ben tre volte all’Ausl per richiedere una garanzia che attesti che i residenti allo stato attuale non corrono rischi per la salute né a breve né a lungo termine e, nel caso in cui questo non possa essere garantito, di intervenire affinché i residenti vengano messi in sicurezza fino al superamento dell’attuale stato di emergenza. Non è stata ricevuta alcuna risposta.

Considerati i recenti studi scientifici da cui si evince che l’acido solfidrico è una sostanza tossica e pericolosa per la salute delle persone anche a basse concentrazioni e che per l’WHO-World Health Organization le concentrazioni limite per l’H2S sono pari a 150 μg/m3 come valore medio per 24 ore, 100 μg/m3 come valore medio per un periodo da 1 a 14 giorni e 20 μg/m3 come valore medio su un periodo di 90 giorni e che i residenti respirano tale sostanza presumibilmente da 6 (sei) anni, com’è possibile che l’amministrazione comunale non prenda seri provvedimenti?

Certo se in questi cinque anni avessero controllato l’attività di recupero e ascoltato le continue lamentele dei cittadini magari non si sarebbe arrivati ad una situazione così critica.

Ora è certo che l’unica ed urgentissima cosa da fare sia la valutazione del rischio, per accertare la reale situazione di tutte le matrici (aria, acqua, suolo…) per poi stabilire una strategia tecnica adatta alla soluzione del problema.

Abbiamo incontrato la scorsa settimana il presidente della Provincia Mauro Mazzola che ci ha assicurato che indirà un nuovo tavolo tecnico subito dopo le elezioni per fare il punto della situazione con il nuovo (o medesimo) sindaco.

Anche dalla Regione ci arrivano rassicurazioni, Panunzi sta sostenendo la nostra causa e l’Istituto Epidemiologico esaminerà presto la salute della popolazione maggiormente coinvolta.

I cittadini intanto continuano ad avere paura e a subire un disagio intollerabile, ancor di più in questa stagione che tra piogge e sole fa evaporare il gas rendendo invivibile la zona.

Comitato civico per l’ambiente di Sant’Eutizio


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26 maggio, 2016

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