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Viterbo - Marcello Baraghini, patron di Stampa Alternativa, racconta il grande leader radicale con cui ha vissuto per anni nella casa romana

“Marco Pannella? Marco Pannella mi ha salvato…”

di Carlo Galeotti
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1969 - L'articolo del Tempo sulla manifestazione contro l'occupazione della Cecoslovacchia - Pannella e Baraghini insieme a Sofia furono arrestati

1968 – L’articolo del Tempo sulla manifestazione contro l’occupazione della Cecoslovacchia – Pannella e Baraghini insieme a Sofia furono arrestati

Marcello Baraghini, direttore editoriale di Stampa alternativa

Marcello Baraghini, direttore editoriale di Stampa alternativa

Marco Pannella

Marco Pannella

 
1969 - L'articolo del Tempo sulla manifestazione contro l'occupazione della Cecoslovacchia - Pannella e Baraghini insieme a Sofia furono arrestati

1968 – L’articolo del Tempo sulla manifestazione contro l’occupazione della Cecoslovacchia – Pannella e Baraghini insieme a Sofia furono arrestati

Viterbo – “Marco Pannella? Marco Pannella mi ha salvato la vita”. Marcello Baraghini, guru e direttore editoriale di Stampa alternativa, a pochi minuti dalla notizia della scomparsa del leader radicale, appare turbato. Un’emozione che la dice lunga sul legame con quello che è stato un punto di riferimento del mondo liberale, libertario e nonviolento italiano.
Baraghini non solo è stato fulminato sulla via di Damasco dal verbo pannelliamo, ma con lui ha condiviso casa, battaglie politiche, il gusto assoluto per la libertà, e anche la fame dei primi tempi di vita a Roma.

Un testimone e un coprotagonista di quella che è stata la vicenda radicale sul piano politico, ma soprattutto culturale. Stampa alternativa, casa editrice che vive e lavora a Viterbo, è figlia di quella temperie culturale che ha fatto della visione libertaria e laica della vita lo snodo centrale di un programma editoriale.

Marco Pannella è appena scomparso…
“Ho saputo da qualche minuto della sua morte, ma me lo aspettavo – dice Baraghini -. Non era immortale. Non è mai stato immortale. Ma rimarrà. Forse rimarrà tale nella mia memoria e nella memoria di molti altri. Con lui ho trascorso i migliori anni della mia vita. Io ero un ribelle, quando ero minorenne. Ero un ribelle scapestrato. A 21 anni, un giorno esco di casa, io vivevo sulla strada, e dopo quarantott’ore incontro Pannella. Fu una folgorazione”.

Eravate a Roma?
“Sì a Roma. Lo incontrai in via 24 maggio, la vecchia sede del Partito radicale. E’ molto bello il ricordo della prima volta che lo vidi. Prima di incontrarlo avevo passato del tempo nella sede del Psiup, che mi sembrava un partito di dissidenti dal santuario comunista. Ma scoprii con sorpresa che i giovani e non più giovani compagni rivoluzionari, piuttosto che parlare male del capitalismo, parlavano male di Pannella.

La cosa mi incuriosì e andai a suonare il campanello della sede del Partito radicale, per conoscere Pannella. E ancora, sorpresa, Pannella mi rispose. Era solo in un’enorme sede che si affacciava su mezza Roma. Una sede alternativa anche per come si presentava. Per parlare con me mandò via un taxi, che lo aspettava per andare a Parigi, dove faceva attività politica e giornalistica. Per due ore mi riempì la capoccia di bellissime cose. Cose che dopo un minuto già non mi ricordavo o quasi. Ma la fascinazione era tale che da quel momento, cambiò la mia vita. Quell’incontro mi cambiò la vita. Mi salvò la vita”.

In che senso?
“Da quel momento percorsi due strade: quella del marciapiede, che già conoscevo, e quella delle battaglie politiche e culturali radicali. La strada del radicale recidivo, drogato, alcolizzato, e quella dell’impegno civile con Marco. Forse fu proprio questa la strada che mi salvò la vita. Perché molti dei miei compagni di strada degli anni Sessanta, una cinquantina di capelloni dichiarati in tutta Italia, poi, in realtà, non li ho più visti. O sono morti, o poco a poco si sono dispersi per le vie del Mondo”.

E poi…
“Con Marco, e pochi altri separati, fondammo la lega del divorzio. Andai alle prime manifestazioni antimilitariste. Fui militante, continuando a vivere sulla strada. La strada dell’utopia. Dall’altra parte c’era l’impegno civile serrato. Poi iniziai a fare il correttore di bozze all’Avanti di notte. Alla tipografia dell’Avanti. In quel periodo, Pannella, in povertà estrema, si appoggiò a casa mia per qualche anno. Io avevo affittato una soffitta in via della Panetteria per 40mila lire al mese. C’erano cinque stanze. Due per Marco Pannella, una per Ciccio Messere, una per Liliana Ingargiola, militante femminista, e una a me. Poi Marco mi disse continuarono a chiamarla: la stanza Baraghini. In questo periodo vivemmo insieme, mangiavamo insieme alla stessa tavola. Quando c’era da mangiare”.

Tempi di fame?
“La fame era molta. I soldi pochi. Pochissimi. Spesso condividevamo un chilo di pasta condito con un etto di burro e niente altro. Quando la fame ci attanagliava, non mancavamo di “prendere d’assalto” un bar. Chiedevamo un cappuccino e, senza farci vedere, mangiavamo cinque o sei cornetti. Lui riusciva a ingollare un cornetto in un sol colpo. Ne mangiava uno dietro l’altro. Io al secondo facevo fatica. Mi strozzavo. Quando ci sgamavano, dovevamo cambiare bar. Alla chetichella uscivamo e il giorno dopo prendevamo di mira un altro bar. Questa è stata la mia convivenza con Marco nelle stanze in via della Panetteria a Roma. Non avevamo soldi neppure per le bollette. L’aria in casa era irrespirabile d’estate, molto umida d’inverno. Eppure quelli sono stati i meglio anni della mia vita. Perché grazie a Marco, all’impegno civile, alla forza del pensiero libertario, alle lotte per i diritti civili, alla visione del mondo laica, mi sono salvato la vita. Ancora oggi Pannella mi dà il carburante per il mio impegno civile, ma allora sicuramente mi ha salvato la vita”.

Chi era Marco Pannella?
“La quintessenza del libertarismo. L’icona del libertarismo, a cui mi ispiro. Io vivo ormai sempre più proprio all’ombra di questo pensiero libertario. Pensiero di libertà totale. Qualche giorno fa mi hanno pure cacciato dall’ordine dei giornalisti. Anzi mi sono cacciato io sbattendo la porta mandandoli affanculo, perché mi hanno sospeso. Perché si sono accorti che da trent’anni io faccio vivere le libertà civili. Con le tessere da giornalista di Stampa alternativa che distribuivamo, ad esempio. Non basta, ho fatto da direttore responsabile a 500 testate, pur di farle uscire. Sempre sulla spinta di Pannella. D’altra parte entrai nell’ordine dei giornalisti grazie a Pannella che dichiarò il falso. Nel ’67 certificò che avevo scritto per l’Agenzia radicali il numero di articoli necessari per entrare nell’ordine. Cosa non vera. Questo per poi delegarmi il ruolo di direttore per chiunque avesse il problema di pubblicare qualcosa. E adesso l’ordine dei giornalisti, che io chiamo il “disordine dei giornalisti”, cioè l’ordine vecchio, mi espelle”.

Quando l’hanno espulsa?
“E’ successo qualche giorno fa. Adesso c’è un ricorso. Ma andassero affanculo, perché se c’è uno che ha difeso la libertà di stampa in questo paese, sono io. Questi, in un paese che è agli ultimi posti al Mondo per la libertà di stampa, invece di darsi da fare per affermarla, espellono me. Incredibile”.

E Pannella sul piano umano?
“Come tutti i grandi profeti, è stato un mix di terribile furore e grande tenerezza. Come don Milani”.

Pannella ha inciso anche su Stampa alternativa?
“Ha inciso e molto. Anche indirettamente. Mi ha inoculato il pensiero libertario. Stampa alternativa è una sua creatura. Certo poi lui si è occupato più della politica, del parlamento, delle stanze del potere. Lottando dall’interno. Io mi distaccai per fondare Stampa alternativa. Rimasi sulla strada e tuttora vivo sulla strada. Ancora faccio l’autostop per andare a casa nel bosco a Pitigliano. Questo forse ci divise. Ma fu una separazione consensuale, senza lacerazioni. Io continuo a essere un radicale da marciapiede, lui ha continuato a essere radicale anche nei palazzi. Questa è stata la differenza tra noi”.

Se dovesse dire oggi qualche cosa a Pannella?
“Sei il mio faro. Che è quello che ho scritto nella mia pagina Facebook”.

Carlo Galeotti


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20 maggio, 2016

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