Viterbo – (p.p.) – Pulsa un’anima sarda nella Tuscia (gallery – slide).
C’è aria di Sardegna a Viterbo. Una terra che non è solamente mare cristallino, sole, profumi e canti delle melodie delle feste popolari.
Sardegna è soprattutto appartenenza, cultura e tradizioni. Valori che ieri mattina sono stati ricordati alla parrocchia di santa Maria della Grotticella, per la “Sa die de sa Sardigna”.
Una giornata resa ancor più speciale dal battesimo dell’associazione “Sardegna in Tuscia” che ha organizzato la manifestazione. In tanti hanno partecipato per esprimere il loro orgoglio sardo.
“L’associazione – dice il presidente Antonio Manca – nasce per ricordare e tenere vivi i costumi sardi con uno sguardo ai pionieri del primo dopoguerra che si sono trasferiti e hanno iniziato l’inserimento in questa realtà, che, qui, conta ormai più di 5mila persone che si sono integrate e che convivono armoniosamente coi viterbesi.
Il nostro pensiero è anche per quello che sarà il futuro dei giovani, siano essi sardi o figli di genitori sardi, di modo che l’abnegazione, lo spirito di sacrificio e il sogno dei primi emigranti siano per loro uno stimolo al raggiungimento delle mete che si sono prefissati. Sperando in un futuro migliore”.
Un insieme di identità che si fondono. “Vogliamo far conoscere la Sardegna a chi spesso si avvicina alla nostra cultura. Sono tanti i simpatizzanti e gli amici che manifestano grande curiosità. C’è convivenza armonica.
Ecco perché come simbolo abbiamo scelto i giganti di monte Prama risalenti al decimo secolo che stanno sul colonnato del palazzo papale. Li abbiamo uniti per dimostrare che c’è sinergia tra i due popoli, che ormai procedono di pari passo. Ne è un esempio la pastorizia, che hanno portato i sardi, e che ormai è un’attività primaria anche qui nel Viterbese”.
Manca va fiero delle sue origini. “La nostra cultura è tradizione, ma anche rispetto per l’ambiente e le persone. Il vivere e l’ospitalità sarda che ci rende orgogliosi. Siamo una realtà giovane e siamo aperti ad accogliere i sardi e i simpatizzanti che hanno il piacere di vivere con noi e condividere la nostra tradizione. Per far conoscere la Sardegna senza muoversi”.
Dello stesso avviso il sindaco Leonardo Michelini. “Mettete il sigillo su una realtà che già esiste – ha detto il primo cittadino -. Siete stati un arricchimento per questo territorio, perché avete portato l’agricoltura e avete avete insegnato l’allevamento ovino.
Non si può quindi parlare di integrazione, ma di arricchimento reciproco. Avete alimentato un senso di comunità che è una risorsa. Sto lavorando anche a un gemellaggio con il sindaco di Sassari, Nicola Sanna, per la rete delle macchine a spalla. Ma in comune c’è tanto altro. Andiamo verso questa direzione, perché è questo che fa bello il nostro paese”.
Don Pino ha assicurato la sua ospitalità. “Sono sempre orgoglioso di dare la mia disponibilità a iniziative del genere. L’ho fatto lo scorso anno e lo faccio adesso. Questa è la vostra casa”.
A manifestare il suo legame con la Sardegna anche l’ex ministro Pd Giuseppe Fioroni. Che proprio in Sardegna si candidò.
“Ho rapporto coi sardi sin da giovane e apprezzo la lealtà e la solidarietà che li caratterizza. Così come il coraggio e la determinazione che gli hanno permesso di raggiungere obiettivi importanti. Valori di non poco conto in un mondo in crisi. Sono la bussola per orientarci e per costruire insieme. E questo è il contributo che il popolo sardo continua a darci ogni giorno”.
Ha quindi preso la parola il senatore Giuseppe Luigi Cucca. “Grazie a questa comunità – ha detto – i valori sardi vengono ricordati. Si è detto che i viterbesi sono un popolo chiuso. Un po’ come i sardi. Ma, poi, quandosi aprono riescono a creare legami molto stretti. Amicizie che durano in eterno.
Non possiamo fare a meno dei valori schietti che sono alla base dei rapporti umani che hanno portato alla creazione di questa comunità che, sono convinto, continuerà, a crescere”.
In chiusura, ha preso parola monsignor Angelo Becciu, sostituto della segreteria di stato vaticana. “Mi sono chiesto se ho sempre avuto il coraggio di manifestare le mie origini. Posso dire con orgoglio di averlo fatto e vedervi disposti e coraggiosi nel manifestare la vostra identità, mi fa bene. Vi ho portato nel mondo. Il nome della Sardegna l’ho amato e non poteva non essere così. continuerò a portarlo in alto. E’ vero, sono un uomo di chiesa e quindi devo avere uno sguardo universale e amare tutti, ma al cuore non si può tradire. Vi auguro di crescere nei valori che ci contraddistinguono, e quindi nella lealtà e onesta. Senza dimenticare poi il cuore e l’ospitalità tipici di noi sardi”.
E’ stato poi il momento della messa e del pranzo a base di prodotti tipici, malloreddus, pane carasau e pecorino, Nella sala della parrocchia allestita con grandi tavolate, spiccavano le bandiere della Sardegna e dell’associazione. Simboli di una realtà ormai parte integrante della Tuscia.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY