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Cna - L'artigiano tuscanese riprodurrà l'opera del '500 nella chiesa di san Francesco per i Frati Minori di Matelica

Il restauratore Antonio Iachini firma un pulpito in ebano

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Il restauratore Antonio Iachini

Il restauratore Antonio Iachini

Il pulpito

Il pulpito

Parti realizzate per il pulpito

Parti realizzate per il pulpito

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Che pulpito. Per riprodurre un’opera d’arte del genere, c’era bisogno di mani esperte. Perché pochi possono permetterselo. E così – sotto la supervisione della Soprintendenza delle Marche – i Frati Minori di Matelica hanno scelto Antonio Iachini, restauratore di Tuscania.

Quello della chiesa di San Francesco che andrà a sostituire l’originale – tra le più alte espressioni dei maestri ebanisti del ’500 -, lo ha realizzato lui.

Iachini in zona è conosciuto: all’interno della stessa chiesa del 1300 ha già restaurato gli arredi lignei, tra cui il portone principale, la cassa d’organo e la cantoria, quindi il pulpito antico e attualmente sta lavorando anche sul coro.

Dal 1987 lavora con la Soprintendenza e adesso arriva la nuova impresa, frutto di uno studio preliminare su come è stata realizzata l’opera originale.

Il risultato è una riproduzione fedele e meticolosa. Le misure: 130 centimetri di altezza, 135 di larghezza e 75 di profondità. “I Frati Minori del convento – dice – hanno chiesto un nuovo pulpito, simile a quello dell’inizio del ’500, per posizionarlo davanti all’altare, dove prima si trovava quello antico, ora rimesso nella sede originaria, ovvero in alto sulla navata centrale”.

Sarà pure una copia, ma dietro ci sono tre mesi di lavoro. E pure di studio, perché la realizzazione è stata effettuata proprio come avveniva secoli fa.

“Per l’opera – continua Iachini – ho seguito le stesse metodologie usate anticamente: il pulpito è intagliato, intarsiato e con filettature di intarsio a toppo, che danno il senso della tridimensionalità. Proprio come il Palazzo Ducale di Urbino, che ha le stesse decorazioni”. Il legno è noce massello, acero e abete, l’ultimo necessario per il telaio. Qualche dettaglio. “L’intaglio e l’intarsio a toppo – spiega il restauratore – rappresentano i più alti livelli di maestria degli ebanisti del ’500”.

E questo, per la Cna, è un grande esempio di come la manualità e il saper fare artigiano siano tuttora di straordinaria importanza e abbiano una voce in capitolo determinante anche per il futuro. A questo, si unisce l’orgoglio per l’affermazione di un maestro artigiano del territorio, già annoverato tra le “eccellenze” del Lazio.

Il pulpito verrà consegnato entro la fine di maggio.

Cna Viterbo


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5 maggio, 2016

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